SPECTRE: la recensione dell’ultimo film di James Bond

SPECTRE è il ventiquattresimo film della serie di James Bond, uscito in contemporanea mondiale il 5 novembre, a 53 anni dalla prima trasposizione cinematografica dell’agente meno segreto che Sua Maestà possa vantare di avere al proprio servizio.
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Si tratta del quarto film che vede Daniel Craig nei panni della spia nata dalla penna di Sir Ian Fleming e il secondo ad essere diretto da Sam Mendes (Revolutionary Road, American Beauty).

L’agente 007 si trova  questa volta al centro di un gigantesco intrigo internazionale, che vede fronteggiarsi da un lato l’MI-6, recentemente passato sotto il controllo dell’MI-5 e quindi costretto, almeno formalmente, a voltare le spalle a Bond, e dall’altra la SPECTRE (acronimo di Special Executive for Counter-intelligence, Terrorism, Revenge and Extortion), storica organizzazione criminale vista per la prima volta proprio nel film d’esordio della saga, Dr.No (Agente 007-Licenza di Uccidere per il pubblico nostrano). La trama però è resa ulteriormente complicata dal manifestarsi dei fantasmi del passato del protagonista, legati tanto alle donne che ha amato – Vesper Lynd su tutte – quanto alla sua famiglia.

Quello firmato da Mendes è un seguito diretto del precedente capitolo, Skyfall, che si ricollega anche a tutte le altre pellicole dell”’Era Craig”. Casinò Royale, uscito nel 2006 per la regia di Martin Campbell, costituiva quasi un reboot della saga, creando un personaggio ben diverso da quello a cui il pubblico era abituato, tanto nell’aspetto decisamente più ”working class” quanto nelle maniere più rudi e dirette. Con Skyfall, invece, il regista si impegna a rimettere Bond sui suoi binari classici, calando abilmente lo spettatore in un mondo sempre più irreale e ”bondiano” in modo graduale, senza spezzare il rapporto con i film precedenti e mantenendo intatta la cosiddetta sospensione dell’incredulità.
SPECTRE da un lato costituisce la perfetta evoluzione di questo ragionamento, ma dall’altra ne sconta i limiti, che rimangono gli stessi che avevano convinto i produttori precedentemente a puntare su un approccio diverso, e cioè una maggiore difficoltà ad affezionarsi al personaggio, che sembra sempre più allontanarsi dal mondo reale.

Mendes si conferma comunque un regista di talento, capace di dosare con attenzione ironia e serietà, delineando un film  che si costruisce su un crescendo di eventi culminanti in uno spettacolare  e bellissimo finale ambientato proprio nella semi distrutta ex-sede dell’ MI-6. Ad essere decisamente meno convincente è invece la scena iniziale, ambientata per le strade di Città del Messico durante i festeggiamenti del Dia de los Muertos; se da un lato infatti viene messo in scena un pregevole piano sequenza che vede Bond raggiungere il suo obiettivo avventurandosi sui tetti, dall’altro esplode in una spettacolarità eccessiva, quasi a sembrare un episodio di Fast&Furious. Eppure bisogna tenere conto dei tempi in cui il film esce perchè, piaccia o no, questo è il modo in cui vengono girati oggi i film d’azione. Bruttina anche la sigla che accompagna i titoli di testa, sulle note di quella che è forse la più inascoltabile tra tutte le canzoni della serie.
Ottimo e molto ironico l’uso del classico motivetto di Bond, utilizzato per sottolineare l’avverarsi di situazioni poco plausibili, quasi a voler ricordare allo spettatore che ci sia ben poco da lamentarsi dello scarso realismo, perchè in fondo si tratta pur sempre di un film di 007.

Daniel Craig – che a titolo personale considero il miglior Bond di sempre per la sua naturale eleganza che contrasta con una fisicità massiccia e quasi tozza: caratteristiche perfette per un personaggio che in fondo non è altro che un killer costretto suo malgrado a nascondersi dietro smoking e cocktail – qui, proprio a causa del ”ritorno alle origini” precedentemente citato, sembra leggermente fuori posto. Un film come SPECTRE avrebbe forse necessitato di un attore più ”damerino” e meno ”guerriero”.
Cristoph Waltz  e Dave Bautista sono invece assolutamente perfetti nei panni degli antagonisti, sui quali però è meglio non spendere troppe parole per non rivelare dettagli importanti della trama,

In definitiva SPECTRE è un buon film, un’ottima avventura di 007 perfettamente calibrata e canonizzata, che sconta principalmente il ”difetto” di far parte di un’era bondiana che è stata capace di sfornare film di altissimo livello come Casinò Royale e Skyfall, rispetto ai quali è lievemente inferiore.

Marco Fassetta

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. lapinsu ha detto:

    Innanzitutto ti faccio i complimenti per la tua recensione.

    Posso solo aggiungere che secondo me Spectre ha un difetto piuttosto grave: aver abbandonato l’umanizzazione del personaggio intrapresa (tra alti e bassi) nei precedenti 3 film a favore di un ritorno all’origine del Bond canonizzato da Sean Connery.

    Ne ho scritto nel mio blog: magari può interessarti 🙂
    https://lapinsu.wordpress.com/2015/11/17/spectre/

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    1. marcofassetta ha detto:

      Grazie per i complimenti, molto interessante anche la tua recensione.

      Sono d’accordo con quanto scrivi anzi, azzarderei che spectre scivoli quasi in territori alla Roger Moore.

      Piace a 1 persona

    2. lapinsu ha detto:

      Oddio, i bond di Roger Moore non li ricordo molto bene… ma in linea dimassima c’hai ragione. Comunque io preferivo il Bond più mastino e cazzuto degli ultimi film alla versione glamour di Spectre: secondo me l personaggio c’aveva guadagnato.

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