Merda d’artista. Quando l’Arte è una merda.

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di Maria Beda

L’arte dovrebbe placare gli animi inquieti, ma questo certo non è il caso de “La Merda d’artista”, nata per provocare. Ma da dove deriva l’idea di inscatolare delle feci e di metterle in esposione nei musei e nelle gallerie d’arte?

Nel non molto lontano 1961 Piero Manzoni sigilla le proprie feci in 90 barattoli di latta ai quali applica un’etichetta che recita: “Merda d’artista. Contenuto netto gr.30. Conservata al naturale. Prodotta e inscatolata nel maggio 1961.” Ogni barattolo è numerato e autografato dall’artista.

Del significato dell’opera si discute ancora oggi. La teoria più nota è quella secondo la quale la suddetta creazione artistica alluderebbe all’origine profonda del lavoro dell’artista. In questo caso la cacca in scatola sarebbe la metafora ironica per eccellenza.


E’ provocatoria e ironica anche l’idea che l’opera di un artista affermato possa, col consenso della critica, trovare mercato, anche se si tratta di cacca a tutti gli effetti. Il  valore che l’artista stesso ha attribuito a ciascuna scatoletta è pari a quello di 30 gr. di oro. Ciononostante, il prezzo di ogni singola scatoletta oggi raggiunge 70000€. I fan però non sono d’accordo: c’è chi sostiene che l’opera sia di gran lunga sottovalutata e chi è pronto a pagare molto di più, come ha fatto un collezionista privato che nel 2007 ha sborsato 124000€ aggiudicandosi il barattolo n°18 e stabilendo così un record. Nessuno infatti ha mai pagato così tanto per delle feci inscatolate, d’artista e non. Cifre a parte, l’idea che qualsiasi cosa un artista faccia sia Arte non ha prezzo e la sua importanza artistica è data dal fatto che si tratta di una provocazione fattasi opera concettuale, accessibile a tutti.


Dopo riflessioni in nome dell’Arte, una domanda sorge spontanea: ci sono davvero delle feci in quei barattoli? Agostino Bonalumi, amico di Piero Manzoni, sostiene che dentro le scatolette non ci sia altro che gesso. L’artista stesso ha scelto, però, di non esprimersi in merito: dunque, il mistero rimane.

Ma dove si può vedere la “Merda d’artista”? Alcune scatolette sono esposte al pubblico: la n°4 al Tate Modern di Londra, la n°80 al Museo del ‘900 di Milano e la n°12 al Museo d’Arte Contemporanea Damaregina di Napoli. Non perdetevele!

 

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