C’ERANO UNA VOLTA I GRIMM…

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di Valentina Ribba

Cappuccetto rosso, Biancaneve e i sette nani, Hansel e Gretel, Cenerentola, Il principe rospo, La guardiana di oche, Frau Holle, I sette corvi, Il prode piccolo sarto, Il lupo e i sette capretti, I musicanti di Brema: questi sono i titoli che tutti noi abbiamo sentito fin dalla nostra infanzia, favole che da sempre hanno accompagnato i bambini nel corso della loro crescita, e questi sono solo alcuni tra duecento titoli raccolti dai fratelli Jakob e Wilhelm Grimm tra il 1812 e il 1822.

Ma chi erano i fratelli Grimm? Tutti noi li conosciamo per la loro raccolta di favole, ma…

Jacob Grimm e Wilhelm Grimm nascono rispettivamente il 4 gennaio 1785 e il 24 febbraio 1786 ad Hanau, città tedesca. Figli di un giurista erano rispettivamente il secondo e il terzo di nove fratelli, tre dei quali sarebbero morti in giovanissima età. Nel 1791 si trasferirono con i genitori a Steinau ed il padre morì cinque anni dopo di polmonite, causando seri problemi alle economie di famiglia; la madre ottenne un solido aiuto da parte dei propri genitori e il nonno materno iniziò ad essere una figura molto presente in famiglia. Nel 1798, grazie al denaro messo a disposizione da una zia, i due fratelli lasciarono Steinau per andare a studiare al prestigioso Friedrichsgymnasium di Kassel.  Dovendo fare affidamento l’uno sull’altro, tra Jacob e Wilhelm si sviluppò un rapporto molto stretto di collaborazione e sostegno reciproco. Prima Jacob, nel 1802, poi Wilhelm, l’anno seguente, intrapresero gli studi di Giurisprudenza a Marburgo. In seguito viaggiarono molto, sia in Germania che in Europa, per esempio a Vienna, Parigi, Bruxelles. Nel 1812 i fratelli Grimm pubblicarono il primo volume della loro raccolta di fiabe (Kinder- und Hausmärchen). Quattro anni più tardi seguì il primo volume di saghe germaniche.
Nel 1829 entrambi i fratelli si trasferirono a Gottinga. Dal 1830 Jacob lavorò dapprima come bibliotecario, per diventare poi professore dell’Università di Gottinga. Anche Wilhelm iniziò come bibliotecario per diventare, nel 1835, professore.
Nel novembre del 1837 il Re Ernesto Augusto I di Hannover abrogò la Costituzione del Regno di Hannover, promulgata quattro anni prima, scatenando le proteste dei “Sette di Gottinga” (Göttinger Sieben): un gruppo di sette professori dell’Università di Gottinga, fra cui anche Jacob e Wilhelm Grimm. In seguito alla protesta i fratelli Grimm vennero licenziati dall’impiego statale e rientrarono in un primo momento a Kassel.
Il 2 novembre 1840, grazie all’impegno di personalità influenti come Bettina von Arnim, Alexander von Humboldt ed altri, Re Federico Giuglielmo IV di Prussia invitò i fratelli Grimm a Berlino, dove, l’anno successivo, vennero assunti dall’Accademia delle Scienze.
Il 16 dicembre 1859 Wilhelm Grimm morì a seguito di un colpo apoplettico. Jacob Grimm si spense il 20 settembre 1863.

I fratelli Grimm condivisero la passione per le antiche tradizioni, la letteratura e le fiabe, che vollero trascrivere per evitare che fossero dimenticate; essi cercavano di dimostrare attraverso la raccolta del folclore teutonico che esisteva un patrimonio culturale tedesco degno di essere paragonato alla cultura francese e a quella classica greca e latina. Nei primi decenni dell’Ottocento i Tedeschi erano divisi in tanti piccoli Stati e sognavano una patria unita. I Grimm dedicarono la loro vita alla raccolta e alla pubblicazione del patrimonio comune di tutti i Tedeschi: le tradizioni, le leggi, il vocabolario, i miti, le saghe, persino le fiabe che ritennero importanti perché contenevano i sogni collettivi dei popoli. La raccolta di fiabe dei Grimm è tra i libri più letti al mondo, ne esistono infinite riduzioni e adattamenti; sia il teatro che il cinema contribuirono a diffonderne la conoscenza: Hansel e Gretel diventò un’opera lirica nel 1894, grazie alle musiche di Engelbert Humperdinck, mentre la fiaba di Biancaneve e i sette nani ispirò il primo lungometraggio in cartone animato di Walt Disney, nel 1937. Nel 2005 l’UNESCO ha proclamato le fiabe dei Grimm patrimonio dell’umanità.

