I nazisti che saremmo potuti essere: l’esperimento dell’Onda

“La Terza Onda ora è solo un sogno, qualcosa da ricordare..
No, è qualcosa che abbiamo provato a dimenticare
Ron Jones, “The Third Wave”, 1976

Siamo convinti di imparare dai nostri sbagli. Siamo convinti che se abbiamo assistito ad un errore e alle modalità con cui questo si è sviluppato, allora non ne compiremo neanche uno lontanamente simile. Siamo convinti di essere ormai in grado di riconoscere il bene dal male, il bianco dal nero. E siamo sopratutto e categoricamente certi che l’orrore del nazismo e dell’Olocausto non potrebbe più ripetersi. Mai. Per nessuno motivo.
Ma se non fosse veramente così?

E’ con il desiderio di rispondere a questa domanda, e all’assoluta certezza in merito alla questione da parte dei suoi alunni, che il professor Wenger comincia il corso sull’autarchia, nell’ambiente liceale di una città tedesca. Il problema è che non sa come formularla, questa risposta. Decide quindi di passare ad un approccio pratico. Organizzando un esperimento. Comincia ad indicare come avere una postura corretta, schiena dritta, piedi paralleli, mento in alto, mani serrate dietro la schiena. Gli studenti sono entusiasti, si respira davvero meglio! Ordina poi di rivolgersi a lui d’ora in poi come “Signor Wenger”, anteponendo la formula davanti ad ogni risposta, da formulare inoltre alzandosi in piedi vicino al proprio banco. Reiner Wenger è un professore giovane, carismatico, innovativo: per questo motivo i ragazzi obbediscono, seppur con iniziale riluttanza, a colui che per loro era sempre stato solo un amichevole “Reiner”.

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Una scena del film “L’Onda”

Il giorno dopo l’uomo apre la porta della classe convinto di tornare, dopo quella piccola seppur interessante parentesi di esperimento, alla normalità delle sue lezioni. Con suo grande stupore, invece, si ritrova davanti a un gruppo di ragazzi seduto perfettamente composto e silenzioso. In attesa. Affamato. Ed è l’inizio di un incubo. L’inizio dell’Onda. Questo è il nome che il gruppo classe decide di attribuirsi, mentre il “Signor Wenger” dà istruzioni su una divisa da indossare (una semplice camicia bianca), un saluto, un simbolo, una propaganda per reclutare nuovi membri. Tra gli studenti è crescente il clima di esaltazione, l’euforia data dal progetto è palpabile. Ma è quando il gioco dell’esperimento esce dai confini della classe per entrare in quelli della vita reale che la situazione degenera.

Il film è una bassa marea fino alle ultime scene, un’acqua calma e limpida che culla lo spettatore presentando una maschera di commedia adolescenziale. Questa svanisce lentamente nel corso del film, mentre invece aumenta la presenza di una melodia cupa ed inquietante di sottofondo, che suggerisce la drammaticità degli eventi successivi; ma in modo talmente velato che lo spettatore non ci fa caso. Mentre invece si lascia cullare. E man mano la marea si alza impercettibilmente, il finale esplode in una gigantesca onda che travolge e sconvolge, in un secchio d’acqua fredda che riporta bruscamente alla realtà dopo essere stati sedotti ed ipnotizzati durante l’intera pellicola.

Ma questo stupore non si ferma ai titoli di coda. Arriva bensì alla scoperta che quella rappresentata è una storia vera. E’ il 3 Aprile 1967 quando il professor Ron Jones scrive sulla lavagna di un’aula della Cubberley High School di Palo Alto (California), le parole “Strenght through discipline, strenght through community, strenght through action” (Forza attraverso la disciplina, forza attraverso la comunità, forza attraverso l’azione). Questi sarebbero stati i comandamenti della Terza Onda, l’esperimento creatosi nella classe di Mr. Jones. La cronologia degli eventi accaduti venne riportata dalla stesso Jones 9 anni dopo, quando scrisse l’articolo The Third Wave (La terza onda). Nove anni di silenzio, nove anni di vergogna. Nello scritto di Jones trapela un’autoconsapevolezza disarmante, l’ammissione di responsabilità di qualcosa di terribile; soprattutto, egli ha la forza di riconoscere di aver apprezzato il responso da parte degli studenti.

