Maze Runner – La fuga (dalla trama e da tutto il resto)

L’atteso seguito di Maze Runner – Il Labirinto è sbarcato da poco, il 15 Ottobre, anche nei cinema italiani, facendo rimpiangere, a molti (e a me in primis), di averlo aspettato.
Il film è godibile, certo, in quanto non presenta punti morti, ma unicamente scene d’azione, di battaglia, di combattimento, di borbardamenti, di spionaggio e di fuga.
In particolare di fuga.
Ma fuga da cosa?

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*Questo articolo presenta spoiler sia riguardanti il film di Wes Ball, sia il libro di James Dashner*

Credo sia doveroso sottolineare che il nostro Wes Ball, in questa pellicola, si sia decisamente lasciato fuorviare dal titolo. Così tanto da dimenticarsi la trama. Ma partiamo dall’inizio.

Si spengono le luci nella sala del cinema e tutto il pubblico è in trepidazione. I ragazzi, che abbiamo imparato ad apprezzare nel primo capitolo della saga, sono appena stati portati in salvo da un gruppo sconosciuto, a bordo di un elicottero (che in realtà sarebbe dovuto essere un pullman, ma non vogliamo perderci in piccolezze), che atterra di fronte a un grande stabile in mezzo a un deserto. Da subito i nostri eroi corrono in preda al panico verso l’efidicio, dato l’avvicinarsi di strane creature urlanti e macerate (chiamate spaccati), e riescono a mettersi apparentemente in salvo. All’interno il suddetto luogo è immenso, pieno di attrezzature fantascientifiche e di un centinaio di operatori tra soldati, medici e assistenti, che subito si mettono a prelevare loro sangue, a iniettare loro liquidi di dubbia provenienza e a testare la loro salute generale.
Poi, tutti quanti vengono scortati in una grande mensa, in cui trovano moltissimi altri ragazzi che sembrano provenire da numerosi labirinti quali il loro. Si rifocillano e poi, ogni sera, qualche ragazzo o ragazza viene chiamato dalla squadra che gestische l’edificio, non facendo più ritorno. Thomas, il solito ficcanaso, non può rimanere indifferente a questo e grazie ad Aris, un ragazzo incontrato tra gli altri, scopre che in una sala i corpi di questi ragazzi vengono appesi (???) attraverso inquietanti tubature, apparentemente in coma. Lancia per questo l’allarme ai suoi amici radurai e insieme decidono di fuggire senza alcuna speranza o ragione fuori dall’edificio, in mezzo al deserto.

