Samuel Love, giovane promessa musicale del savonese.

Almeno una volta nella vita ognuno di noi sarà entrato in una discoteca. C’è chi la ama e c’è chi la odia. Ma c’è anche qualcuno, dall’altra parte, che lavora per farci divertire. Oggi voglio parlarvi di Samuel, un ragazzo di Loano che fa il deejay, ma che produce anche brani personali. A pochi giorni dall’uscita della sua ultima traccia “KO”, l’ho incontrato per farmi raccontare come lui, dalla sua parte, veda il mondo luccicante della disco e il suo mestiere.

1662347_10203205668532768_706597970_nFrancesca: Ciao Samuel, parliamo un po’ di te. Come nasce la tua passione per la musica?

Samuel: La mia passione per la musica nasce all’età di undici anni tramite mio padre perché anche lui ha sempre lavorato nell’ambito musicale, sia come deejay che come speaker radiofonico. Diciamo che è stato lui a trasmettermi questo amore, incitandomi fin da piccolo a “giocare” con le sue console e insegnandomi le basi del mestiere. Chiaramente, crescendo, mi sono interessato sempre di più e da hobby qual era, la musica si è pian piano trasformata nel mio mestiere. Ho iniziato a sedici anni a suonare alle feste private dei miei amici – amiche soprattutto (ride)- poi a diciotto ho scoperto il mondo della discoteca dall’altro lato della medaglia.

F: E com’è questo fantomatico mondo vissuto non da cliente?

S: Non è tutto oro quello che luccica, come si dice. È più che altro una sorta di scala sociale, in cui se non sei nessuno -come nel mio caso, in quel contesto- devi sottostare al volere di chi è superiore a te, facendo ballare la gente con musica che, magari, non è quella che preferisci o che comunque non è quella che avevi predisposto, ma questo fa parte del mestiere che, come ogni altro, ha i suoi pro e i suoi contro. Quando, però, vedi la gente che balla e si diverte da dietro la console… beh, è una sensazione davvero impagabile! Soprattutto se stanno ballando una tua traccia, sono soddisfazioni che non possono far altro che trasmetterti la voglia e la passione per proseguire nella strada che hai scelto di intraprendere.

F: Il tuo nome d’arte è Samuel Love, da dove nasce?

S: Oh, una domanda ad hoc! Spero che in tanti leggano questo articolo così magari smetteranno di chiedermelo (ride). Samuel Love non ha niente a che vedere con l’amore: Love è semplicemente la prima parte del mio cognome (Lo Vetere), ed è il soprannome che mi hanno sempre dato i miei compagni di calcio tenendo conto del fatto che c’erano altri in squadra che si chiamavano come me. La pronuncia all’inglese di Love è una scelta di stile, è molto più elegante e soprattutto è una delle parole più utilizzate al mondo! Diciamo che oggi trovare un nome efficace non è per niente facile, ma ho puntato sulla semplicità, anche se – e non ditelo a nessuno – sto producendo anche sotto altro nome per cercare di capire come rispondono sul mercato le mie tracce, indipendentemente dalla “faccia”, insomma, si prova a far quel che si può!

F: Chiaro, tutti ci proviamo! Il tuo ultimo brano “KO” è uscito da poco, come hai avuto l’intuizione?

S: Guarda, in realtà è nato per caso. Mi trovavo in vacanza a Roma con la mia famiglia e prima di uscire a mangiare fuori, mentre aspettavo che mia sorella fosse pronta, ero sul letto intento a comporre qualche melodia al computer. Provando e riprovando mi è venuta questa “tarantella” molto ritmata dal suono originale. Non è un loop, si tratta di un suono modificato attraverso l’applicazione di filtri e modulazioni. Mi è subito piaciuto e mi è sembrato adeguato all’idea che poi da lì si è sviluppata: un suono terzinato. Pensavo di aver creato una novità, purtroppo però sono stato preceduto nell’uscita da “I’m an Albatraoz”. Devo ammettere che quando mi trovo a suonarla durante alcune serate mi innervosisco perché la gente, sentendo KO che è appena uscita, potrebbe tranquillamente pensare che io abbia copiato la ritmica, ma non è vero, anche perché ho iniziato a lavorare a questo progetto molto tempo fa, ma ho dovuto poi metterlo da parte per lasciare spazio a tanti altri che dovevo completare. Comunque sia, la mia idea per questa traccia, che inizia in un modo e finisce in un altro completamente diverso, è nata pensando ad una storia e ad un video.

F: Il video di cui parli è lo stesso che poi è stato realizzato?

S: Sì. Mi sono immaginato fin da subito una scena di lotta, in cui due ragazzi combattono. Il primo è forte fisicamente, si pavoneggia, mentre l’altro è meno forte ma è molto più motivato, infatti non si abbatte alla prima caduta ma si rialza più forte di prima e alla fine vince l’incontro. Ho cercato di comporre la traccia in modo che anche la musica trasmettesse lo stesso messaggio, infatti la prima parte del pezzo è molto melodica, mentre dalla pausa in poi riparte molto più aggressiva, proprio per porre l’accento sulla morale: non bisogna mai arrendersi e per raggiungere i propri obiettivi è necessario lottare, perseverare e, nel caso in cui si cada, rialzarsi sempre a testa alta.

