Quando la fotografia diventa passione – Gino Imperato

di Chiara Dalla Longa

Si chiama Gino, ha 24 anni, anche se nessuno gliene dà più di 20, e sta frequentando il terzo anno del DAMS. La sua passione per la fotografia è nata quasi per caso… Così inizia a raccontarmi la sua storia.

《Ricordo che era uno dei giorni antecedenti alla terza prova dell’Esame di Stato e per staccare dallo studio finii su Facebook, su delle fotografie ritoccate abbastanza male e pensai: “Quasi quasi mi scarico Photoshop!” Dopo tre ore ho ordinato la mia prima reflex online e mi sono appassionato al fotoritocco. Ricordo lo scetticismo dei miei amici nel vedermi con una reflex in mano. “Cosa ci devi fare con questa cosa?”, “Che te ne fai?”, “La userai due volte e la lascerai là”》

Effettivamente, dopo la ripresa dal “trauma” della maturità, l’aspirante fotografo abbandona il suo attrezzo per fare il cameriere, ma dopo poco, trasferitosi a Torino per iniziare l’università, impara ad amare la fotografia. Così continua a raccontarmi:

《I primi tempi sono stati complicati, non vivevo una situazione semplice in casa e, non conoscendo nessuno, almeno i primi periodi, uscivo armato di macchina fotografica e andavo in giro, totalmente a caso. Così ho imparato a conoscere Torino, a volerle bene e ad amarla. All’inizio la odiavo, perché era il motivo per cui avevo lasciato la mia casa, i miei amici e la mia famiglia, ma pian piano ho iniziato ad apprezzarla e credo sia un amore ricambiato, dato che qualche momento emozionante me l’ha regalato.》

Ogni volta che torna a casa, in Costiera Amalfitana, è una sfida per Gino, che fotografa questi posti meravigliosi ma già presentati miliardi di volte: deve cercare nuovi punti di vista per suscitare nuove emozioni. La maggior parte delle sue foto son fatte al tramonto perché per lui è un momento magico che riesce a risollevare qualsiasi brutta giornata ed ogni volta è magico. Gino ci confessa:

《Molti fotografi scattano tanto, io invece sono l’opposto. Scatto poco, ma ogni scatto ha la sua storia, e credimi, le ricordo tutte, nessuna esclusa. Perché ogni foto per me è un’emozione e le emozioni non si dimenticano.》

I paesaggi sono il genere in cui ha più esperienza, ma da poco ha iniziato a dedicarsi alla ritrattistica, anche se ha ancora della strada da fare.
Gli amici che prima erano scettici ora hanno capito e sostengono Gino che mi dice:

《I primi tempi, quando puntavo la macchina fotografica contro i miei amici, venivo prontamente fermato con una mano davanti all’obiettivo. Adesso invece si mettono in posa ed io li adoro, per me è una piccola vittoria.》

Chiedo a Gino quali sono le foto a cui è più legato e se ne ha una preferita e mi risponde:

《Ci sono un bel po’ di foto a cui sono legato. Una di queste è un tramonto ad Atrani, comune della Costiera Amalfitana. Quella sera i colori erano meravigliosi, era un quadro. Ho anche rischiato di finire in mare, ma alla fine ne è valsa la pena.》

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Un’ altra foto a cui Gino è particolarmente legato è stata fatta sulla spiaggia che lo ha visto crescere, quella di Minori, il paese che ama di più di tutta la Costiera Amalfitana.

《Per me Minori è sinonimo di casa, è li che ho lasciato il mio cuore. Era una mattinata di dicembre, c’erano delle nuvole fantastiche e decisi di andare in riva al mare a scattare. Decisi la posizione, mi sfilai le scarpe e alzai il pantalone per evitare di bagnarmi. Non ebbi nemmeno il tempo di farlo che un’onda violenta andò a sbattere sugli scogli e per salvare la macchina fotografica feci da scudo, bagnandomi completamente. Non mi persi d’animo e riuscii comunque ad ottenere quello scatto, in mutande, a dicembre. E non faceva caldo, te lo posso assicurare.》

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Quella che ha più nel cuore, però, non è un paesaggio. E’ una foto scattata in un asilo durante un tirocinio.

《Vidi questa bambina guardar fuori dalla cancellata. Sembrava cercare qualcosa, sembrava voler andar via. Immediatamente ho pensato ad una canzone di Ligabue, “ Quando mi vieni a prendere “ in ricordo della strage di Dendermonde. E’ una canzone per me molto importante, e quella foto la rappresenta alla perfezione. Credo sia la mia fotografia preferita.》

La foto in questione è stata anche la sua prima foto pubblicata su PhotoVogue, il che rende molto orgoglioso il giovane fotografo.

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Tutto quello che Gino ha imparato e i successi raggiunti non son stati frutto di corsi o lezioni, il giovane universitario è un autodidatta che ha imparato sbagliando e riprovando. Da poco lavora per un’agenzia torinese, la Art Foto e grazie a questa esperienza ha potuto confrontarsi con fotografi professionisti da cui può imparare ancora molto.

Riguardo al suo percorso sulla ritrattistica da breve intrapreso ci racconta:

《All’inizio ero un po’ titubante, non mi attirava molto l’idea, ma credo sia importante riuscire a catturare l’anima di una persona, ed è quello il mio prossimo obiettivo. Migliorare sempre di più facendo esperienza, appena lo studio me lo permette. E’ un mondo in cui devo fare ancora tanta strada ma la volontà c’è tutta. E’ molto complicato, ultimamente. Tutti credono di essere fotografi, ma io so per certo di non essere uno di loro. Ci sono tanta ignoranza e tanta ingiustizia.》

Alla mia domanda su chi lo ha sostenuto dall’inizio e chi sono le persone che gli stanno vicino tuttora nella realizzazione dei suoi sogni mi risponde:

《I miei amici di una vita, quelli con cui litigo ogni giorno ma che nonostante tutto mi vogliono bene e mi sono vicini. Sono circondato da persone fantastiche e sono fortunato. Dopo diverse situazioni difficili che ho dovuto affrontare ho imparato a non dare nulla per scontato. Il mio sogno è diventare un fotografo professionista. E’ tutto quello che desidero, nient’altro. Spero di riuscirci, ma l’unica cosa che so è che ci metterò tutto me stesso come sempre e ci proverò fino alla fine.》

Per ammirare altri scatti di Gino seguitelo sulla sua pagina Facebook.

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