Il bello d’esser brutti: J Ax è tornato

Di Veronica Repetti

Il 27 gennaio 2015 è tornato alla ribalta J-Ax con il suo nuovo disco, intitolato “Il bello d’esser brutti”.

La copertina del nuovo album
La copertina del nuovo album

Questa nuova auto-produzione (si tratta infatti dell’esordio imprenditoriale di Newtopia) è stata particolarmente attesa e discussa, in quanto novità in tutti i sensi.
Avendo abbandonato il suo produttore storico (Franco Godi) dopo 20 anni di carriera, Ax è rimasto fermo per ben due anni, lasciandoci come suo ultimo ricordo l’album “Meglio Prima” del 2011, che aveva esaltato molti per l’originalità, ma scontentato altrettanti per la presunta piega commerciale presa dal cantautore. E così “Il bello d’esser brutti” avrebbe dovuto essere la riconferma; un po’ come se tutti si stessero chiedendo “Ma Ax è cambiato?” e, insomma, oggi finalmente possiamo avere una risposta concreta a questi dubbi.
J-Ax ci presenta un disco ricco e inaspettato, con numerose collaborazioni (tra cui Nina Zilli, Weedo, Il Cile, Neffa, Club Dogo, Fedez), che non gli sottraggono assolutamente la scena, ma la impreziosiscono. Sono 20 tracce che trattano i temi più svariati; alcuni nuovi, citando il mondo nella sua evoluzione buona e cattiva che sia – con hashtag e selfie – e altri più tradizionali, come la vita in periferia e la fama illusoria. Ciò che caratterizza il disco, comunque, non è il tema o il ritmo della sue canzoni, ma l’approccio diverso dell’artista.

Ax ha chiamato il disco “Il bello d’esser brutti”, che non è solo un ossimoro, ma la sua presa di consapevolezza dopo anni di lavoro. Se prima J-Ax aveva cantato i suoi disagi, aveva descritto la dura vita degli emarginati, aveva ringhiato contro il sistema, aveva urlato la sua rabbia nella sua individualità, facendoci spesso immedesimare in molti dei suoi testi ora, in modo più maturo e, credo, anche più adatto alla sua età, si rende conto che essere diverso è stato la sua fortuna. Capisce che, forse, se non fosse stato “brutto” e sfortunato, non sarebbe qui a cantare oggi, non avrebbe avuto tutto questo successo e nemmeno la vita che sognava. Questo è il suo messaggio per tutti i suoi fan e non: coltivare le proprie ambizioni anche se si è brutti (socialmente parlando, e non solo a livello estetico), perché a volte questo può essere la nostra benedizione!
In questo disco si parla di amore e amicizia, di fiducia mancata e ritrovata, di come la quotidianità sia importante, di come non siano un problema le parolacce, ma il modo in cui si usano tutte le altre parole. Attacca come sempre la politica e il sistema, con il suo fare goliardico ma pungente e sottolinea come la moda e la fama siano qualcosa di stupido ed effimero. Dedica una canzone al suo proverbiale cappello e fa una sorta di remake di “Ohi Maria” degli Articolo 31 (la canzone in questione è Maria Salvador) e, comunque, durante una presentazione afferma di aver inserito anche qualche canzone più “tamarra” per non dar adito a nessuno di dire che è diventato troppo “serio”.
Questo è il J-Ax al contempo rinnovato e retrò de “Il bello di essere brutti”, questo è il suo nuovo inizio.
Concludo con una citazione del brano che si intitola “Intro” che, paradossalmente, è stato proprio l’ultimo a essere scritto.

Ricominciare da meno di zero e finalmente sollevare il velo: e raccontarvi veramente non l’immagine vincente che la gente prova a vendere di sé.

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