Viaggio nel tempo a bordo dei tram storici di Torino

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A Torino, in mezzo al traffico di auto, bus e scooter, non è raro scorgere un tram storico: un mezzo che avanza sui binari con il suo caratteristico sferragliare, evocando un fascino d’altri tempi in grado di catturare gli sguardi dei residenti e dei turisti.

I tram storici rappresentano un vero museo in movimento, oltre che un simbolo di mobilità sostenibile. Offrono un viaggio suggestivo nel passato, capace di coniugare il fascino del design d’epoca — come quello delle carrozze degli anni Trenta — a iniziative culturali e di valorizzazione del territorio cittadino.

Vettura 116, costruita nel 1911 a Torino –
Crediti immagini: Barbara Ferrari

Le origini antiche dei tram di Torino

Il sistema dei trasporti pubblici di Torino nacque verso la metà dell’Ottocento con l’istituzione della prima rete di omnibus. Si trattava di carrozze a cavalli, prive di rotaie, che collegavano il centro cittadino con i borghi periferici, seguendo gli assi storici della città. Il percorso si snodava attraverso piazza Castello, fulcro sempre più centrale della vita cittadina. La tariffa applicata, pari a 20 centesimi, era piuttosto elevata e non alla portata di tutti. Tuttavia, presentava la particolarità di essere “unica”, poiché valeva per qualunque tratta e consentiva l’interscambio tra le linee, proprio come oggi.

La vera svolta avvenne nel 1871, quando Torino inaugurò la prima linea di tram a cavalli su rotaie in Italia che collegava piazza Castello alla barriera di Nizza (l’attuale piazza Carducci). Il successo fu immediato e diede il via a una fitta rete di binari, che trasformò radicalmente le abitudini della mobilità popolare.

Sul finire del secolo, un’importante novità divenne protagonista tra le strade di Torino: l’elettricità arrivò finalmente anche sui binari. Grazie all’eredità scientifica di Galileo Ferraris, la città era ormai il centro nevralgico della neonata ingegneria elettrica italiana. Il Comune scelse di consacrare questo primato nel 1898, in occasione della Grande Esposizione Nazionale al Valentino. Proprio quell’anno venne inaugurata la prima linea urbana interamente elettrica per collegare la stazione di Porta Nuova con l’Esposizione. Si trattò di una rivoluzione visiva e acustica per i torinesi, che videro sparire i cavalli a favore di motrici agili e veloci, risolvendo finalmente i problemi igienici legati alla trazione animale.

I nuovi tram elettrici entrarono presto in competizione con quelli a cavalli, gestiti all’epoca da aziende diverse. Per risolvere il conflitto, il Comune avviò un processo di municipalizzazione, che culminò nel 1906 con la nascita dell’ATM, Azienda Tranvie Municipali. Questo provvedimento pose le basi per la gestione unificata della rete tranviaria giunta fino ai nostri giorni.

La storia dei tram al femminile

L’ingresso delle donne nel trasporto pubblico di Torino ha una storia lunga un secolo, iniziata quasi per caso a causa delle emergenze belliche. Con gli uomini al fronte durante la Prima guerra mondiale, le aziende si trovarono costrette a cercare nuova manodopera, inserendo le prime lavoratrici soprattutto come bigliettaie e addette alla manutenzione nei depositi. Questo percorso si interruppe bruscamente nel dopoguerra e durante il fascismo, per poi riattivarsi per la stessa necessità tra il 1940 e il 1945, quando le donne tornarono in servizio per garantire la circolazione dei tram in una Torino stremata dai bombardamenti.

Nel secondo dopoguerra la figura della bigliettaia divenne finalmente una presenza fissa e familiare per i passeggeri. Questo ruolo resistette fino agli anni Settanta, quando venne superato dall’introduzione dell’agente unico, una figura che concentrava nel conducente anche i compiti di controllo e di vendita dei biglietti, prima dell’avvento delle obliteratrici automatiche. Per la vera svolta al banco di manovra, tuttavia, si dovette attendere l’ultimo decennio del Novecento, quando i bandi di concorso per la conduzione dei mezzi furono aperti anche alle donne. Nonostante qualche iniziale sorpresa o diffidenza da parte di chi non era abituato a vedere una figura femminile alla guida delle grandi linee urbane, le conducenti sono diventate rapidamente parte della normalità quotidiana. Hanno scritto così una pagina fondamentale della storia sociale di Torino, che oggi continua a viaggiare sui tram storici della città.

Ristrutturazione tram storici

La valorizzazione del patrimonio tranviario torinese si realizza attraverso un meticoloso lavoro di restauro filologico, coordinato dall’Associazione Torinese Tram Storici (ATTS) in stretta collaborazione con GTT. Questa attività permette di salvare dalla demolizione i vecchi mezzi per trasformarli in veri e propri beni culturali viaggianti, dando vita a una ricca flotta d’epoca. L’esempio più celebre è rappresentato dalla linea 7 storica, che attraversa il centro di Torino tutte le domeniche lungo il percorso tra Piazza Castello e Porta Nuova. Si tratta di un servizio unico in Italia, che consente a cittadini e turisti di spostarsi regolarmente sulla rete urbana a bordo di vetture storiche risalenti all’inizio del Novecento.

