Remake, trame di ieri con gli occhi di oggi

Remake, Rifacimento. All’occhio dello spettatore medio, può sembrare una novità di questi tempi, ma è davvero così? Personalmente ho notato la cosa solo negli ultimi tempi, con l’uscita dei rifacimenti di un gran numero di film che hanno segnato la mia generazione, ovvero i nati negli anni ’80 e ’90. Chi è nato e cresciuto negli anni ’80 li avrà visti al cinema, chi come il sottoscritto è figlio del decennio successivo, li avrà almeno visti in Televisione. A orari sempre più improbabili per un rinnovato stigma sulla violenza, che in quell’epoca d’oro dei film d’azione era tanto esagerata e surreale da essere stata sdoganata proprio per la sua esageratezza.
Anni di film d’azione spesso sostenuti al botteghino solo dal nome dell’attore protagonista, da sequenze d’azione spettacolari e poco altro, ma anche di piccoli capolavori e mostri sacri.

Lemon-REMAKE-Logo-e1423932687248Ai tempi il sogno folle sarebbe stato un film che riunisse tutti i nostri eroi d’azione…
E l’abbiamo avuto, ma fuori tempo e con idee stanche.

Il remake non è un concetto nuovo, sarebbe stupido dire altrimenti. Fin dagli albori del cinema, il remake è stato uno strumento utile per ripresentare storie alla luce di nuove tecnologie che ne permettevano una migliore resa. Ancora oggi è un’operazione che in alcune culture cinematografiche viene preferita all’adattamento linguistico. Si veda il caso emblematico dell’india, dove invece che riproporre sottotitolato un film per un altra etnia, lo rigira traslandolo nella cultura di destinazione, spesso anche geograficamente. Anche questo non è certo un metodo ignorato nella cinematografia occidentale. In molti casi più che di remake si può parlare più di influenza artistica e di adattamento, come il rapporto tra i film di samurai giapponesi e il genere western, dichiaratamente influenzato a livello di intreccio, ma riproposto in un ambiente più congeniale all’occidente, rifiltrato da valori e idee a noi più congeniali e comprensibili.

Ma il remake è anche un’azione controversa, che offre il fianco a critiche spesso puramente negative. Si veda emblematico il rifacimento identico finanche nelle inquadrature dello Psycho di Hitchcock operato nel 1998 da Gus Van Sant, e ad oggi ricordato come un lampante esempio di come sia inutile rigirare un film identico. Ma spesso si presenta anche la questione legata alla percezione dell’opera e del predecessore che rappresenta. Tant’è che una reazione negativa ai remake si ha spesso quando si ha di fronte un film o un franchise che fa parte del proprio background culturale, che ha forgiato quell’immaginario comune tipico di una generazione. Quelle citazioni che si riconoscono e si fanno anche involontariamente.index

Stiamo assistendo in questi anni a un numero consistente di remake dei film della “nostra” generazione, che stanno venendo percepiti in maniera quantomeno controversa. Da un lato, per chi ha visto l’originale, c’è sempre un livello di parzialità. Si grida a volte persino al sacrilegio, trovandosi di fronte film d’azione magari anche onesti, seppur non eccelsi, ma gravati dalla pesante eredità di confronto con il cult che li ha originati. Ma forse la nostra generazione dimentica che all’origine anche molti dei film che abbiamo amato erano in origine dei remake o degli adattamenti.
Forse perché erano poco espliciti, e anche se coincidevano i titoli, non si giocava tanto sulla loro natura di riadattamenti, o forse perché i cambiamenti operati contribuivano a dare all’opera un tono e un carattere distintivi e adatti alla loro epoca. I recenti remake di alcuni action divenuti iconici del periodo tra fine anni ’80, inizio ’90, hanno avuto forse questo grande difetto: il palesare la loro natura. Non si è spinto molto sul loro essere film a èe, con un loro carattere, e sono stati impietosamente confrontati coi predecessori da un target che per quanto cresciuto, non ha cambiato eccessivamente gusti in fatto d’intrattenimento, e che anche per ragioni affettive, tende a essere parziale per gli “originali”. Sul genere horror, peggio che andar di notte. Spesso i remake di questo genere tendono a essere una riproposizione di saghe già tirate all’inverosimile a furia di sequel, finendo per essere una bastonata anche eccessivamente violenta a cavalli morti da tempo, o riadattamenti occidentalizzati e, paradossalmente, alleggeriti, di opere provenienti da filmografie ritenute “di nicchia”. Ma può essere, questo proliferare di remake “espliciti”, un indice di carenza grave di idee, in un cinema commerciale che ha ormai paura di rischiare con le novità?

Fatene un’idea voi stessi, io personalmente cerco di giudicare e godermi i film (remake e non) con la consapevolezza che sono comunque figli della loro epoca, e non di un altro tempo.

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