L’albatros: James Douglas Morrison

                                                                                                                                       di Erica Bouvier

«Le Poète est semblable su prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l’archer;
Exilé sur le sol au milieu des
                             Ses ailes de géant l’empêchent de marcher.»                      

[Baudelaire, C. I fiori del male, Feltrinelli, 2012.]

tumblr_m8995pMxB81qzci65o1_500

Il 3 Luglio 1971, Jim Morrison muore nella vasca da bagno del suo appartamento parigino, in circostanze ambigue. Da quel giorno in poi, la rockstar più odiata d’America è divenuta protagonista di biografie, analisi, documentari, processi, indagini e speculazioni. Insomma, gli americani, che tanto lo avevano ripudiato, iniziarono a scervellarsi per trovare la risposta ad una domanda: chi era Jim Morrison?
Il mondo intero espresse giudizi e pareri, finché il verdetto non è stato deciso: Jim Morrison era solo l’ennesima rockstar arrivata in vetta e poi caduta. 

Avevo quattordici anni quando sentii una canzone dei Doors per la prima volta: Light My Fire. Mi colpii così poco che non sentii parlare di quello strambo gruppo per un po’, interessata ad altri artisti, altri generi. Poi, un giorno, in biblioteca, finii – non chiedetemi come – nella sezione Biografie ed eccolo lì: Jim Morrison, di Stephen Davis. Presi a sfogliare il libro, a guardare le pagine, a leggere gli aneddoti raccontati: lo comprai. Il fascino di Jimbo aveva colpito anche a me, rendendomi completamente succube della sua personalità, dei suoi testi, di quella musica mistica che mi incantava. Risposi al richiamo che diceva let’s swim to the moon e mi lasciai trasportare nella dimensione parallela che creava la tastiera di Ray Manzarek, accompagnata da John Densmore e la sua batteria, senza la quale Robby Krieger non avrebbe potuto creare, con la sua chitarra, l’atmosfera magica che la voce di Jim Morrison necessitava. Ascoltai ogni canzone, lessi ogni biografia, finché non arrivai alle raccolte di poesia di Jim. Ciò che mi colpii fu la firma: James Douglas Morrison. Non Jim, non Jimbo, non il Re Lucertola.
Un carattere pulito, una scritta semplice, che contrastava così tanto con quel protagonista indiscusso del palcoscenico. Solo il suo nome di famiglia, in una banalità che mi scioccò.
Leggendo gli scritti di Morrison, si fa presto conoscenza con una personalità tormentata dal rancore, dalla rabbia e dalla disillusione, ma capace di provare amore per il mondo, le persone, la musica, le parole. La grande scoperta che si ha nell’assaporare le poesie di Jim è la grande dicotomia del suo essere: da una parte abbiamo Jimbo, annebbiato dall’alcol e dalle droghe, imprevedibile animale da palcoscenico, mentre dall’altra spunta James D., poeta solitario e di poche parole.
John Densmore, nella sua autobiografia, Riders on the storm. La mia vita con Jim Morrison e i Doors, parla di come Jim sembrava avere due personalità: una docile e piacevole, con il quale si parlava di qualsiasi cosa e si riusciva a comunicare al meglio, ed un’altra, che veniva sfoggiata sempre in pubblico. Non è l’unico, però, a sostenere che Jim Morrison, in realtà, fosse un ragazzo timido ed insicuro che, durante i primi concerti al Whiskey à Go Go, dava le spalle al pubblico. È questo il Jim che appare nelle sue poesie, espressioni di rancore, odio, passione, amore, insicurezza, disillusione: un vero e proprio marasma di forti sentimenti, nascosti sotto tutto il narcisismo, l’egocentrismo, la sicurezza, in realtà fittizi. È di nuovo Densmore a trattare di questo argomento e ad esporci la sua ipotesi: «Sembra che chiunque abbia incontrato Jim Morrison se ne sia fatto un’impressione diversa: un gentiluomo del Sud, un cazzone, un poeta, un mostro, un incantatore.»
E allora chi era Jim Morrison? Era forse Jimbo, il grande Re Lucertola capace di tenere puntati su di sé migliaia di occhi? Oppure era James Douglas, un solitario ragazzo del Sud con la passione per Blake, Rimbaud e Baudelaire? O magari Jim, studente californiano dai pantaloni di pelle e il bicchierino facile?

Quello che John Densmore cerca di dirci, nella sua testimonianza scritta, è che Jim Morrison era tutte queste cose insieme: Jim Morrison comprendeva sia Jimbo che James. Il suo grande fascino, al quale qualsiasi persona veniva sottomessa, stava proprio nell’essere un dolce ragazzetto, un poeta maledetto, un incredibile psicotico, un ineguagliabile artista. 
E allora è qui che entra in campo Charles Baudelaire, il grande maestro di Jim, che disse, prima di tutti, come il Poeta fosse un albatros, un uccello le cui grandi ali gli impedivano di camminare sulla Terra. Che Jim fosse un po’ un albatros non c’è alcun dubbio. E proprio come il volatile di Baudelaire, Morrison ha subito ingiurie, è stato giudicato, etichettato in mille diversi modi, ma mai – mai – è stato compreso. Per quanto il mondo intero si sia movimentato per rispondere al grande quesito che la sua vita aveva aperto e la sua morte consolidato, nessuno ha mai potuto dire con assoluta sicurezza chi fosse quel particolare ragazzo del Sud.
Non potrò essere certamente io a risolvere tutti questi punti interrogativi. Ma se c’è una cosa che so è che Jim Morrison non è racchiuso nei gesti estremi compiuti o nelle parolacce urlate sul palcoscenico. No. L’anima di Jim è conservata nei suoi testi musicali, negli appunti presi su taccuini, nelle poesie che volevano gridare al mondo ciò che il cantante più ascoltato d’America non riusciva a dire.
E dato che le mie parole hanno il valore che hanno, lascio al Re Lucertola il compito di dirvi chi è, in un video tratto dall’inizio del documentario When you’re strange, in cui il grande Jim Morrison risponde alla domanda “Name?” con un solo, banalissimo…  Jim.

 

This is the end, beautiful friend
This is the end, my only friend, the end
Of our elaborate plans, the end
Of everything that stands, the end
No safety or surprise, the end
I’ll never look into your eyes
Again

[The Doors – The End] 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...