Oltre alla raccolta di fiabe Jacob Ludwig Karl Grimm è considerato da tutti come il fondatore della germanistica moderna; a egli va il merito di aver riconosciuto la regolarità di alcuni mutamenti consonantici che distinguono le lingue tedesche dalle altre lingue indoeuropee (prima rotazione consonantica, o legge di Grimm).

Il linguista danese Rasmus Rask nel suo saggio Undersøgelse on det gamle Nordiske eller Islandske Sprogs Oprindelse (“Indagine sull’ origine della lingua nordica antica o islandese”), presentato all’Accademia di Copenhagen nel 1818, pose a confronto le lingue nordiche con il finnico, il lettone, le lingue celtiche e quelle slave, evidenziando il diverso trattamento che le lingue germaniche riservavano alle occlusive indoeuropee, rispetto, per esempio, al greco e al latino.

Nel 1822 Jacob Grimm si affrettò a dare sistemazione alla eccezionale scoperta, nella seconda edizione della Deutsche Grammatik; i tratti di regolarità che caratterizzano questo mutamento hanno fatto sì che fosse chiamato legge di Grimm, o, più comunemente, prima mutazione consonantica (Erste o Germanische Lautverschiebung, o First Consonant Shift).

Essa consta sostanzialmente di tre passaggi fondamentali:

  • Trasformazione delle occlusive sorde dell’indoeuropeo in fricative sorde del germanico.
  • Trasformazione delle occlusive sonore indoeuropee in occlusive sorde.
  • Trasformazione delle occlusive sonore aspirate dell’indoeuropeo in fricative sonore del germanico.

Quest’interesse nel confrontare e ricercare un ceppo linguistico comune non deve sorprenderci, l’800 fu il periodo in cui si sviluppò lo spirito naturalista e al centro di tutti i dibattiti intellettuali veniva esaltata l’idea di Nazione. Dopotutto, agli inizi il nazionalismo si basava su principi costitutivi quali l’attitudine naturale ad amare il luogo di nascita, la preferenza per la lingua madre, gli usi e i costumi della patria. Furono l’evoluzione delle dottrine politiche nella storia moderna e contemporanea a portare all’associazione del nazionalismo a componenti ideologiche illiberali, antidemocratiche e antisemite. Per tutto l’Ottocento, però, il richiamo a un passato illustre fu un tema ricorrente del nazionalismo tedesco e, ancor prima degli storici, si occuparono proprio i linguisti della costruzione di un concetto di unità nazionale, cercando il ceppo comune che unisse i diversi “dialetti volgari” esistenti negli stati nazionali: nel 1848 proprio i fratelli Grimm inventarono la nozione di Albero delle Lingue.

I tedeschi iniziarono così a ricercare le origini del loro popolo nelle tribù barbariche che nel Medioevo invasero l’impero romano; dalle scoperte linguistiche e successivamente da quelle storiche e archeologiche si sviluppò la teoria del pangermanesimo che racchiuse l’insieme delle tendenze politiche autoritarie e imperialistiche fondate sull’idea di una proclamata superiorità biologica ed etnica del popolo tedesco. Anche se non particolarmente numerosi, i pangermanisti esercitarono una notevole influenza nell’ambiente politico di metà Ottocento, proclamando la ripresa e il rafforzamento dell’idea patriottica del proprio paese, l’appoggio alle aspirazioni nazionalistiche in tutti i Paesi e l’incoraggiamento di una politica energica, volta alla tutela degli interessi tedeschi in Europa e nel mondo.

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