Riguardo una famiglia – La storia di Simona, Vera e Noa

di Chiara Dalla Longa e Erica Bouvier

Noa è una ragazzina di 14 anni e la sua vita è molto simile a quella di qualsiasi altro suo coetaneo.
Al mattino si alza per andare a scuola, trascorre del tempo con gli amici e quando torna a casa ha una famiglia che le trasmette i propri valori, educandola al rispetto e alla tolleranza.
Ma la sua famiglia, contrariamente da quanto ci si possa aspettare, è formata da Simona e Vera, le sue due mamme.

Decidiamo di incontrarle per conoscere meglio la loro storia. Siamo sedute all’interno del locale, quando, dalla finestra, scorgiamo Vera, Simona e Noa venire verso il caffè. Sorridono e sembrano scherzare tra di loro, l’aria di chi è sereno, di chi non ha bisogno di niente più di ciò che ha. Sono subito battute di spirito e risate, quando ci raggiungono e, superati i convenevoli, iniziamo a conversare senza timori e con scioltezza.
Vera e Simona raccontano tra risate e con qualche calice di vino bianco la loro storia d’amore: si sono conosciute sul posto di lavoro e inizialmente non andavano molto d’accordo, ma otto anni fa qualcosa cambiò. Dopo qualche caffè e uscita fuori dall’orario di lavoro Vera si rende conto che quello che prova quando passa del tempo con Simona non è uguale a quello che sente con altri colleghi e questo la lascia perplessa in quanto non ha mai avuto esperienze omosessuali prima. Simona racconta di un giorno in particolare, dove per fare una sorpresa alla sua collega la porta al mare, non sapendo che Vera odia la spiaggia. Lì scatta qualcosa come per magia e tra Simona e Vera nasce l’amore.

Simona affronta tutto con molta più semplicità in quanto non è la sua prima relazione con una donna, ma la difficoltà più importante è che Vera ha una figlia di sei anni.
Fortunatamente la piccola Noa è già a conoscenza della realtà omosessuale in quanto la migliore amica della mamma è lesbica, ma la coppia salta tutte le tappe andando a convivere dopo soli tre mesi di relazione.
Noa accetta la sua nuova famiglia con serenità, anche se l’inizio della scuola elementare ha portato nella sua vita non pochi dispiaceri, presa di mira da insegnanti, compagni e genitori. Il secondo anno però, il cambio di scuola tranquillizza Vera e Simona e fa continuare gli studi alla piccola con serenità.
Vera ci spiega : “Nella nuova scuola, comunque, le cose sono migliorate decisamente. Quando ci presentammo alle maestre e gli dicemmo che Noa aveva due mamme ci risposero: “E qual è il problema?” Per noi fu una sorpresa.” – e ancora – “Tutto ciò che abbiamo fatto fino ad oggi è stato condiviso con Noa, qualunque scelta: non l’abbiamo mai lasciata fuori da nulla. Anche perché io, da mamma, capisco che le fatiche più grandi, in un paese come quello in cui viviamo, può averle proprio Noa, perché si sa, i bambini attaccano sulla famiglia.”

Da poco la ragazza ha iniziato il liceo e le due mamme si sono presentate ai professori suscitando dubbi e domande a cui hanno dovuto rispondere con l’ennesima spiegazione sulla loro storia.
Vera ci confessa : “La gente ti guarda e non dice nulla, anche se non si sa bene cosa ci sia dietro quella maschera. C’è stato anche chi mi ha chiesto se Simona era la sorella maggiore di Noa .” e qui ci scappa una risata.

Le preoccupazioni maggiori di una mamma però sono sempre nei confronti della sensibilità del proprio figlio, infatti Vera è molto attenta e si accerta sempre che i genitori degli amici di Noa che vanno a casa loro sappiano della situazione e ci racconta “abbiamo avuto esperienze precedenti di mamme che non hanno lasciato venire i figli a casa nostra perché pensavano che facessimo chissà cosa, come se due donne saltassero addosso ai loro figli. La differenza tra omosessuali e pedofili non è molto chiara, a quanto pare”.