Il restauro filologico della flotta si concentra anzitutto sul recupero delle vetture originali torinesi degli anni Venti e Trenta. Alcuni tecnici e volontari ricostruiscono le storiche casse in legno, i dettagli in ottone e la livrea verde ministeriale a due toni, salvando vecchi mezzi di servizio. La cura filologica è tale da riuscire a ricomporre persino la scritta “uscita”, studiando i caratteri tipografici originali degli anni Trenta.

Parallelamente, Torino accoglie una collezione nazionale e internazionale di tram salvati da altre città, come Milano, Roma o Monaco. In questo caso il restauro ne preserva l’estetica d’origine, modificandone la meccanica per rendere questi mezzi perfettamente compatibili e sicuri per la circolazione sui binari torinesi.

Un aspetto interessante è che la ristrutturazione ha coinvolto anche i famosi “tram arancioni” in servizio regolare lungo i viali di Torino. Queste vetture, appartenenti alla serie chiamata 2800, sono state ricavate dall’accoppiamento di due precedenti tram più corti degli anni Trenta, attraverso una significativa operazione di ammodernamento che, pur avendone modificato l’estetica, le ha rese adatte a tanti anni di servizio attivo.

Tram storici e Agenda 2030

I tram storici di Torino dimostrano che la memoria del trasporto pubblico può trasformarsi in una risorsa per il futuro, in perfetta linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU. Il recupero di queste vetture si collega direttamente all’obiettivo 11, relativo a città e comunità sostenibili: la circolazione dei tram d’epoca promuove una mobilità elettrica a zero emissioni, capace di alleggerire il traffico del centro e ridurre l’inquinamento. Allo stesso tempo, questa flotta restituisce ai cittadini un pezzo unico di storia industriale, integrando il passato della città nella vita quotidiana.

Questo museo su rotaie si lega anche all’obiettivo 4, relativo all’istruzione di qualità. Salire a bordo non rappresenta una semplice gita turistica, bensì un percorso originale di educazione civica e culturale. I tram storici aiutano le nuove generazioni a comprendere l’evoluzione della tecnologia e a scoprire la storia di Torino, stimolando una riflessione profonda sull’importanza dei trasporti pubblici.

Uno sguardo al futuro

In fondo, la scommessa più riuscita dei tram storici di Torino risiede nel fatto che queste vetture non si trovano chiuse dietro una teca museale, ma viaggiano nel traffico cittadino, accanto ai modelli più tecnologici e moderni. Non sono un intralcio alla mobilità contemporanea, ma ne rappresentano le origini. Vedere una motrice degli anni Trenta affiancare un tram moderno a pianale ribassato ricorda che la transizione ecologica e la mobilità elettrica non sono una moda recente, ma una scelta consapevole che dura da oltre un secolo. Questa convivenza sui binari è la prova che una città può correre verso il futuro preservando la propria identità e dimostrando che il modo migliore per rispettare il passato è continuare a farlo circolare.

Barbara Ferrari

Fonti

ATTS, Il futuro delle 2800, ultima consultazione: 22 maggio 2026, link: https://www.atts.to.it/tranvai-articoli/il-futuro-delle-2800

ATTS, Il tram al femminile. “Prendo quello dopo” – Ricordi di Cristina, manovratrice tranviaria dagli anni ’90 – Gruppo di lavoro “Il tram a Femminile”, ultima consultazione: 22 maggio 2026, link: https://www.atts.to.it/tranvai-articoli/20260103-intervista-cristina

Luque Marcela, “Le donne e il tram”, ATTS, ultima consultazione: 22 maggio 2026, link: https://www.atts.to.it/tranvai-articoli/le-donne-e-il-tram

Tram di Torino, Sviluppo del trasporto urbano a Torino. L’età delle compagnie private (1845-1907), ultima consultazione: 22 maggio 2026, link: https://www.tramditorino.it/storia_tram_1.htm

Tram di Torino, Una breve storia di ATM/GTT. Testi a cura di Martino Nigra – Immagini di proprietà GTT, ultima consultazione: 22 maggio 2026, link: https://www.tramditorino.it/storia.htm#storia

Wikipedia, Rete tranviaria di Torino, ultima consultazione: 22 maggio 2026, link: https://it.wikipedia.org/wiki/Rete_tranviaria_di_Torino

2 risposte a “Viaggio nel tempo a bordo dei tram storici di Torino”

  1. Avatar wolfbrisklyf1fa4e9588
    wolfbrisklyf1fa4e9588

    Grazie perché attraverso questi racconti scopro tantissime cose a me sconosciute!

    1. Grazie a te per avere letto!
      A presto

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