Raspberry Pi: l’informatica economica

Se vi dicessi che potreste avere un pc perfettamente funzionante con meno di quaranta euro, mi credereste? Il Raspberry Pi, nelle varie incarnazioni che lo hanno visto emergere, è esattamente questo. Un PC essenziale, con prestazioni tutt’altro che esaltanti per gli standard odierni. Ma terribilmente compatto ed economico.

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Ed eccolo qui. Piccolo, magari non bellissimo, ma è un computer fatto e finito.

Tutto nasce nel 2006, con un gruppo di docenti, tecnici e appassionati, riuniti sotto l’egida di Eben Upton, oggi direttore tecnico di Broadcom (molto probabilmente qualcuno dei vostri pc e telefonini ha loro componenti montati dentro, perchè forniscono pezzi a un enorme numero di produttori in tutto il mondo).

L’obiettivo dichiarato è creare un modo economico e accessibile a tutti per iniziare a sperimentare con l’informatica, la modifica di hardware e la programmazione. Inizialmente solo un progetto e uno schema per costruirsi il pc in casa. Nient’altro. (è ancora disponibile per il download gratuito, se voleste cimentarvi nell’impresa)

Nel 2009 il gruppo radunato da Upton costituisce la Raspberry Pi Foundation, che ad oggi è attiva come fondazione caritatevole dedicata alla formazione dei giovani verso le tecnologie informatiche.

Inizia così un periodo di prototyping intensivo, in cui nascono centinaia di versioni di sviluppo del sistema, con il primo prototipo grande più o meno come una chiavetta USB.

A dicembre 2011 questi prototipi cominciano a raggiungere la forma che poi sarà definitiva per la prima serie, e vengono mostrati al pubblico. I benchmark, per un prodotto tanto economico e compatto, sono sorprendenti. Riesce a riprodurre video in alta definizione 1080p, per un unghia del prezzo di prodotti di fascia superiore.

Certo, è solo la scheda madre nuda e cruda, ma fa tranquillamente quello che le si chiede. Servono solo uno schermo economico, un mouse e una tastiera, e ci si può buttare a fare esperimenti in garage come negli anni ’80.

Nei primi mesi del 2012, dieci schede di pre-serie vengono vendute all’asta su e-bay, in una raccolta fondi che finirà a finanziare poi la prima tranche di 10.000 pezzi, assemblati a taiwan per risparmiare ulteriormente sui costi. I fondi avanzati ritornano subito nell’attività di ricerca e sviluppo, che ancora oggi prosegue.

Il lancio ufficiale è il 29 febbraio 2012, con una vendita online appoggiata da fornitori esterni, per garantire distribuzione mondiale. Due configurazioni disponibili, modello A e modello B, lievemente più performante. Il successo è istantaneo, soprattutto nel mondo dell’educazione e della formazione, seguito da piccole modifiche e revisioni.

La gamma si amplia negli anni, dando vita ai modelli 2 e 3, con un aumento di prestazioni notevole rispetto agli inizi, ma anche col modello Zero, nato per spingere all’estremo la filosofia di progetto puntata all’economia e alla compattezza: Costa meno di 5 Dollari, questo campione dell’Informatica per le masse.

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Il BBC Micro, padre spirituale del Raspberry Pi

La spinta alla diffusione dell’informatica creativa non è nuova in Inghilterra. Già negli anni ’80 la BBC aveva investito in prima persona nell’ambito, anticipando di fatto la rivoluzione dei PC. Produssero documentari e programmi d’informazione ed educazione al calcolo, fondarono il BBC Computer Literacy Project, e addirittura misero in vendita col proprio marchio ben due modelli di microcomputer, i BBC Micro Model A e Model B. Un esempio a cui il Raspberry rende omaggio coi nomi dei suoi allestimenti, e un’eredità che la sua fondazione si propone di raccogliere e portare nel mondo.

Mauro A. C. Auditore

 

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