Le famiglie omogenitoriali non sono regolamentate in Italia, nonostante le continue richieste dalle associazioni come Famiglie Arcobaleno. In realtà le famiglie omogenitoriali esistono già nel bel paese. Anche se non esistono dati concreti sul numero di bambini che crescono con due mamme o due papà, l’ Associazione Famiglie Arcobaleno riporta che “la maggior parte dei bambini presenti nella nostra associazione hanno due mamme o due papà. Si tratta di bambini nati grazie alla procreazione medicalmente assistita eterologa fatta all’estero e sono diverse centinaia. Ma sicuramente al di fuori della nostra associazione ce ne sono anche altri.”
Molte altre famiglie omogenitoriali hanno avuto un figlio da una precedente relazione eterosessuale e sono tutelate dall’associazione Rete Genitori Rainbow.

Ma come hanno affrontato Simona e Vera il fatto di essere una famiglia ‘non riconosciuta’ e non ‘regolamentata’? Vera racconta: “C’è stata molta attenzione nei confronti di Noa e della sua serenità. Per ciò che riguarda noi, ci sono alcuni momenti in cui ci girano le scatole per i diritti che non abbiamo, non possiamo avere e che se chiediamo ci ridono in faccia. Noi siamo riuscite ad avere lo stesso stato di famiglia per vincoli affettivi, però non abbiamo alcun diritto, nonostante i nostri redditi vengano accumulati. – qui Vera si fa sfuggire una risatina amareggiata – Per quanto riguarda la scuola di Noa, ora, ce l’abbiamo finalmente fatta a far firmare il libretto a Simona: dopo esserci presentate personalmente dal Preside con vari documenti. C’è una richiesta di controllo esagerata dettata dalla non – cultura, probabilmente dovuta al fatto che molte coppie non sono ancora visibili, perché quando ti esponi tutto sembra più complicato.”

Le famiglie di Simona e Vera hanno reagito in modo totalmente differente alla loro storia d’amore. I genitori di Simona, che già sapevano della sua omosessualità, sono rimasti stupiti all’annuncio del matrimonio ma dopo un periodo di confusione hanno accettato e condiviso le scelte della propria figlia. La madre di Vera, invece, ha avuto più difficoltà e ancora adesso fa fatica a vedere Simona, la figlia e la nipote come una vera famiglia.

Il matrimonio di Simona e Vera è stato una cerimonia con parenti e amici: “La location che abbiamo scelto era in montagna, all’aperto, e vicino a noi c’era un gruppo di signori anziani che hanno domandato “chi sono gli sposi?” e quando gli è stato detto che eravamo noi, due donne, non hanno battuto ciglio e si sono uniti alla nostra festa. Hanno visto che per tutti era normale e si sono divertiti parecchio insieme a noi. È questo che cambia: come tu vivi le cose, se sei sereno o no. Questo si trasmette alle persone.”

Quello che ci domandiamo a questo punto è cosa sia cambiato nella loro vita, interiormente ed esteriormente, da prima a dopo l’essere uscite fuori e aver acquisito visibilità. Vera ci risponde che in lei adesso “c’è consapevolezza di chi sono e di dove voglio arrivare. Questa relazione mi ha reso forte, perché per la prima volta nella mia vita sto con una persona che amo, che ho scelto, che mi piace, che desidero. Questo direi che è ciò che davvero è cambiato: la consapevolezza di me stessa e sentire di appartenere a qualcosa, che non è l’essere lesbica, ma la famiglia.” e Simona aggiunge “Con Vera ho imparato a prendermi cura di una persona e questo non mi era mai successo nelle relazioni precedenti. Sono le battaglie combattute per Noa che hanno reso davvero forte questa relazione.”.

Non è così semplice parlare di sé, c’è bisogno di esporsi, e dunque una pausa per fumare una sigaretta non possiamo negarla a Simona e Vera. Rimaniamo sole con Noa, occhi grandi e colmi di parole, che decidiamo quindi di tirar fuori.
L’abitudine nel vedere due donne amarsi e vivere insieme hanno portato Noa a non aver nessuna difficoltà nel capire la relazione tra sua mamma e un’altra donna, ma ci racconta che invece questa donna l’ha proprio aiutata ad uscire da un periodo particolarmente difficile e a trovare la serenità che una famiglia dovrebbe garantire al bambino e che purtroppo nella sua era venuta a mancare. I problemi si sono presentati solo con l’iscrizione alla scuola elementare, a testimonianza del fatto che i turbamenti che una famiglia omogenitoriale può provocare ad un bambino sono più che altro dati dalla società che la circonda e non dalla natura stessa della famiglia.

