Un ritmo da “Carillon”: intervista al gruppo.

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Non vorrebbero superpoteri o ne vorrebbero di molto strani, non hanno un frontman perché “non va più di moda”, guardano serie tv e (in teoria) sognano i talent show. I Carillon, gruppo albese nato nel 2012 e formato da quattro universitari di Torino (Gioele, Amedeo, Nicholas e Matteo) raccontano a “The Password” la loro esperienza all’interno della produzione del nuovo film di Gabriele Salvatores, “Il Ragazzo Invisibile”; dopo la vittoria del concorso che vedeva come premio la partecipazione alla colonna sonora del film, i Carillon hanno potuto partecipare alla prima al Lucca Comics e suonare il loro brano live. Alternativi e divertenti, hanno parlato di musica ma non solo: invisibilità, progetti futuri e molto altro…

  1. Ciao ragazzi, è un piacere incontrarvi! Allora, per cominciare, parlate un po’ di voi e del vostro progetto musicale. Non so a chi rivolgermi… avete un frontman, un portavoce del gruppo?

N: (indicando Amedeo) E’ lui, è lui! In teoria è lui, in pratica non ne abbiamo uno.

A: Niente frontman, non va più di moda! (Ride) Siamo i Carillon e siamo in quattro: Gioele Malvicino, voce e basso; Nicholas Remondino, voce e batteria; Matteo Sarotto, chitarra e voce e Amedeo Viglino, chitarra e voce. Il primo esperimento è datato 2008, quando eravamo ancora solo in tre. L’anno d’inizio vero e proprio è il 2012; proponiamo pezzi nostri, inediti.

  1. Chi v’influenza e qual è il vostro background musicale?

A: Come ascolti siamo tutti molto diversi. Sentiamo veramente di tutto, dal jazz alla classica, dalla musica alternativa all’indie… davvero qualsiasi cosa. In particolare, posso dire che ci rifacciamo soprattutto alla musica alternativa.

N: Alternative pop. Anzi, art pop direi!

  1. Questo background così vario sembra funzionare, la vostra musica ha già ricevuto un riconoscimento non da poco! Ovviamente mi riferisco alla partecipazione alla colonna sonora del nuovo film di Gabriele Salvatores, “Il Ragazzo Invisibile”. Com’è andato il lavoro all’interno della produzione?

A: Sì, abbiamo vinto il concorso organizzato dalla casa produttrice del film e la nostra canzone è diventata parte della colonna sonora. Siamo stati invitati al Lucca Comics per la prima, abbiamo suonato all’interno del cinema Astra e abbiamo conosciuto il regista.

G: Il concorso permetteva a tre musicisti di vincere. Salvatores ha messo a disposizione tre clip sul sito Web del film e i gruppi potevano guardarle e farsi venire qualche ispirazione. Il processo creativo è stato assolutamente indipendente.

N: Sì, abbiamo partecipato e abbiamo inviato la canzone all’ultimo. All’ultimo, si dice sempre così no? (Ride) L’abbiamo inviata ed è stata selezionata.

  1. Ma ditemi, cosa avete fatto quando avete scoperto di aver vinto?

G: Quando l’abbiamo saputo non eravamo insieme. E’ stato Matteo ad avere la notizia per primo, è lui che ci ha iscritti al concorso e che ha tenuto i contatti. Ci ha chiamati e ci ha detto che avevamo vinto. E’ stato bello quel giorno.

N: E’ stata la cosa più bella, insieme al live.

  1. Com’è stato sentire la vostra musica al cinema? Sarà stato emozionante essere parte di una produzione di questa portata, immagino.

N: E’ stata una cosa fighissima! Qualunque fosse il risultato, è stata una grande soddisfazione.

A: Alla prima non sono quasi riuscito a seguire il film, aspettavo solo di sentire la nostra canzone.

G: E’ stato molto bello. Siamo poi andati a Lucca e abbiamo anche incontrato il regista, che è uno proprio alla mano, molto gentile. Fa di tutto per metterti a tuo agio, sembra uno zio!

  1. Il film racconta la storia di un ragazzo che, da un giorno all’altro, scopre di avere dei superpoteri. Voi ne vorreste? Se sì, quali?

