Urban Renewal Summit, Tel Aviv, 17 settembre 2025: s’è fatta sera e Bezalel Smotrich, Ministro delle finanze di Israele, decide di seguire l’Ottavo dei Comandamenti: «Ascoltatemi attentamente», esordisce comodamente seduto sul palco. «C’è un piano aziendale, realizzato dalle persone più professionali che ci siano, che si trova sulla scrivania del Presidente Trump su come questa cosa [Gaza] sia una miniera d’oro. […] Ho iniziato delle trattative con gli americani, non lo dico per scherzo, perché non chiedo molto. Abbiamo pagato un sacco di soldi per questa guerra, quindi dobbiamo capire come dividere in percentuali la compra-vendita dei terreni a Gaza. E adesso, nessuno scherzo, abbiamo completato la fase di demolizione, che è sempre la prima fase di un rinnovamento urbano. Ora dobbiamo ricostruire, è più economico».
Quelle di Smotrich sono parole tanto agghiaccianti quanto sincere e qualunque riflessione sul futuro dei territori palestinesi – nonché sulla loro sovraintendenza – non può che tenerne conto. Le indicibili atrocità perpetrate dall’attuale Governo israeliano ai danni della popolazione palestinese, infatti, costituiscono nientemeno che la prima fase di un complesso piano immobiliare. Questo progetto avrebbe come obiettivi la distruzione, l’occupazione permanente e la riqualificazione del territorio della Striscia di Gaza: il tutto indipendentemente dalla volontà di chi vi abita.
Tuttavia, far di Gaza «la riviera del Medio-Oriente» è un’operazione che porta con sé un costo spaventosamente alto, non soltanto in termini di vite umane, ma anche economici: sul primo, si sa, un’amministrazione genocida è più che disposta a soprassedere, ma che dire del secondo? Chi ripagherà gli assassini del prezzo delle loro pallottole? Chi finanzierà i lavori che erigeranno altissime torri d’avorio sulle ossa dei gazawi? Sionisti di tutto il mondo, unitevi – e fatelo sotto il vessillo del Board of Peace!
Cosa
Nemmeno due settimane dopo l’orazione di Smotrich, il 29 settembre, la Casa Bianca pubblica il Piano di pace per Gaza: si tratta di un documento composto da venti punti che prevede l’attuazione degli stessi secondo il susseguirsi di due fasi. Durante la cosiddetta “Fase uno”, in seguito al cessate il fuoco, le milizie di Hamas avrebbero dovuto restituire entro settantadue ore tutti i cittadini israeliani presi in ostaggio il 7 ottobre 2023 – sia vivi che deceduti – alle forze dell’IDF. Queste ultime, ritiratesi nella parte esterna della Striscia di Gaza, sarebbero state tenute a facilitare il rimpatrio di duecentocinquanta ergastolani e di oltre millesettecento gazawi incarcerati dopo il massacro del festival Supernova, nonché la ripresa della redistribuzione degli aiuti umanitari. Meraviglioso, giusto?
La “Fase due”, invece, sarebbe dovuta consistere nella ratifica di un accordo di pace tra le parti in lotta e nella creazione di un ente sovranazionale in grado di supervisionare una transizione pacifica verso una Striscia di Gaza «deradicalizzata e libera dal terrorismo». Tale ente sarebbe stato dotato d’una Forza Internazionale di Stabilizzazione temporanea dall’accento arabo-statunitense.
Il perché del condizionale è presto detto: le uccisioni a danno dei palestinesi – checché se ne strilli a Washington – non sono mai cessate. D’altro canto, al vertice di Sharm el-Sheikh del 13 ottobre, finalizzato alla ratifica degli accordi di pace tra Israele e Hamas, parteciparono più di venti delegazioni e capi di Stato, esclusi però proprio quelli di Israele e Hamas. Oltre al danno, pure la beffa: alla riunione venne invitata anche una delegazione dell’ANP, sottintendendo che questa potesse fare le veci di Hamas in un ultimo disperato tentativo di identificare i terroristi palestinesi con i palestinesi tutti.
La Fase due, però, non potrà dirsi conclusa finché non verranno raggiunti gli obiettivi appena citati, prospettiva che per il momento pare piuttosto un miraggio. La funzione del Board of Peace – la cui prima menzione ufficiale compare nella Risoluzione ONU 2803, che ne ha avallato la creazione – è precisamente quella di agevolarne il raggiungimento. Ciò avverrà supervisionando l’operato di un neonato comitato apolitico di tecnocrati palestinesi, «responsabile della gestione quotidiana dei servizi pubblici e dei comuni per la popolazione di Gaza», e attraendo copiosi investimenti dall’estero. Ed è proprio qui che cominciano i problemi.
