L’immortale leggenda del mostro di Loch Ness

di Giulietta De Luca

E’ universalmente conosciuto come Nessie, la sua residenza è il Loch Ness, un lago delle Highlands scozzesi, e, nonostante tutte le prove a favore della sua esistenza siano state giudicate dei falsi, rimane una delle leggende più misteriose e amate.

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Il primo avvistamento della creatura risale al 566, quando – almeno secondo la versione descritta dal monaco Adamnano di Iona in Vita Sancti Columbae – un uomo del luogo venne ucciso da un mostro marino emerso dall’acqua. Evidentemente Nessie perse per un po’ la voglia di tornare in superficie, perché se ne parlò di nuovo soltanto nel 1870, anno in cui un uomo dichiarò di aver visto un grosso “oggetto” contorcersi tra i flutti. Il vero boom però esplose nel 1933, con l’articolo pubblicato dall’Iverness Courier, che riportava l’avvistamento del mostro da parte di due albergatori di Drumnadrochit.
Da quel momento si scatenò la tempesta: numerose fotografie cominciarono ad attestare le sempre più frequenti apparizioni della creatura, fino ad arrivare allo scatto più celebre, nel 1934, di Robert Kenneth Wilson, pubblicato dallo Scottish Daily Record. Fu proprio questa foto a tratteggiare la forma che il mondo attribuì – e attribuisce tuttora – al mostro di Loch Ness. Si tratterebbe di un Plesiosauro, un rettile acquatico vissuto nel Giurassico.

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La foto di Wilson (soprannominata “foto del chirurgo”) venne ritenuta vera per decenni e si rivelò essere un falso – come le altre prima di lei – soltanto nel 1975: Ian Wetherell, figlio di Marmaduke Wetherell, l’ideatore dello scherzo, confessò in esclusiva al The Sunday Telegraph la vera natura delle foto. Nessie, a detta di Wetherell, non era altro che una sagoma montata su un sottomarino giocattolo, mentre le strane orme avvistate in riva al lago erano state realizzate con una zampa di ippopotamo essiccata.
Negli anni successivi molti cercarono ancora di provare l’esistenza della leggendaria creatura, ma invano, imbattendosi più che altro in tronchi galleggianti o grossi pesci gatto – e pesci d’Aprile. Le ultime immagini sospette risalgono rispettivamente al 2009, quando una guardia di sicurezza ha fotografato una figura non meglio identificata con Google Earth, e nel 2014, con una foto satellitare delle Mappe Apple (è probabile che ritraggano entrambe due barche provviste di scia che increspa l’acqua).
Nonostante le numerose batoste, i devoti fan di Nessie non demordono e le teorie sulla sua esistenza continuano a moltiplicarsi.
Un’ulteriore svolta nella vicenda arriva proprio a fine 2015: Gareth Williams, professore di medicina dell’università di Bristol, spiega nel suo libro A monstrous commotion: the mysteries of Loch Ness che il mostro non sarebbe altro che una leggenda studiata per aumentare il turismo nella zona. Ci svela anche il nome del creatore della più famosa bufala del mondo: Digby George Gerarthy, un pubblicitario che, secondo Williams, sarebbe stato assunto dagli albergatori del posto per studiare una strategia. Il tutto, tra l’altro, è tratto da un romanzo dello stesso Gerarthy, Marise, dove si narra che l’idea del mostro scozzese è arrivata da Londra ed è nata attorno al tavolo di un pub vicino a Trafalgar Square.
Se neanche questo basta a fermare i fedelissimi di Nessie, non riusciranno certo le obiezioni scientifiche, che sono comunque da tenere in considerazione. Com’è possibile che un solo esemplare sia sopravvissuto per secoli? Se invece ce ne sono (o ce ne sono stati) più d’uno, perché non si trovano prove schiaccianti della loro esistenza? E, visto che si tratterebbe di creature di grosse dimensioni, come hanno potuto vivere nutrendosi solo della fauna del lago? Inoltre l’origine del Loch Ness risale a 10.000 anni fa, perché mai dovrebbe essere la tana di un animale estinto al termine del Cretacico?
Che ci si creda o meno, che lo si speri o che lo si tema, il segreto rimarrà comunque custodito negli abissi, forse per sempre.

 

 

 

 

 

 

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