Ho cominciato a pensarmi come parte dell’esperimento. Apprezzavo l’azione unificata dimostrata dagli studenti. Era gratificante vedere la loro soddisfazione ed eccitazione di fare di più. [..] Stavo seguendo la dittatura di gruppo tanto quanto la stessi dirigendo.

Tutto era iniziato con la promessa di un voto alto se gli studenti avessero partecipato attivamente all’esperimento; tutto era continuato dal secondo giorno, quando li aveva trovati seduti così composti: “Era così strano vedere quanto velocemente gli studenti si sono uniformati a questo codice di condotta che ho cominciato a chiedermi fino a dove potessero essere spinti”. Con il passare dei giorni, la linea tra esperimento e realtà era diventata sempre più sfuocata sia per gli studenti sia per Mr. Jones, mentre quest’ultimo veniva scortato da ragazzi-guardie, La Terza Onda aveva ormai più di 200 membri e gli studenti si dimostravano violenti contro chi non faceva parte del gruppo o non ne rispettava le regole. Chi, incrociandosi in corridoio, non si salutava con il saluto della Terza Onda era visto con profondo disprezzo. Con stupore crescente da parte del professore, egli era anche riuscito a convincere gli alunni della necessità dell’eliminazione della democrazia. Jones, nel suo scritto, riconosce apertamente la sua colpa. La situazione gli era sfuggita di mano e non sapeva come risolverla. Ma studenti e genitori avevano cominciato a protestare, e fu obbligato a mettere la parola fine all’esperimento. Organizzò così l’ultimo raduno dei membri della Terza Onda:

Pensavate di essere gli eletti. Di essere migliori di quelli fuori da questa stanza. Avete scambiato la vostra libertà per la comodità della disciplina e superiorità. Ma dove eravate diretti? Fino a dove vi sareste spinti? Lasciate che vi mostri il futuro.

E gli mostrò un filmato sulla nascita del movimento nazista.

Il film riprende in gran parte gli eventi realmente accaduti, fatta eccezione per il finale e l’ambientazione: lo sfondo della Germania odierna dà alla vicenda un significato ancora più forte, poiché, come dichiarato dal regista Dennis Gansel, “studiando da vicino il nazismo ci si sente ancora più immuni ad esso”.
Nel documentario Student Plan del 2010, che narra in modo dettagliato gli avvenimenti, si può vedere come gli ex-studenti di Mr. Jones siano ancora visibilmente traumatizzati dalla vicenda. Jones parla di consapevolezza che “ci siano mostri dentro di noi”, del bisogno del senso di appartenenza sociale che nutriamo in quanto uomini (in quanto animali sociali!), dell’innata capacità dell’uomo di giustificare le proprie azioni prima e dopo averle compiute, e di convincersi di questa giustificazione; di ciò che potenzialmente sarebbe potuto succedere, ciò che forse saremmo potuti essere e avremmo potuto fare.

[..] il fascismo non è solo qualcosa che le altre persone hanno fatto. No. E’ proprio qui. In questa stanza. Nelle nostre personali abitudini e stili di vita. Grattate la superficie ed appare. Qualcosa in ognuno di noi.

L’Onda è una storia di fantasmi. Quello che possiamo essere. Il fascino del bene e del male. Scelte. [..] C’è del buono e del cattivo in quello che facciamo. Il buono in me anela alla libertà. Il cattivo esiste in attesa di esplodere. Sono capace di entrambi.
Ron Jones, “The Third Wave”, 1976

di Elisa Telesca

L’articolo originale “The Third Wave” di Ron Jones: http://web.archive.org/web/20080211081934/http://www.vaniercollege.qc.ca/Auxiliary/Psychology/Frank/Thirdwave.html

Il documentario “Lesson Plan” sulla vicenda (sempre in lingua inglese): https://www.youtube.com/watch?v=Psp3dGDGNgk&spfreload=10

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