La scoperta del giardino della mente

E’ una mattina come tutte le altre quella che vede gli occhi della Dottoressa Jill Bolte Taylor. L’inizio di una rigida routine e di un’impegnante giornata lavorativa nel dipartimento di psichiatria di Harvard, il ritorno allo studio dei meccanismi del cervello legati a gravi malattie mentali, quali la schizofrenia del fratello.

Jill non sa che quella mattina studierà comunque il cervello, e le sue malattie. Ma senza andare a lavorare.

La donna spegne la sveglia sentendo un forte dolore pulsare sopra l’orecchio sinistro. Decide però di ignorarlo, dirigendosi verso il proprio attrezzo cardio; ed è mentre fa esercizio che nota la stranezza delle proprie mani, sembrano degli artigli, e la peculiarità del suo corpo. Jill decide di ignorare anche queste impressioni. Dopotutto, è una donna profondamente razionale.
Andando verso il salotto sente i suoi movimenti farsi più lenti e rigidi, e la sua attenzione ricade sul suo braccio. Che non esiste più. Tutti gli atomi e le molecole che lo componevano si sono mescolati con quelli della parete retrostante; l’arto non ha più limiti. Jill non sa dove comincia e dove finisce il suo corpo e dove iniziano i confini del mondo circostante. Sente solo una grande e potente energia che abbraccia ogni cosa. Ed è bellissimo.
La donna fa appena in tempo a rendersi conto che ciò che le sta capitando è tutto tranne che normale quando i suoi pensieri si spengono. Nella sua testa regna ora il silenzio; e Jill torna ad essere parte di quel mondo meraviglioso che lega la sua energia a quella di ciò che la circonda, che rende il suo essere parte di un tutto.
I momenti di lucidità vanno e vengono, facendo realizzare alla donna che ha perso la sensibilità ha un braccio; la voce nella sua testa si riaccende ad intermittenza, ricordandole di chiamare aiuto. Ed è in uno di questi rari momenti di lucidità che un pensiero chiaro, nitido e spaventosamente reale si fa largo in ciò che è rimasto nella sua coscienza, la consapevolezza di qualcosa così a lungo studiato, la luce esplosiva di una lampadina che tentava di accendersi dai primi dolori del mattino: la Dottoressa Jill Bolte Taylor sta avendo un ictus.
Questo è il suo primo pensiero.
Il secondo non è un’espressione di panico o di necessità di chiamare aiuto, ma:

Wow! Tutto ciò è fantastico. Quanti neuroscienziati hanno l’opportunità di studiare il proprio cervello dall’interno?

La storia della donna risulta crudelmente ironica mentre viene presentata alla conferenza TED del 2008 dalla stessa Dottoressa, 12 anni dopo l’accaduto. Una conferenza il cui video la renderà famosa in tutto il mondo ed inclusa nella lista nella lista delle 100 persone più influenti del TIME del 2008. Ed in modo ugualmente ironico Jill continua il suo racconto; ma è un’ironia che va pian piano dissolvendosi, le risate lentamente diminuiscono mentre la donna si rivede cercare di chiamare il numero del proprio ufficio, rendersi conto di non essere più in grado di leggere, ricordarsi qualunque cosa ed infine di parlare.

Giunta al racconto del suo trasporto il ospedale, la voce le si spezza e il pubblico è completamente assorto. Terrorizzato per una vita di cui sanno già la sorte. Questa sorte è un miracolo.
Furono necessari 8 anni emisferialla Dottoressa per riacquistare completamente le sue funzioni e capacità motorie, intellettive, comunicative. L’emorragia della mattina del 10 Novembre 1996 compromise gran parte delle facoltà dell’emisfero sinistro, l’emisfero che restò in silenzio; dando piena voce a quello destro. Quello che le permise di raggiungere il Nirvana, come lo definisce Jill Taylor stessa.
La differenza tra emisfero sinistro e destro è a chiunque ben nota. Ma la donna, dopo la sua esperienza completamente rigenerante, la riformula sotto un’altra prospettiva. Ella parla di emisfero destro come quello concentrato sul presente, comunicante per immagini, e che collega la nostra energia a quella del mondo circostante; quello sinistro è invece concentrato su passato e futuro, comunica con il linguaggio, e separa la nostra identità da quella altrui. Ed è profondamente razionale.

Jill dice di essersi sentita “enorme e in espansione, come un genio appena liberato dalla bottiglia”, pensando di non riuscire “mai a comprimere l’enormità del mio essere all’interno di questo minuscolo corpo”.
Ma la sua convinzione più profondamente radicata è che questa sensazione di condivisione e pace può essere raggiunta da qualsiasi essere umano in qualsiasi momento: basta “spostarsi a destra dei propri emisferi sinistri”. L’emisfero sinistro fa infatti in modo di aiutarci a riconoscere la nostra individualità ed è assolutamente necessario, allo stesso modo di quello destro: il discorso della Dottoressa non è affatto accusatorio, in quanto il nostro Io ha bisogno di una compresenza ed equilibrio di attività di entrambi gli emisferi.

Ciò che l’emisfero destro le ha permesso di realizzare, senza nessun limite imposto da quello sinistro, è la consapevolezza che la nostra energia è collegata a quella altrui a formare la “forza vitale dell’universo”, in uno spirito di condivisione e comunione con il prossimo che non si ferma solo a un discorso che sembra avere un che di religioso. La Dottoressa Taylor si è però dichiarata ripetutamente atea.

Questa sua concezione arriva alla scelta che ha in mano ognuno di noi, “di scegliere, momento per momento, chi e come vogliamo essere nel mondo”: di far entrare in sintonia “la potenza della forza vitale dei 50 trilioni di bellissimi geni molecolari che compongono la mia persona” con tutto il resto; o di diventare un singolo diviso dal mondo circostante, un individuo concreto e solido, definendo i confini che delimitano ognuno di noi.

E questa è una scelta che, a suo parere, si ripercuote inevitabilmente sulla società in cui noi tutti viviamo. Allargando il discorso all’ambito sociale, infatti, Taylor dichiara che l’emisfero sinistro si basa sulle differenze tra individui con dei rigidi confini, sul giudizio critico di chi è diverso da noi, producendo paura o pregiudizio di ciò che ci è sconosciuto; l’altro, invece, su ciò che ci connette e perciò ci accomuna agli altri esseri umani, sul nostro essere disponibili e compassionevoli verso il prossimo.

La scelta, dunque, è sempre la stessa. E sempre il consiglio di inclinare leggermente la testa verso destra.

Ognuno di noi è responsabile dell’energia che porta in una stanza.
Jill Bolte Taylor

di Elisa Telesca

Le citazioni sono prese dalla conferenza TED del 2008 di Jill Bolte Taylor (video in inglese sottotitolato in italiano): https://www.youtube.com/watch?v=ix-BXWIXwhg

Il libro della Dottoressa “My stroke of insight” (La scoperta del giardino della mente): http://www.amazon.it/scoperta-giardino-mente-imparato-cerebrale/dp/8804590106

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