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Chiunque conosca la storia, avrà sicuramente già qualche ditino alzato in segno di protesta.
Ovviamente, il posto in cui vengono scortati è, sì, uno stabile, ma composto prettamente da 3 stanze e le uniche persone presenti all’interno sono i radurai e coloro che li hanno portati lì. Li fanno mangiare nella sala comune, la mensa, poi dividono i maschi in un dormitorio e l’unica femmina, Teresa, in un altro dormitorio. Thomas cerca di comunicare telepaticamente con lei per un po’ (per chi non lo sapesse, grazie al primo film che l’ha omesso, sì, loro due comunicano telepaticamente) fino a quando il contatto non si interrompe e di conseguenza prova almeno a dormire. Tutti la mattina dopo si svegliano di soprassalto a causa degli spaccati che si affacciano alle finestre del dormitorio (che loro vedono solo ora e non sanno cosa siano, N.B.) e quindi scelgono di uscire da lì per andare verso la mensa. Lo spettacolo che si trovano di fronte è a dir poco raccapricciante: i corpi di coloro che li avevano salvati sono impiccati al soffitto, in evidente stato di putrefazione (Ball, non era abbastanza d’effetto questo, vero?). Comunque, spaventati, entrano nel dormitorio dove ci sarebbe dovuta essere Teresa, ma al suo posto trovano un ragazzo, per l’appunto Aris, che sostiene di non averla mai vista. Grazie a lui (e solo a lui!) scoprono che vi era un solo altro labirinto, identico al loro, se non per il fatto che era composto da tutte ragazze e da un solo ragazzo, che era arrivato per ultimo nella radura, provocando poi il finimondo che era successo anche da loro dopo l’arrivo di Teresa.
Dopo aver appreso tutte queste belle cose, riescono alla ricerca di un’uscita (che non trovano) e notano invece che i cadaveri sono spariti. Il mistero si infittisce: dopo giorni di fame, appare in quella stanza una scrivania con un uomo simile nei lineamenti a un ratto, schermato da una sorta di campo di forza. Quest’uomo spiega loro che l’unico modo per sopravvivere è prestarsi a una seconda prova (perchè, sorpresa delle soprese, si tratta sempre di Wicked o della Cattivo, che dir si voglia) e che per farlo dovranno lanciarsi l’indomani mattina attraverso un portale, per poi raggiungere il “porto sicuro” oltre le montagne, con la promessa che se riusciranno a giungervi nel tempo prestabilito, alla fine del percorso verrà somministrata loro la cura per la malattia dilagante che aveva sconvolto il mondo.
Da questa premessa, possiamo già capire lo snodo fondamentale nella questione: nel film scappano dalla trama, mentre nel libro abbiamo una fuga figurata, perchè nessuno dei ragazzi ha il controllo della propria vita, ancora.
Da qui in poi, possiamo trovare qualche parallelismo tra le due storie, ma solo qualcheduno. Passano attraverso il deserto, il paesaggio post-apocalittico in effetti nel film è reso bene, anche se nel libro i ragazzi sono in 30 senza Teresa (che non si sa dove sia finita) e nel film sono solo in 7 con lei.
Un’altra modifica divertente è stata, comunque, indubbiamente, quella riguardante gli spaccati. Nel film, banalizzati come zombie di The Walking Dead con forza sovraumana, putrefatti e incapaci di riprodurre versi che non siano ruggiti o suoni indistintamente gutturali. Sempre in relazione alle tanto amate storie zombie, si viene infettati tramite i morsi o i graffi, passando quindi una dolorosa e insopportabile convalescenza in cui “quella cosa sta crescendo dentro di me” [cit.] alla stregua di Alien, mostrando per l’appunto l’addome della vittima insidiato da un mostriciattolo che si sviluppa attraverso le viscere.
A parte la discutibile originalità dell’idea, non è questo che succede agli spaccati. Tutti hanno la malattia. Ma proprio tutti. Conseguentemente, ci sono diversi stadi attraverso cui si arriva ad essere irrecuperabili. E all’inizio si è anche persone normali, forse un po’ meno emotive, ma normali.

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Sorvolando la parte centrale, che dato il risvolto preso nel film, non ha una vera utilità, se non occupare minuti, passiamo al finale.
I nostri radurai superstiti si dirigono verso quello che viene chiamato Braccio Destro (che in realtà verrà presentato nel terzo volume, in ben altre circistanze), una sorta di organizzazione opposta a quella che li ha spediti nel Labirinto e trovano per l’appunto un accampamento decisamente modesto che quindi rappresenterebbe la resistenza. Neanche il tempo di arrivare e di sistemarsi, che Wicked (la Cattivo) li trova e comincia a bombardare tutto quello che vede, riuscendo a catturare la maggior parte di loro e lasciando a Thomas il compito di promettere, come ogni bravo eroe, che ‘sta volta non lo permetterà.

Credo non sia necessario ribadire che è stata un’esperienza alienante. E a tratti anche esilarante. Nella mia vita mi è capitato spesso di sentirmi dire “Ma perchè vedere il film, se hai già letto il libro? Ti rovini tutto l’effetto sorpresa!”. Sarà mica a questo che ha pensato Ball alla regia di rappresentazione cinematografica? “Non vorrai certo che gli spettatori che sanno già la trama si annoino!” e così questo è il disastro che ne è derivato.
Grazie a questo flop (non solo etico, ma anche monetario: in America gli incassi sono stati infinitamente più bassi di quelli preventivati) il regista stesso ha dichiarato che verrà girato solo il terzo episodio della saga, nonostante la versione cartacea consti di 5 volumi.

Veronica Repetti

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