Quando le chiediamo come vanno le cose adesso in un liceo, con ragazzi più grandi ci confessa “ Le reazioni alla scoperta delle mie due mamme sono sempre un po’ strane, certo, c’è chi si esalta e chi si sente a disagio, ma penso sia normale. A me non viene da chiamare Simona ‘mamma’ per questione di abitudine, però a chi mi chiede rispondo che ho due mamme. Alle domande “ma cosa succede in casa vostra?” rispondo sempre che si mangia cibo normale e si va a letto alle 22:30, come in tutte le famiglie del mondo. Ogni tanto facendo il paragone con le altre famiglie mi dico che preferisco mille volte avere due mamme.”

La naturalezza e i sorrisi spontanei di due mamme che proteggono la loro ragazza lasciano stupito anche chi, come noi, non ha nessun pregiudizio o dubbio a riguardo.
Una curiosità ci sorge spontanea, però. “Se Noa un giorno dovesse dirvi che le piacciono le ragazze ci sarebbe un attimo in cui vi verrebbe la paura che la gente pensi che è per la vostra influenza, anche se non è così?”. Simona ci confessa che effettivamente avrebbe paura di ciò che le persone potrebbero pensare, soprattutto perchè sa che una lesbica figlia di lesbiche avrebbe ancora più difficoltà nel farsi accettare dalla società odierna. Vera ribatte che, invece, avendo educato Noa ad amare incondizionatamente senza curarsi delle convenzioni sociali, sarebbe felice nel vedere che sua figlia non ha paura di amare chi la fa star bene.

La questione delle famiglie omogenitoriali divide il mondo intero tra psicologi, medici, specialisti e quant’altro. Moltissime ricerche sono state fatte, una tra le tante la The Australian Study of Child Health in Same-Sex Families di cui si è detto sia la più ampia ricerca al mondo sul tema. Iniziata nel 2012 e conclusa nel 2014 ha coinvolto 500 minori e 315 genitori e nelle sue conclusioni si legge che i figli delle famiglie omogenitoriali non hanno problemi nella costruzione della loro sfera affettiva e di relazioni con l’altro sesso, che concepiscono la loro situazione come ‘normalità’ e che ricevono impulsi negativi da parte della società esterna.
Gli psicologi italiani che dichiarano che per la corretta formazione un bambino abbia bisogno di una madre e un padre vengono sempre più smentiti da quelli che sostengono che nella maggior parte delle famiglie esistono figure femminili e maschili oltre ai genitori che possono aiutare a costruire un’identità sessuale chiara anche tra le coppie omosessuali. La questione è ancora dibattuta e non sembra aver una conclusione nell’immediato.

Simona e Vera intendono ricordare a riguardo che Noa è avvantaggiata rispetto ai figli nati da una coppia omosessuale in quanto frutto di una relazione eterosessuale e quindi con una figura paterna esistente. Per un bambino nato grazie ad un’inseminazione artificiale che non può riconoscere un uomo come suo genitore è sicuramente più difficile affrontare la società.
Simona, Noa e VeraSimona aggiunge “Una cosa importante è che i bambini riescano comunque a vivere con persone dell’altro sesso, che almeno li conoscano. La chiusura di molte persone omosessuali, ad esempio lesbiche convinte che vedono il maschio come un ostacolo, come una cosa negativa, non va bene. Non deve essere così. Il fatto è che non sono poche, queste persone. Gli estremi non funzionano mai. Noa ha sempre conosciuto il maschile e secondo me questo è importante, bisogna poter conoscere, poter sperimentare e capire.”

Il messaggio con cui vogliono salutarci le due mamme è “ […] la bellezza di quello che è accaduto è che ci siamo sempre vissute con naturalezza. Non ci siamo mai proibite di darci un bacio perché in casa c’era Noa, è stata una cosa sciolta, naturale. La cosa più importante è che se si vive con serenità allora le cose diventano meno pesanti. Quando si è sereni le persone fanno meno fatica ad accettare.”

L’ultimo goccio di vino, il sorriso che sale sulle labbra e no, non si riesce a trattenerlo, perché è questa l’unica risposta possibile, l’unica che noi, alla fine di questa conversazione, riusciamo a contemplare: l‘amore.

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