Di mele marce e caffé: bislacchi racconti di scrittori

 «Tutti gli scrittori sono dei poveri idioti. È per questo che scrivono.»
C. Bukowski, Musica per organi caldi, 1983.

 tumblr_mjciyv9Pb61rpttqyo1_500

Che gli scrittori siano eccentrici, tutti siamo più che informati. Bizzarri i loro scritti, tessuti di trame improbabili quanto realiste, di situazioni al limite del possibile oppure sul fondo del lastrico. I loro romanzi sono un po’ come dei figli: pur essendo personalità ben distinte e con delle caratteristiche proprie, mantengono qualcosa del genitore. Dunque, sciocchi mortali, ora penserete che la scrittura sia la loro valvola di sfogo, un modo per esprimere le loro anime fuori dal comune. Un mestiere singolare per persone creative, ma dalle vite tranquille -tutto regolare-.
Sbagliato! Potete stare certi del fatto che questi strambi individui non si limitino a convogliare particolarità nei loro romanzi. Oh, non di certo. Le loro vite private, infatti, sono per così dire… speziate.
Insomma, chi di voi non si è mai domandato come vivessero gli autori di opere immortali, che hanno forgiato la nostra cultura, tradizione e mentalità? Non vi siete mai chiesti come fossero nella vita quotidiana? Io non posso di certo farvi un quadro preciso delle esistenze di tutti loro, ma posso darvi delle pillole di follia, posso mostrarvi le loro personalità messe all’opera, per rendersi conto che gli scrittori sono necessariamente un po’  stravaganti.