N: No, io non ne vorrei. Avrei preferito che mi chiedessi “Quale supereroe vorresti essere?”. Io ti direi Batman, che di superpoteri non ne ha. Alla fine è il più figo di tutti! Oppure l’invisibilità, come il personaggio del film.

A: Sai, ci stavo pensando ieri e proprio non lo so. Sarebbe bello poter andare ovunque, vedere il limite dello spazio, andare sugli altri pianeti… Una sorta di teletrasporto che però ti permetta di vivere nello spazio.

G: Uno solo è difficile. Forse, volare.

  1. E se poteste essere invisibili, che fareste?

N: Io sarei un criminale, farei fuori la gente.

A: Io sarei un guardone! Per fare il criminale ci vorrebbe troppo tempo e troppo lavoro; andare a casa di uno, aspettare delle ore, ammazzarlo, tornare a casa a piedi…

(Ridono)

N: Ci va un po’ di impegno, no? No dai, stiamo scherzando…alla fine è un sogno!

  1. Meglio che rimanga un sogno, allora! Tornando alla vostra musica, pensate che questa esperienza possa aprirvi altre porte? Avete dei nuovi progetti in cantiere?

A: Per ora no, ma stiamo lavorando al nuovo disco. Vorremmo farlo uscire per Marzo, ma c’è ancora molto lavoro da fare. Diciamo per inizio estate, dai. In teoria i pezzi ci sono, undici o dodici inediti sia in inglese che in italiano, ma dobbiamo trovare il posto per registrare. Non c’è ancora un titolo, nemmeno una copertina.

G: Per la copertina ci piacerebbe collaborare con qualcuno, magari qualche illustratore.

  1. Qualche altro live in programma?

G: Il 28 Febbraio suoneremo al Cinema Vecchio di Corneliano (Cn), sicuramente. Poi usciranno delle date, forse anche a Torino. Le pubblicheremo sulla nostra pagina Facebook.

  1. Partecipare ad un talent, invece?

A: No, ma sarebbe fighissimo!

N: Dipende cosa vuol dire; magari va benissimo, esci e ti ritrovi con i peggiori discografici che abbiamo.

G: Lì ti fanno uscire come un prodotto, non sei più un artista. In verità non so niente, ma la tendenza è quella. Devi vendere qualcosa… ti scrivono il disco, hai la bella voce e metti la faccia.

N: Il problema è che c’è gente veramente brava, gente che potrebbero cantare di tutto. Poi però escono di lì e fanno delle schifezze. E’ uno spreco.

  1. Insomma, cosa ne pensate della musica e della situazione musicale in Italia?

A: Basta ascoltare la musica che passa alla radio. Sembra sempre la stessa canzone e oltretutto le voci femminili e maschili si somigliano sempre di più, hanno tutti lo stesso modo di cantare. La cosa che mi fa strano è che la musica commerciale, che ha un suo standard ed è molto semplice, è fatta da musicisti veramente bravi, compositori e arrangiatori bravissimi che alla fine fanno questi prodotti senza ricerca. Ci sono poi dei gruppi che propongono canzoni un po’ diverse e sbancano rispetto al commerciale… la gente vuole anche sentire qualcosa di diverso, alla fine.

N: C’è l’aspetto del commerciale che, ok. Ci sono però dei lavori interessanti, anche nella musica elettronica, che non ha nulla da invidiare alla musica strumentale.

  1. Insomma, cercate di proporre qualcosa di nuovo!

A: Sì, ma anche noi non facciamo nulla di assurdo. La nostra idea, alla fine, è quella di fare pop. Cerchiamo, però, di mettere qualcosa di nostro e di non fare la solita roba che ormai si sente da sessant’anni.

G: Alla fine “In a little starving place”, la canzone per la colonna sonora del film, forse è quella che ci identifica meno. Abbiamo raggiunto uno stile un po’ meno elettronico… vedremo come si evolverà con il nuovo album.

N: Possiamo dire che è una situazione molto melodica al momento. Nonostante questo, spero non andremo in una direzione precisa, anche per il nuovo album. Non vogliamo darci dei limiti.

di Alessia Alloesio

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