“Di Lama e D’Ocarine, Storie di Tango”: il racconto a ritmo di musica di Francesco Scarrone.

«Un tanguero deve portare un’ombra sul volto,

un cerotto sul cuore,

e una pallina sempre in tasca.»

 

E’ così che inizia il viaggio di Diego Alvaro de Marenquio Manasero y Gregorio, un viaggio che lo porterà a diventare il più grande tanguero del mondo. Un viaggio lontano dalla sua terra, costellato di avventure, di incontri, d’amore tradito e di malinconia che lo condurranno, con non poche fatiche, a suonare il più bel tango mai suonato. Un viaggio difficile ma ironico, che fa sorridere e che viene raccontato da Francesco Scarrone nel suo libro, “Di Lama e D’Ocarina”.

Di-lama-e-docarina-frontUn racconto a ritmo di musica, a ritmo di tango, che sembra scandito dal parlare cantilenato di un argentino e che porta il lettore in una terra lontana, dove il cielo – il cielo della Pampa – si tinge di rosso al tramonto e gli uomini e le donne si ritrovano nelle milonghe per ballare fino all’alba un tango vorticoso. Un tango che non è solo un ballo, ma una vera allegoria di vita all’interno della quale sono riversati amore, odio, passione e vendetta. Sentimenti vissuti a ritmo di musica, al ritmo della chitarra di Diego Alvaro che, una volta raggiunto il successo e la fama, ritrova la propria gioia nella sua terra, dove capisce di essere diventato il miglior tanguero di sempre.

Da qui si incatenano storie, storie di amori sofferti e non corrisposti, di baci al cioccolato, di tradimenti, di sentimenti puri, di café francesi. Racconti semplici ma ricchi di espressione, che nella loro brevità trasmettono qualcosa che va oltre le parole. Un insieme di storie che seguono il viaggio di Diego Alvaro ma che sembrano portarlo alla sua naturale conclusione, che lo esauriscono nella dolcezza e nella nostalgia. A tratti divertenti, a tratti drammatici, continuano a risuonare nelle orecchie e nel cuore del lettore come una musica, mantenendo fede all’intento iniziale del libro di raccontare una storia di tango.

Un personaggio a cui ci sia affeziona con facilità, che non si vuole più lasciare e tante altre storie delle quali si vorrebbe sentire parlare ancora e ancora: troppo breve questo racconto per non sentirne in fretta la mancanza. Probabilmente, però, è anche questo un suo punto di forza: la rapidità con cui si conclude. Una rapidità che ricorda quella di una canzone, di un brano musicale che in men che non si dica raggiunge le ultime note, ma che continua a suonare nella testa di chi lo ascolta, lasciando il proprio segno.

Francesco Scarrone, autore nato a Mondovì, riesce a creare un mondo nuovo, a farci vivere per un breve tempo i suoi personaggi e a portare un po’ di allegria nel lettore: un’allegria lieve, dal sapore dolce e amaro, che però non può che far concludere il suo libro con un sorriso e il desiderio di ricominciarlo da capo.

Di Alessia Alloesio

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