Se chiude una libreria…

di Giulietta De Luca

Venerdì 11 settembre la pagina Facebook della libreria CELID ha pubblicato un avviso che ha lasciato l’amaro in bocca a migliaia di studenti: dopo i sei mesi di inattività dovuti alla bonifica di Palazzo Nuovo, la CELID liquida tutto e chiude.

atrio

Numerose sono state le espressioni di solidarietà scaturite da questo annuncio, che crea non poco scompiglio nel mondo universitario. La Cooperativa Editrice Libraria di Informazione Democratica, meglio conosciuta come CELID, contava infatti 43000 soci e, oltre alla sede principale nel piano interrato di Palazzo Nuovo, disponeva di locali vicino ai Dipartimenti di Economia e di Ingegneria, più quelli riservati all’editoria in via Cialdini.

Noi di The Password abbiamo avuto l’opportunità di discutere la questione con Rocco Pinto, libraio, ideatore di Portici di Carta, ex responsabile della libreria La Torre di Abele e, ultimo ma non meno importante, uno dei fondatori della CELID nel 1974.

Cosa rappresenta la CELID nello scenario culturale torinese?

Intanto diciamo che la CELID è una realtà nata nel 1974 dagli studenti, nell’era della contestazione politica, soprattutto per dare servizi agli universitari. Sono passati quarantuno anni, sono cambiate tante cose, ma il ruolo delle librerie universitarie resta fondamentale per tutti gli studenti e, per quanto riguarda i testi accademici, non è facile approvvigionare ed essere sempre precisi e puntuali, ecco perché in questi anni la CELID è diventata un punto di riferimento, senza contare le numerose iniziative culturali da essa promosse. Io ho iniziato a lavorare come fattorino alla CELID, poi magazziniere, poi commesso, poi responsabile della libreria e dopo ho preso un’altra strada, sempre come libraio, e penso che per la città la perdita di questo patrimonio, che ha radici sia nelle facoltà umanistiche che in quelle scientifiche, rappresenti una ferita. Chi è che non è passato dalla CELID? Ieri (24 settembre) abbiamo fatto un’audizione in Comune, davanti alla Commissione Lavoro e alla presenza dell’Assessore Mangone, e molti dei rappresentanti di questa Commissione erano passati dalle librerie universitarie CELID.

154913132-866035aa-ea34-480f-acb9-ff1325075b0eTorino ha un numero piuttosto alto di librerie indipendenti. Cosa si può fare per preservarle?

Ieri, proprio in questa audizione, ho parlato dell’importanza della CELID, ma anche dell’importanza di tutte le librerie torinesi. Torino mantiene ancora una densità di librerie indipendenti tra le più alte d’Europa, addirittura, e non va salvata solo la CELID, va salvato il sistema di librerie nel suo insieme, perché possa lavorare sul territorio. Come la CELID era radicata all’interno dell’università, le librerie torinesi sono radicate nella città e nei quartieri – e avere una libreria in un quartiere significa anche un rapporto con le scuole e con le biblioteche e una crescita migliore del territorio.

Faccio un esempio: noi siamo arrivati qua come Ponte sulla Dora (la sua libreria NdR) tre anni fa e abbiamo iniziato relazioni con i commercianti e con le scuole della zona, in cui portiamo autori e lavoriamo con i ragazzi, e non siamo certo gli unici a fare così!

Bisogna sostenere il sistema di librerie come fanno in Francia, dove hanno sgravi fiscali e agevolazioni per quelle di qualità, che organizzano iniziative nel territorio; qualche anno fa hanno lanciato una campagna intitolata “Noi non vendiamo libri a peso, noi diamo peso ai libri”.

C’è necessità che i luoghi della cultura vengano intrecciati. Noi questo tentativo l’abbiamo fatto: lo scorso Aprile, in occasione di Torino che legge abbiamo messo insieme librerie, biblioteche, scuole e quanti a vario titolo si occupano di libri e lettura, dal Salone del Libro alla Scuola Holden, dal Circolo dei Lettori alle case di quartiere. Questa è una città straordinaria, il suo problema è che spesso si occupa solo di grandi eventi e non della sfera del quotidiano, quando la promozione della lettura ha bisogno di continuità.


A questo punto noi ci chiediamo: è possibile che questa chiusura non potesse essere evitata? Non era pensabile un trasferimento, anche solo temporaneo, della sede di Palazzo Nuovo?

In ogni caso, non sappiamo con certezza quale destino attenda la CELID: le mobilitazioni di questi ultimi giorni e la liquidazione totale* potrebbero ancora dare i loro frutti. Il consiglio è di non smettere di sperare e, soprattutto, di conservare la tessera.

*per maggiori informazioni e aggiornamenti, consultare il sito di Palazzo Nuovo.

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