Il mistero di MR. W.H. nei sonetti di Shakespeare

di Cecilia Nebosi

 Nel 1609 vennero pubblicati da Thomas Thorpe, contro la volontà di Shakespeare, i sonetti.

L’autentico enigma è rappresentato dall’emblematica dedica posta all’inizio dell’opera : la più celebre e controversa della letteratura.

  1. THE ONLIE BEGGETTER. OF.

THESE INSUING. SONNETS

 W.H. ALL. HAPPINESSE.

AND. THAT. ETERNITIE.

PROMISED.

BY.

OUR. EVER-LIVING. POET

WISHETH.

THE. WHELL-WISHING.

ADVENTURER. IN.

SETTING.

FORTH

T.T.

“A colui che solo ha ispirato / creato / procurato I sonetti che seguono, il signor W.H. Felicità e l’eternità promessa dal nostro immortale poeta. Augura colui che, bene augurando, si avventura in questa impresa. T.T.” (le iniziali di Thomas Thorpe lo stampatore).

Chi è il Mister W.H. a cui sono dedicati i sonetti dallo stampatore?

30 parole scandite dall’ossessiva intrusione del punto fermo, hanno suscitato nei secoli numerose interpretazioni e supposizioni. L’identificazione di quella persona costituiva per l’editore un punto molto scottante. La dedica, criptica, doveva comportare la notorietà del destinatario (un mecenate o un potente). Pubblicando l’opera, l’editore chiama in causa chi l’ha ispirata, ma non ne rivela il nome se non a chi ne conosceva già l’identità.

Il dedicatario dovrà rimanere quindi per sempre all’ombra della storia, come aveva voluto anche l’autore.

In così tanti sonetti Shakespeare, celebrando il tema dell’immortalità, promette all’amico eterna fama ma ostinatamente ne cela il nome e qualsiasi indizio utile per la sua identificazione.

“Il tuo nome avrà da questa poesia vita immortale” ma proprio quel nome era taciuto.

Le identificazioni proposte sono molteplici; le più probabili e affascinanti sono quelle del conte di Southampton: Henry Wriothesly, colto ed efebico, a cui Shakespeare dedica due poemetti e al quale era legato, forse, da un’affettuosa amicizia.

Il secondo è William Hebert, conte di Pembroke, bello e colto anch’egli.

Perché Thorpe si sarebbe rivolto a un nobile con l’appellativo Master?

Oscar Wilde propone una suggestiva interpretazione narrativa in Willie Huges Master-mistress della passione del poeta. Forse era un giovane attore della compagnia di Shakespeare, che interpretava le parti femminili. Scrive Oscar Wilde:

“In Willie Huges, Shakespeare non soltanto trovò il più delicato strumento per la presentazione della propria arte, ma la personificazione visibile della sua idea di bellezza.”

Mai sarà abbastanza detto quanto il movimento romantico inglese debba al giovinetto, il cui nome i pedanti critici dell’epoca si scordano persino di menzionare.

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