Dalla preistoria ad oggi. L’arco e la sua immortale storia.

Quando l’arco venne inventato, si ritiene nel paleolitico, fu probabilmente creato come uno strumento volto alla caccia e alla sopravvivenza, a garantire di potersi proteggere da bestie feroci, e magari procacciare il cibo necessario a rimanere tra i vivi, in un mondo che non offriva sconti a nessuno. Quando l’evoluzione umana giunse a concepire la guerra, l’arco divenne un arma temuta per la sua implacabile capacità di colpire a distanza, tenendo l’arciere ben lontano dal raggio d’azione di buona parte dei nemici. Tanto temuto che, durante la guerra dei cent’anni, divenne abitudinario per i francesi amputare indice e medio della mano destra di ogni arciere catturato e, per gli Arcieri Gallesi, divenne tradizione mostrare le due dita sul campo di battaglia, per schernire il nemico e confermare la minaccia che potevano rappresentare (a tutt’oggi in inghilterra, è visto come un gesto fortemente offensivo). Tanto temuto che quando il popolo mongolo venne sconfitto dall’impero cinese, ogni singolo esemplare dei loro archi venne distrutto e venne vietato costruirne e usarne per generazioni, quasi facendo sparire un intera cultura.

Poi l’arrivo di migliori armature e la polvere da sparo ha lentamente fatto ritirare l’arco dai campi di battaglia, eccetto casi singolari, quale quello di “Mad” Jack Churchill, ultimo soldato inglese nella storia a uccidere un nemico con il tradizionale arco lungo gallese, agli inizi della seconda guerra mondiale. Ad oggi l’arco continua la sua storia non tanto come arma, ma come strumento sportivo e da caccia.

Sport Olimpico in pianta stabile dal 1972, attività ricreativa, ricerca di equilibrio fisico e mentale, che spinge l’arciere a lavorare su se stesso ben più che sul suo arco e le sue frecce.
Certo, l’attrezzatura riveste la sua importanza e approfitta volentieri delle novità e dei ritrovati della tecnologia. Il moderno arco olimpico è smontabile e si trasporta facilmente in una borsa a tracolla. Di solito l’impugnatura è in polimeri o in metallo, i flettenti in legno ma rivestiti spesso di altro materiale, stratificato, e la corda ha da tempo abbandonato crini di cavallo o capelli di fanciulle, in cambio di materiali sintetici ad altissima prestanza. A questi componenti essenziali si aggiungono accessori che non si vedevano nell’antichità. Mirini regolabili con compensazione, talvolta anche con ottiche e ingrandimento, stabilizzatori e bilancieri che diminuiscono le vibrazioni, e danno a uno strumento tanto antico un look quasi futuristico.

Arco olimpico completo di accessori

Discorso a parte merita l’arco Compound, nato per la caccia e approdato al tiro sportivo.
Qui un sistema di carrucole eccentriche montate alle estremità dell’arco permettono di tendere un libbraggio, e quindi una potenza di fuoco, più elevati. Per effetto delle sue componenti meccaniche, da completamente teso è meno pesante, e permette di restare in mira più a lungo.

Anche qui, ancora di più si aggiungono accessori, e ai soliti comuni all’arco ricurvo olimpico, si aggiunge spesso uno Sgancio Meccanico: un dispositivo da impugnare, tendere e tirare, sganciando la corda, e lanciando la freccia, con un comando simile al grilletto di un arma da fuoco.

Arco Compound completo. Sono visibili le carrucole eccentriche all’estremità dei flettenti.

E non scordiamo le frecce. Anch’esse evolutesi, per quanto non si sia abbandonato il legno, per la loro costruzione è ormai predominante l’uso di alluminio e fibra di carbonio, selezionando le frecce adatte in base al fisico dell’arciere, alla potenza dell’arco, e alla specialità praticata.

Vi sono molti formati di competizione su bersaglio al chiuso e all’aperto, che variano dai 18 ai 70 metri, e differiscono per le condizioni di tiro, il numero di frecce tirate e gli accessori previsti.

Oltre al classico tiro a bersaglio, un’ altra interessante disciplina è il tiro di campagna, o alla sagoma, o 3d, che attraverso un percorso con varie piazzole di tiro, mira a simulare l’attività venatoria, tirando su bersagli a distanze note e ignote, sia fermi che mobili. In alcune di queste competizioni si usano archi privi di ogni accessorio (Arco Nudo), praticando tiro istintivo, in altre i ricurvi olimpici o i compound o addirittura archi storici costruiti in materiali naturali.

atleta durante una gara di tiro 3D

Una varietà che ben rappresenta anche la molteplice anima dell’arceria, sia a livello tecnico che d’impostazione; dal puro agonismo, all’attività dinamica, alla sfida puramente ludica. In Italia, il tiro con l’arco è una realtà stabile fin dagli anni 60, tanto che la prima federazione italiana, la FITArco, venne fondata nel 1961 con l’accordo tra le prime Compagnie di Arcieri (questo il termine con cui si definiscono le società sportive nell’ambito) già esistenti all’epoca.

FITArco è parte del comitato olimpico italiano ed affiliata alla federazione mondiale.
Ad essa si sono affiancate negli anni altre federazioni, tra cui la FIARC (particolarmente attiva nel campo del tiro di campagna, nell’arco storico e nel 3D) e la UISP, che promuovono le varie discipline, in cui peraltro abbiamo un rispettabile medagliere, con vari titoli mondiali e olimpici e coronato dall’oro a squadre nelle ultime olimpiadi. Un grande primato, per uno sport estremamente affascinante che posso solo invitarvi a provare: le parole non descrivono a dovere.

Un ringraziamento particolare alla Compagnia Arcieri Delle Alpi e al Circolo Ricreativo Italgas/sezione arcieri, in particolare nelle persone del sig. Bruno Torvò e dell’istruttore Roberto Giorgini.

di Mauro Antonio Corrado Auditore

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