Come
Un miliardo di dollari statunitensi: questa è la cifra richiesta per entrare a far parte del Board. Ventotto i Paesi membri – di cui venti fondatori – dunque ventotto i miliardi stanziati sin ora: semplice, no? E invece no, perché gli USA di miliardi ne hanno versati cinque. Magnanimità? Macché: si stratta di una mossa strategica poiché, stando a quanto scritto nello Statuto, «ciascuno Stato membro rimane in carica per un periodo non superiore a tre anni a decorrere dall’entrata in vigore della presente Carta», ma «il periodo di tre anni non si applica agli Stati membri che contribuiscono con oltre 1.000.000.000 di dollari statunitensi […] entro il primo anno dall’entrata in vigore della Carta». Insomma: se si paga, si entra – ma se si paga di più, si resta! Sì, ma con quali soldi? Con i nostri, o meglio, con quelli versati dai contribuenti di tutti i Paesi membri.
A tal proposito, è d’obbligo sottolineare come Donald J. Trump ricopra – e ricoprirà a vita – la presidenza del Board of Peace, non in quanto quarantasettesimo Presidente degli Stati Uniti d’America, ma in qualità di Donald J. Trump, privato cittadino. Ne deriva che gli Stati costituitisi parte del Board siano divenuti tali in seguito ad aver rimpinzato un fondo d’investimenti che è pubblico in teoria e privato nei fatti – dopotutto, secondo lo Statuto, «il Presidente [Trump] avrà l’autorità esclusiva di creare, modificare o sciogliere entità sussidiarie secondo necessità». Inoltre, potrà selezionare personalmente i membri del Consiglio esecutivo, nominare un Amministratore delegato alla guida del suddetto Consiglio e, non dovesse gradirne l’operato, rivendicare il diritto di veto su qualsivoglia decisione presa.
Perché
Domanda da un miliardo di dollari – americani, mi raccomando. In effetti, dire che la costituzione del Board è tanto ambigua da risultar sospetta è dire poco, troppo poco. Perché mai creare un organismo parallelo all’ONU avente tuttavia – per lo meno sulla carta – gli stessi propositi dell’ONU? Perché mai istituire una specie di gran tavola rotonda – «la più grande», secondo il suo stesso fondatore – con il fine dichiarato di sovrintendere una transizione pacifica nella Striscia di Gaza, se poi nello Statuto dell’organizzazione stessa la parola “Gaza” non compare nemmeno? Perché mai la presidenza d’un apparato sovrastatale dovrebbe essere ricoperta da un privato, attribuitosi per giunta poteri illimitati su qualsivoglia organo interno? Troppo presto per dirlo o troppo tardi per pensarci?
Gabriele Farano
Fonti:
Al Jazeera and News Agencies, “Trump launches Board of Peace at signing ceremony in Davos. US president says newly established Board of Peace will be able to ‘do pretty much whatever we want to do’.”, Al Jazeera English, 22 gennaio 2026, ultima consultazione: 20 giugno 2026, link: https://www.aljazeera.com/news/2026/1/22/trump-launches-board-of-peace-at-ceremony-in-davos.
Isabel Kershner, “$1 Billion in Cash Buys a Permanent Seat on Trump’s ‘Board of Peace’. The board was originally conceived to oversee the rebuilding of Gaza, but its charter does not mention the Palestinian enclave, suggesting a possibly broader mandate.”, The New York Times, 18 gennaio 2026, ultima consultazione: 20 giugno 2026, link: https://www.nytimes.com/2026/01/18/world/middleeast/trump-board-of-peace-gaza.html.
Francesco Lo Torto, “Oggi il vertice per la tregua a Gaza. Perché Trump riunisce a Sharm-el-Sheikh i leader di 20 Paesi.”, Il Fatto Quotidiano, 13 ottobre 2025, ultima consultazione: 20 giugno 2026, link: https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/10/13/vertice-gaza-trump-tregua-notizie/8157773.
La Repubblica, GAZA, La frase shock del ministro SMOTRICH: ‘La Striscia è una miniera d’oro immobiliare’, 18 settembre 2025, ultima consultazione: 20 giugno 2026, link: https://www.youtube.com/watch?v=cs9WqacIxFs.
Camera dei deputati – Documentazione parlamentare, Il Piano di pace per Gaza, ultima consultazione: 20 giugno 2026, link: https://temi.camera.it/leg19/post/il-piano-di-pace-per-gaza.html.
United Nations – Security Council, Resolution 2803 (2025), ultima consultazione: 20 giugno 2026, link: https://docs.un.org/en/s/res/2803(2025).
Board of Peace, The Charter, ultima consultazione: 20 giugno 2026, link: https://boardofpeace.org.




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