Se c’è una cosa certa, è che Niccolò Machiavelli non fu esattamente un gentleman. È lui stesso, infatti, in una lettera del 1509 al suo caro amico, Luigi Guicciardini, a raccontare, con termini quantomeno coloriti, una disavventura erotica. Il Machiavelli, infatti, narra che un giorno incontrò una vechia che m’imbucatava le camicie, che lo portò in casa sua, dicendogli di volergli mostrare della nuova mercanzia. Arrivato nella stanza della vecchia, Machiavelli vide al barlume una donna con uno sciugatoio tra in sul capo ed in sul viso che faceva el vergognoso. La lettera continua con l’invito della vecchia, che etichetta la fanciulla come “la camicia che io vi voglio vendere, ma voglio che la proviate prima, e poi la pagherete”. Insomma, il Machiavelli, che non era esattamente un uomo di Chiesa, non si fa desiderare e, senza alcun pudore e censura, descrive lungamente al suo amico le coscie vize et la fica umida della donzella. Nel bel mezzo della passione sessuale, però, Niccolò prende in mano una candela e non appena scorge il viso della sua amante fu’ per cadere in terra morto, tanto era bructa quella femina. Insomma, un vero Principe, il nostro Machiavelli!
Se non si fa fatica ad immaginare Machiavelli come un farfallone, ancor più semplice è ritrarre Dante come un uomo di mezza età severo e rigoroso. Giudicatore sopra tutti ed insegnante di vita attraverso i secoli, Alighieri resta l’incubo di tutti gli italiani. Ma quanto, quest’immagine mentale, è distante dalla realtà? Si narra che Dante fosse solito sedersi su un sasso nella piazza del Duomo e che, un giorno, un perfetto sconosciuto gli passò davanti e gli chiese quale fosse il suo cibo preferito. Dante rispose l’ovo. La leggenda popolare non finisce qui, infatti si vocifera che, un anno più tardi, la stessa situazione si ripropose e l’uomo domandò a Dante con che cosa gli piacesse, l’uovo. Il poeta rispose, senza alcuna esitazione, co ‘i sale. Pare, dunque, che la memoria e l’impassibilità del nostro più grande autore siano davvero divine!
A prendere sotto braccio il Machiavelli in quanto eleganza, abbiamo nientedimeno che Cicerone. Le leggende popolari raccontano che, durante una causa, Metello Nepote si fosse accanito contro il nostro povero Cicerone, accusandolo di essere un plebeo (Sacrilegio!). L’altro, fine come solo Cicerone può essere, rispose che non si poteva di certo dire la stessa cosa di lui, dato che sua madre aveva reso la questione delle sue origini decisamente delicata. Una vero oratore, non c’è che dire!                                                                          Manzoni si trovò di fronte ad una questione non meno delicata di quella di Cicerone. Infatti, il celebre romanzo che lo rese famoso venne pubblicato per la prima volta con il nome Fermo e Lucia. Qualcuno bisbiglia, però, che il Manzoni abbia cambiato il nome del protagonista per non dover scrivere frasi come qui Fermo si fermò o qui Fermo si mise a correre. Eh, i dilemmi degli intellettuali…
Aneddoti decisamente dark sono raccontati sul celebre Edgar Allan Poe che, a quanto si dice, chiese a sua moglie di sposarlo in un cimitero. Interessante, però, è scoprire che l’inventore del romanzo di paura era terrorizzato dal buio. Non da meno è l’accusa che venne mossa contro Hermann Hesse in età adolescenziale, ritenuto impossessato dal demonio e sottoposto ad un esorcismo.
Del caro e vecchio Hemingway sappiamo che, in un giorno di pesca, si imbatté in un’imbarcazione su cui stavano un vecchio ed un bambino. Lo scrittore, credendoli poveri, diede loro alcuni viveri, ma il vecchio s’infuriò, ricoprendo Hemingway di dolci parole amichevoli. Pare che questo fatto gli abbia dato l’ispirazione per scrivere Il vecchio e il mare.
Il malinconico e sensibile Kafka venne a contatto con una bambina disperata per la perdita della sua bambola preferita. Comprendendo il vuoto incolmabile della fanciulla, Kafka prese a scrivere delle lettere alla bambina, fingendosi la bambola, che le spiegava di essersene andata perché incapace di resistere alla voglia di girare il mondo.
E poi c’è Tolstoj, che scriveva così male da poter essere letto e ricopiato “in bella” solamente dalla moglie, Son’ja, mentre Joseph Conrad continuò ad utilizzare il pennino ad immersione anche dopo l’invenzione della penna stilografica, perché ne era affezionato: altro che Cuore di Tenebra!
Il Premio Stranezza, però, sembra averlo conquistato Mark Twain che, prima di iniziare a scrivere, si vestiva di tutto punto: camicia bianca e completo.
Honoré de Balzac si dilungava in eterne (e noiosissime) descrizioni, forse per via dell’isterismo, data la quantità industriale di caffè che pareva ingerire.
Di manie ce ne sono per tutti i gusti, insomma, ma il sapore più disgustoso va a Friedrich Schiller che, a detta del suo amico Goethe, teneva delle mele marce nel cassetto del suo scrittoio, perché quel profumo era l’unica cosa che riusciva a dargli ispirazione. Le mele, Agatha Christie, non le faceva marcire, ma le mangiava nella vasca da bagno, tra l’ideazione di un crimine e l’altro.
In quanto vanità, Oscar Wilde è al pari del suo personaggio, Dorian Gray: il celebre romanzo, infatti, sembra essere nato proprio per via della paura dello scrittore di invecchiare. È noto, inoltre, che Wilde applicò così tante tinture sui suoi capelli che fu colpito da una forte dermatite.

Ormai l’abbiamo capito: la figura dello scrittore si associa inevitabilmente con comportamenti fuori dagli schemi, manie e bizzarri aneddoti. Quanti di questi siano solo frutto di voci popolari, non si sa, ma ad una cosa tutte queste considerazioni sono utili: lo sfatare un po’ il timore che si ha nei confronti della figura del letterato. Ed è con una risata ci si rende conto che, in fondo, la stranezza è sinonimo di grande creatività e necessità di comunicare al mondo qualcosa. Qualcosa che questi strambi personaggi dissero, continuano a dire e diranno nei secoli a venire.

 di Erica Bouvier

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...