17 maggio 1990 – Violenza, ricordo e riflessione

di Chiara Dalla Longa

no-all-omofobiaDetta anche IDAHOBIT, da International Day Against Homophobia, Biphobia and Transphobia, la Giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Bifobia e la Transfobia viene celebrata dal 2007 il 17 maggio di ogni anno. L’obiettivo principale della ricorrenza è quello di sensibilizzare e promuovere eventi di informazione per contrastare il fenomeno dell’omo-bi-transfobia.

Ma perchè è stato scelto proprio questo giorno come data simbolo?

Il 17 maggio 1990, l’omosessualità fu rimossa dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale pubblicata dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Dal 1990 a oggi sono passati solo 25 anni, ma, se allora l’attrazione sessuale verso lo stesso sesso era considerata una malattia mentale, le terapie per la cura dei pazienti affetti da questa patologia saranno sicuramente state molteplici.

La cosiddetta Terapia di conversione (o riparativa o di riorientamento sessuale) era studiata per cambiare l’orientamento sessuale di una persona da gay a etero, o per ridurre almeno i suoi desideri e comportamenti omosessuali. Si possono contare diverse tecniche facenti parte di questa terapia, tra cui la modificazione del comportamento, la terapia all’avversione, la psicoanalisi, la preghiera e terapie religiose quali l’esorcismo.

Il trentennio (1939-1969) tra la morte di Freud, che sosteneva la bisessualità innata nell’uomo, e i moti di Stonewall, lotte del movimento gay statunitense, fu un periodo florente per le terapie di riconversione: i medici che consideravano l’omosessualità come un disturbo curabile adoperarono diverse tecniche di modificazione comportamentale, tra cui il ricondizionamento masturbatorio, l’ addestramento alle regole sociali e la terapia elettroconvulsivante, shock elettrici somministrati ai genitali dei pazienti, o la combinazione della pletismografia, eccitazione stimolata artificialmente, con l’elettroshock ai genitali. Insomma, vere e proprie barbarie in un’ epoca moderna e tutt’altro che medievale (se ne parla fino agli anni 90!).

Nonostante la fine di queste torture legalizzate e la libertà di espressione che vige nella maggior parte del mondo, -in ancora troppi paesi l’omosessualità è punita con la morte- vi è un altro tipo di sofferenza che le persone non eterosessuali si trovano a subire ad oggi.

Foto di Chiara Dalla Longa
Foto di Chiara Dalla Longa

Tralasciando che in Italia una persona omosessuale non può ancora vedere i suoi diritti civili riconosciuti, non si può nascondere l’esistenza di una violenza psicologica “involontaria” (oltre a quelle psicologica e fisica coscienti), insita nelle abitudini e nei preconcetti ereditati dall’educazione impartita dalla società.
Ciò non vuol dire che l’intera società sia potenzialmente omofoba, ma che nella quotidianità della popolazione media sia ancora difficile accettare la diversità e concepire l’esistenza di un qualcosa lontano dalla propria realtà.
Citando i principi fondamentali:

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Che questa giornata sia di rimozione degli ostacoli, di informazione, di sensibilizzazione, di consapevolezza e non solo di festa e celebrazione della propria identità.

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