Il cammino del Salone del Gusto
La città di Torino si prepara ad accogliere la sedicesima edizione del Salone del Gusto. Per quattro giorni, dal 24 al 27 settembre 2026, il capoluogo piemontese diventerà la capitale di un mondo senza frontiere, in cui le distanze geografiche tra Stati e regioni si riducono allo spazio che separa uno stand dall’altro.
Il crollo delle barriere geografiche e politiche, la commistione culturale e la biodiversità in tutte le sue molteplici forme sono le colonne portanti di questa edizione, che è anche un’occasione di celebrazione dei 30 anni del Salone del Gusto e della memoria del suo creatore, Carlo Petrini, scomparso lo scorso maggio. Petrini, fondatore di Slow Food Italia, che quest’anno spegne la sua quarantesima candelina, ha avuto l’intuizione di inaugurare il Salone del Gusto nel lontano 1996 presso Lingotto Fiere. Nel 2004, Slow Food ha dato vita a Terra Madre, la rete mondiale che riunisce tutti i gruppi umani impegnati, all’interno della propria area geografica e culturale, a preservare la qualità dei prodotti agroalimentari. Nata inizialmente come collaborazione, nel 2012 si è tramutata in una vera e propria fusione: oggi è infatti impossibile distinguere l’identità del Salone del Gusto da quella di Terra Madre, tanto che il nome dell’evento le racchiude entrambe.
A partire dal 1996 e negli anni a seguire, l’evento ha continuato a raccogliere consensi e a riscuotere un successo sempre più ampio, cambiando di tanto in tanto la propria sede: dal Lingotto la fiera si è spostata al Parco Dora per ben due edizioni (2022 e 2024) e quest’anno è pronta ad approdare nel cuore della città, così come accadde durante l’edizione del 2016, di cui parlò una nostra redattrice del passato.
Il cibo è cultura
L’ingresso al Salone del Gusto è gratuito e restano a pagamento alcune specifiche attività, prenotabili al seguente link (alcune di queste sono ormai sold-out, quindi affrettati a riservare il tuo posto!). La manifestazione quest’anno animerà l’intero centro città, diffondendosi da Piazza San Carlo a Piazza Castello fino a via Roma e Piazza Vittorio; inoltre, essa interesserà anche teatri, cinema e musei, luoghi di cultura tradizionalmente disgiunti dal mondo della gastronomia e dell’alimentazione. In passato, infatti, il cibo era più che altro un oggetto di ostentazione relegato agli spazi domestici (si pensi ai sontuosi banchetti organizzati dalle classi agiate): insomma, esso era prova di uno stile vita lussuoso, ponendosi come una sorta di status symbol per alcune famiglie; tuttavia, allo stesso tempo, era ancora considerato un argomento rozzo e volgare, dunque non giungeva mai alle porte dei poli culturali o dei luoghi accademici. Negli anni, questa prospettiva è stata ribaltata e il cibo ha acquisito maggiore dignità, venendo riconosciuto come elemento identitario imprescindibile di qualunque Paese.
Accogliere conferenze e talk di approfondimento, tenuti da scienziati, scrittori e attivisti di alto profilo sui temi del cambiamento climatico, della biodiversità e dell’alimentazione, rappresenta un tentativo di abbattere le antiche barriere elitarie. Il cibo è, ed è sempre stato, l’intersezione di culture anche distanti, in quanto è il mezzo attraverso cui le frontiere vengono superate e da cui nascono nuove identità gastronomiche: è, insomma, una ricchezza condivisa, di cui la biodiversità, omaggiata durante questa edizione, è la garante. Quest’ultima rappresenta il rifiuto di ogni conformismo e si contrappone sia alla monocoltura agricola sia all’omologazione sociale e culturale che affligge la nostra società, che talvolta appare mossa unicamente dal consumismo. L’obiettivo di questa edizione è evidenziare il pericolo che corrono le aziende agricole di piccole dimensioni e a conduzione familiare, danneggiate non solo dall’agricoltura intensiva, ma anche dall’esodo dalle campagne e dalla crisi climatica. Per fare ciò, sarà fondamentale il ruolo svolto dalle reti tematiche internazionali (come l’Alleanza dei Cuochi e gli Orti di Comunità) e il contributo dell’Arca del Gusto e dei Presìdi Slow Food.
In fondo, è evidente che il Salone del Gusto non intenda solo permettere ai suoi visitatori di provare pietanze esotiche o di gustare il frutto delle ricette della nostra tradizione nazionale, ma che abbia, inoltre, la volontà di favorire una riflessione in merito a quale direzione intraprendere nelle nostre scelte future, collettivamente e singolarmente. Restituire voce a chi lavora ogni giorno a contatto con la terra durante un’occasione di festa come questa forse ci spingerà sempre più a prediligere un cibo buono, pulito e giusto.
Informazioni
Quando: da giovedì 24 settembre a domenica 27 settembre 2026, dalle 10:00 alle 20:30; Piazza San Carlo sarà accessibile da giovedì a sabato dalle 10:00 alle 23:00, mentre domenica la chiusura sarà prevista alle 20:30.
Dove: nel cuore di Torino.
Vanessa Musso
Fonti
“Biodiversity Be Diversity”, Terra Madre Salone del Gusto, ultima consultazione: 6 settembre 2026; link: https://2026.terramadresalonedelgusto.com/biodiversity-be-diversity/
De Santis Antonella, “Il primo Salone del Gusto non si scorda mai (ancora grazie Carlo Petrini)”, Gambero Rosso, ultima consultazione: 6 settembre 2026; link: https://www.gamberorosso.it/notizie/rubriche/storie/ricordo-prime-edizioni-salone-del-gusto-carlo-petrini/
“La biodiversità al centro”, Terra Madre Salone del Gusto, ultima consultazione: 6 settembre 2026; link: https://2026.terramadresalonedelgusto.com/la-biodiversita-al-centro/
“Terra Madre Salone del Gusto 2026: a Torino dal 24 al 27 settembre. Biodiversità come ricchezza e cultura di pace al centro della 16esima edizione”, Slow Food Italia, ultima consultazione: 6 settembre 2026; link: https://www.slowfood.it/comunicati-stampa/terra-madre-salone-del-gusto-2026/




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