Editoriale – A un mese dall’apertura

Ormai è passato un mese dal primo articolo del nostro blog.
Ci sembra doveroso, in questo editoriale, fare un punto sul progetto e sulla nostra situazione.

Ma partiamo dall’inizio. Il progetto di The Password nasce durante la scorsa estate, da un gruppo ben più piccolo della nostra attuale redazione. Dopo poco tempo l’ambizione originaria di esordire in formato cartaceo è stata momentaneamente accantonata, a favore di un blog, forti del vantaggio di costi azzerati e di maggiore duttilità, almeno nel primo periodo.
Col passare dei mesi, c’è stato un grande avvicendamento di personale nel progetto. Molti si sono ritirati, chi per motivi di tempo, chi per divergenze creative col gruppo. Allo stesso tempo nuove forze sono affluite costantemente, sottoforma di nuovi collaboratori.
Per il momento stiamo rincorrendo un elusivo riconoscimento ufficiale da parte dell’Università di Torino, ateneo che tutti noi frequentiamo, cosa che si sta rivelando un’ impresa piuttosto ardua.
Finalmente, deciso di proseguire con le nostre forze, creiamo il blog. Qui comincia la vera e grande sfida: cominciare a ragionare e lavorare come una redazione. Cominciare a calcolare le tempistiche, cercare di rispettarle, di farle rispettare. Assegnare articoli, scriverli, correggerli, pianificarne la pubblicazione. Col tempo sempre più risicato, con le scadenze sempre più vicine, e qualche volta anche sforate. Ora più che mai la cosa si fa difficile, con gli esami alle porte, e lo studio che reclama prepotentemente il nostro tempo. Ma non demordiamo, e strappiamo ore al sonno e allo studio per portarvi qualche notizia o raccontarvi di una mostra, di un film o di un intero genere, di fatti storici e di costume,  di sport, intervistando per voi personaggi del mondo culturale, sportivo e universitario.
Uno sforzo ripagato dalle visualizzazioni, che in questo mese sono poco alla volta cresciute.

Nell’ultima settimana, nostro malgrado, vi abbiamo però parlato anche di cronaca.
L’attentato del 7 gennaio alla redazione di Charlie Hebdo ci ha colpiti particolarmente. Ci piace, nel nostro piccolo, pensarci giornalisti, tanto quanto i redattori di un giornale che mercoledì scorso è tornato in edicola con un numero a quattro cifre in copertina e sei zeri nella tiratura. Quelli di noi che hanno potuto, sono scesi in piazza a manifestare la propria solidarietà, consapevoli che cedere alla paura sarebbe stato darla vinta a chi crede che la violenza possa bastare farci rinunciare a una libertà fondamentale, quella di esprimersi e di criticare chicchessia. Un attentato che ha nuovamente scosso l’occidente, mostrando all’uomo della strada che l’orrore può davvero piovergli addosso all’improvviso, anche al supermarket. Magari un attentato in un luogo noto al grande pubblico o a un centro di potere politico può fare orrore, ma può essere stemperato dalla consapevolezza della persona comune di non far parte di un bersaglio così importante. Ci si sente protetti dal “tanto a me non può capitare”. Invece è capitato a persone più che comuni, gente che lavorava, o che faceva la spesa.

Questa vicenda ci ha anche posto dinnanzi un grande interrogativo come redazione.
Come avrete letto, abbiamo inserito degli articoli straordinari fuori dalla nostra normale scaletta per parlare di questa triste vicenda. Questo esula dal nostro piano originario. ThePassword è nato come giornale di arte e cultura, trattando argomenti che dovrebbero andare a braccetto col nostro essere studenti e con l’ambiente universitario in generale.
Ci siamo chiesti, tra noi redattori, se questa incursione nella cronaca resterà un caso isolato, o se la renderemo stabile. Ad ora, una decisione non è ancora presa e saremo curiosi di sentire anche l’opinione di voi lettori, se avrete piacere di commentare.

In linea di massima, però, The Password è ancora lontano dall’essere un format stabile, e per fortuna. Ci concediamo lo spazio di sperimentare e provare soluzioni nuove, man mano che ci si presentano, ragionandoci su democraticamente.
Questa è forse la caratteristica saliente della nostra organizzazione. Siamo paritari. C’è una coordinatrice incaricata, per mantenere un minimo di ordine e assicurare il rispetto delle scadenze. Ci sono ben cinque correttori di bozze, per cercare di evitare il più possibile errori grammaticali e refusi vari. Ma ad ogni nostra riunione discutiamo da pari. E votiamo sempre a maggioranza assoluta ogni decisione. Chiunque può proporre e chiunque dice la sua, a riunione.

Dal canto mio, sono abbastanza soddisfatto di questo primo mesetto di attività. Sono fiero di scrivere qui, sono felice di avere intorno gente entusiasta come me, un gruppo eterogeneo, pieno di persone effervescenti e spontanee. Siamo colleghi, ma anche amici, e siamo pronti a spronarci a vicenda, a darci dritte e suggerirci argomenti. Non so ancora che strada prenderemo per il futuro, se resteremo sulla cultura o svolteremo verso la cronaca, se riusciremo un giorno a sbarcare sulla carta stampata che originariamente sognavamo o se resteremo solo in digitale. Scopritelo insieme a noi, continuando a seguirci come in questo mese, sempre più numerosi, e così per tutti i mesi che verranno.

Di Mauro Antonio Corrado Auditore

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