10967907_10205863836745312_549977487_nF: Si può dire che sia una metafora della tua vita?

S: Non solo della mia, ma quella di tutti coloro che hanno incassato colpi e ancora lo faranno, ma che nonostante tutto non molleranno mai la presa. Se c’è una cosa che ho imparato è che si devono sempre ascoltare i consigli e le dritte di tutti, ma che in fin dei conti è sempre buona cosa agire di testa propria, mettendosi in gioco al cento per cento.

F: Per quanto riguarda la tua piccola carriera, al momento che cos’hai in programma?

S: Ci sono tanti progetti con altrettanti ragazzi della zona, tra i quali un EP che coinvolge generi diversi fra loro, come elettronica, hip-hop e house e che dovrebbe uscire a Giugno. Tale progetto prevede cinque o sei tracce con la collaborazione di Bleys e GRS, due noti e talentuosi rapper della zona, la band We Fly, che ha già collaborato con Miriam Masala (partecipante ad Amici 13, ndr.) e che, con il brano “Lost and Found”, rappresenta la punta di diamante dell’intero progetto. Collaborano con noi anche Fede Italiano, un vocalist talentuoso e amante della musica in ogni sua sfaccettatura, e Matthew Reyes, classe ’99 e dunque giovanissimo e promettente producer EDM. In ultimo, ma non per questo meno importante, voglio approfittare per ringraziare Domenico per la collaborazione sugli arrangiamenti. Inoltre, prossimamente, vorrei far uscire un album totalmente mio, ma che vada un po’ oltre il mio genere: se riuscirò a portarlo a termine sarà molto melodico e poco “tamarro”.

F: Pensa a te stesso fra vent’anni. Come ti vedi e dove?

S: Tra vent’anni non lo so, tra quaranta però mi vedo sul divano con una canotta unta e con la panza che urlo a mia moglie di prepararmi del cibo (ride). No, scherzo. Tra vent’anni anzitutto spero di avere una famiglia con almeno due figli – che chiaramente diventeranno deejay e producer anche loro (ride ancora) – e spero di riuscire a raggiungere un livello superiore rispetto quello attuale. Non mi piace dire che vorrei “sfondare” perché mi sembra troppo ambizioso e poco realizzabile, ma mi piacerebbe suonare non solo nelle discoteche della zona, ma uscire ed espandere il mio territorio di competenza, diciamo.

F: Il tuo sogno più grande?

S: Suonare su un grande palco, uno di quelli che sogno fin da quando sono ragazzino. E poi beh, come ho detto prima, essere circondato da persone vere e avere una bella famiglia, ma soprattutto mi piacerebbe che il panorama musicale cambiasse e che riuscisse ad andare avanti non solo chi è raccomandato, ma anche e soprattutto chi è davvero meritevole. È anche per questo che collaboro molto con altri artisti, perché è bello supportare ed essere supportati, darsi una mano in un mondo come quello in cui quotidianamente viviamo e veniamo messi alla prova, in cui “competizione” è sinonimo della realtà stessa.

F: Attualmente come vedi il nostro Paese a livello di opportunità?

S: Ora bisogna saper investire su se stessi e soprattutto credere nelle proprie potenzialità: se si fa quel che piace, quasi sempre lo si fa bene e dunque penso che prima di tutto si debba avere una certa dose di autostima. Non troppa, certo, ma quanto basta a trasformare magari una vacanza tra amici ad Ibiza in un’occasione per far conoscere a grandi deejay la propria musica. Io l’ho fatto e non me ne pento, perché ho ricevuto molti feedback positivi e soprattutto ho esplorato il panorama musicale estero, ben diverso da quello italiano.

F: Ora che conosci il nostro progetto, saluta The Password in termini musicali. Che brano ci dedichi?

S: Potrei dedicarvi un classico The Show Must Go On” dei Queen, perché comunque vada lo spettacolo dovrà sempre continuare! Portate avanti questo progetto che è molto valido. Ciao The Password e grazie per la chiacchierata!

Bio

Samuel Lo Vetere – in arte Samuel Love – è un giovane deejay e producer di Loano (SV). Nasce il 12 Maggio 1992 a Pietra Ligure e sin dall’infanzia si affaccia al mondo della musica seguendo le orme paterne. Inizia, all’età di sedici anni, a suonare nelle feste private e nei balli studenteschi di zona, fino a diventare resident deejay del Covo di Finale Ligure nel 2011. Nello stesso anno vince il deejay contest organizzato dal locale Meno Due di Torino. Nel 2012, dopo essere diventato resident deejay del Bfly di Loano, prende parte ad alcune serate al Tropicana di Milano. Nel 2013 si appresta alla produzione di basi proprie, uscite l’anno successivo. All’inizio del 2014 ha il piacere di firmare con SAIFAM uno dei contratti più importanti della sua piccola carriera musicale con la traccia “Thailand”, prontamente supportata da importanti personalità del panorama EDM. In seguito ha visto pubblicate “The Revenge”, “Grandmother’s pc” e “Party Noise” con la collaborazione di Jnice, resident della Suerte e delle Rocce di Pinamare (noti locali della riviera ligure). Nel 2015 intraprende alla SAE di Milano il corso EMP, basato sullo studio e la creazione di suoni.

Di Francesca Fazio

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