La legalità ci conviene?

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Il 22 febbraio si è tenuto il primo di una serie di incontri sul tema Legalità e impresa, presso il centro congressi della Camera di Commercio di Torino.
Ad aprire la conferenza il Presidente della Camera di commercio e il Procuratore Capo della Repubblica di Torino Armando Spataro.
Quest’ultimo ha parlato del percorso di cambiamento nel rapporto tra magistratura e società civile, iniziato ai tempi degli anni di piombo, fatto di avvicinamento alle scuole, di incontri pubblici. È fondamentale che ci sia un rapporto di fiducia tra tutte le componenti della società: l’informazione e la discussione servono a tutti per crescere.
Tutti gli oratori della conferenza sono stati concordi su un punto: c’è una proliferazione di leggi in materia economica che rendono più complicata l’interpretazione della norma stessa .

I primi ad intervenire sono stati Giancarlo Caselli, don Luigi Ciotti e Carlo Petrini; l’ex magistrato ha ricordato come si possa anche parlare di sfoltimento delle leggi, purché sia chiaro e fondante che le leggi si rispettano. Non si può giocare una partita senza regole; la cultura del personalismo e dell’interesse particolare non funziona.
L’evasione fiscale ci costa 120 miliardi di euro, la corruzione altri 60 miliardi e le mafie 150 miliardi.
Quindi l’illegalità non ci conviene, diremmo tutti.

Don Ciotti ha poi parlato di un’autoriforma delle coscienze, non possiamo essere cittadini ad intermittenza, ma essere coscienti e responsabili.
Diritti, doveri e responsabilità sono le basi del progresso sociale, un progresso che porti fiducia sostenuta dall’etica.

Nella seconda parte della conferenza sono intervenuti i rappresentanti di UnionCamere nazionale, Ivan `Lo Bello, dell’Unione industriale di Torino, Licia Mattioli, il residente del CNA, Daniele Vaccarino, e la presidentessa di Confcommercio Toscana, Anna Maria Lapini.
Anche loro si sono soffermati sulla confusione legislativa, sulla necessità di chiarezza, si è parlato anche di semplificazione, di agenda digitale, di regole semplici, applicabili; controlli accurati ed efficaci.

La criminalità non è un semplice fenomeno, fa parte della storia d’Italia, le mafie hanno bisogno di legami sul territorio per esistere. Ecco perché abbiamo bisogno di un linguaggio economico nuovo, perché i neo-imprenditori possano fare della legalità il know-how alla base delle loro imprese.

Maria José Fava, responsabile Libera Piemonte, ha ricordato alcuni fatti dell’inchiesta Minotauro a Torino, e le ultime notizie in materia sono di pochi mesi fa.
Giungendo al termine della conferenza, Giancarlo Caselli ha tratto alcune conclusioni sulla difficoltà di denunciare in un territorio come quello piemontese, non preparato ad affrontare le mafie. La loro presenza infetta tutto ciò che la circonda, la liquidità sporca che possiedono inquina l’economia fino a creare un monopolio.
Tutto questo non può essere contrastato scindendo ogni settore in un compartimento stagno, serve specializzazione e comunicazione, informazione e unione.
Allora, tornando al titolo, la legalità ci conviene? Recuperare almeno una parte di quei 330 miliardi di euro ci converrebbe?

Cecilia Marangon

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