Brevi interviste con noi stessi

Quando ho comprato Brevi interviste con uomini schifosi di David Foster Wallace ho sinceramente pensato che sarebbe stata l’ennesima finzione post-modernista. Già un titolo del genere fa pensare a tutta quella parte di letteratura contemporanea pseudo-intellettuale che si rifà (fino alla nausea) al modello bukowskiano e che, francamente, mi fa venire l’orticaria. Si partiva con un punteggio sotto lo zero.

9788806207618gIn ogni caso, l’ho comprato. Ed è successo che, contro tutte le mie aspettative, mi ha stupita. Non in modo positivo, non in modo negativo. Difficile spiegare ciò che è stato leggere questo libro, e forse la metafora che più lo fa intendere è quella abusata del viaggio.

David Foster Wallace è a tutti gli effetti un post-modernista che crea finzione. Ciò che rende David Foster Wallace, però, David Foster Wallace è la sua consapevolezza: […] Può benissimo darsi che avrà il solo effetto di farti sembrare un babbeo ripiegato con impaccio su se stesso, o uno dei tanti Artisti Cazzari manipolatori pseudopostmodernisti che cerca di rimediare a un fiasco ritirandosi in una meta dimensione a commentare il fallimento stesso. Così parla del se stesso autore nel ciclo Ottetto, strana sezione del romanzo, nel quale lo scrittore sembra interrogarsi sulla verità letteraria, sul rapporto con il lettore, senza arrivare ad alcuna conclusione, se non alla confusione, all’allusione.

Insomma, quella che reputavo essere una messinscena si è rivelata essere un ritratto fedele della società in cui viviamo, senza uso di mezzi termini, senza il tentativo di indorare la pillola.
Zadie Smith, infatti, parla di questo libro come di un dono: “Dave ha detto cose geniali sul dono: sulla nostra incapacità di dare gratuitamente, o di accettare quello che ci viene dato gratis. Nei suoi racconti, dare è diventato impossibile: la logica di mercato permea ogni aspetto della vita.”

Ad un certo punto del libro, infatti, c’è un racconto, Il diavolo è un tipo impegnato, che parla di come un tizio voglia sbarazzarsi delle cianfrusaglie che tiene in garage e di come la gente, alla scoperta della gratuità di tali oggetti, diventi scettica; solo quando, per disperazione, l’uomo inizia a prezzarli, gli acquirenti corrono in massa, convinti di aver adocchiato una vera occasione.

davidfosterwallace1Lì per lì uno non si accorge nemmeno del peso di queste “brevi interviste” che, raccontate con ironia ed estrema maestria, paiono quasi degli scherzi. Uno, però, capisce che qualcosa di vero viene detto quando va a fare la spesa e, cercando le offerte, non può fare a meno di ricordarsi del tale che vuole svuotare il garage. È questa la forza di David Foster Wallace, la capacità di insinuarsi nella tua testa senza che tu te ne accorga e di fare le uova. È lì, quella realtà è lì, ormai, e tu non sei più inconsapevole. Ecco perché Zadie Smith parla di dono: è un regalo, quello che Wallace ci fa, un regalo in un mondo in cui tutto è a pagamento. Ci regala la consapevolezza di poter essere ancora veri, ci sputa in faccia tutta la nostra miseria e, in quello che sembra un manifesto di speranza persa, ci dona la possibilità di ritrovarci, di riprovarci.
Dopo aver letto La persona depressa, ad esempio, è impossibile essere la persona di prima: un racconto in prima persona di questa donna carica di problemi, così instabile mentalmente che tu, lettore, non puoi fare a meno di compatirla, di volerla aiutare… fino a quando non ci si rende conto, guidati da Wallace, che questa persona non vede altro se non sé stessa, i suoi “problemi”. L’autore sembra sussurrare tra le righe, senza pretese, che questi siamo noi, esseri umani del consumismo, dell’incomunicabilità.

Ora forse capirete perché ho voluto a tutti i costi di parlare di “viaggio”, nonostante fosse una metafora banale: questo libro ci accompagna lentamente ad una consapevolezza radicale. Stupisce, come dicevo prima, non in modo positivo, non in modo negativo: stupisce. Quando si dice a voce alta che tutto va male, o si contano i soldi nel portafoglio, è qui che non si può non pensare a questo libro.
E sì, forse ha ragione Wallace, forse siamo davvero degli uomini schifosi, forse non c’è davvero nient’altro, per noi. O forse questo suo regalo è realmente un piccolo barlume di speranza per l’umanità. La verità è che ognuno lo scoprirà a modo suo, anche grazie a questo libro, che aiuta a guardarsi dentro, a domandarsi realmente chi si è, quanto si è incoerenti, ipocriti, costruiti; anzi, può darsi che nemmeno David Foster Wallace avesse capito fino in fondo questa società, perché, dopotutto, ci lascia con il dubbio: “sai, non si sa mai , in fondo, o invece sì, o invece sì.”  

Erica Bouvier

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