Il venerabile nell’ombra

gelli

Nella storia d’Italia forse non vi è una figura paragonabile per destrezza, spregiudicatezza, amicizie e coinvolgimenti pari a quella di Licio Gelli.
In qualunque modo lo si voglia ricordare bisogna partire certamente da un punto fisso: ovunque si sia trovato, qualunque fosse il contesto in cui viveva Licio Gelli ha sempre avuto una carriera velocissima e folgorante.
Nato il 21 aprile 1919 a Pistoia il piccolo Gelli consegue giusto la licenza elementare, nel 1937 si arruola volontario e parte per la guerra in Spagna dove perde il fratello; l’anno successivo torna a Pistoia e nel dicembre dello stesso anno viene assunto dai GUF (Gruppo Universitario Fascista) e pubblica le sue memorie della guerra in Spagna a puntate sul Ferruccio.

Durante il ventennio si concentra sulla carriera militare, entrando addirittura nella Folgore a Viterbo, dove rimane ferito al radio durante un lancio.
Verso la prima metà degli anni ’40, il giovane Gelli capisce che l’aria sta per cambiare, che la divisa da nazifascista non garantisce più la sicurezza di un tempo e attua la sua tecnica perfetta: reinventarsi dal lato opposto della barricata. Inizia a collaborare con le formazioni partigiane e con il CLN, dà informazioni, aiuta a nascondere e consegnare i viveri e, il 26 giugno 1944, a liberare alcuni detenuti politici rinchiusi a Villa Sbertoli.
Per tutti gli anni ’40 Gelli deve barcamenarsi tra l’incertezza del primo dopoguerra e i processi per i suoi atti da nazifascista. Verso il 1947-48 ottiene il passaporto, necessario per i viaggi di lavoro che lo attendono in quanto rappresentate della ditta Nadino Coppini.

Quali siano realmente i suoi spostamenti è difficile dirlo con certezza; ci sarebbero anche molti viaggi in Sud America, specie in Argentina per la gestione e il trasferimento dei capitali e dei gerarchi nazifascisti.
Sempre nel 1948 diventa il factotum di Romolo Diecidue, prima Democrazia cristiana e poi Democrazia liberale. Diecidue ha amicizie molto importanti: De Gasperi, ma soprattutto Andreotti.

Il vero salto di qualità Licio Gelli lo compie il 6 novembre 1963 quando compila la domanda di ammissione alla Massoneria.
Economicamente parlando Licio Gelli se la passa molto bene: entra alla Permaflex, nel ’65 inaugura un nuovo stabilimento a Frosinone a cui presenziano Giulio Andreotti e il Cardinale Alfredo Ottaviani.
Abbandonerà successivamente la Permaflex per una società concorrente, la Dormire dei fratelli Lebole, ai quali legherà la sua fortuna lavorativa fino al 1981.
Cosa fa Licio Gelli nella massoneria? Che ruolo ha? Anche in questo campo la sua carriera è incredibilmente rapida e priva di ostacoli concreti. A Gelli viene chiesto di riorganizzare la Loggia Propaganda, che verrà ribattezzata Propaganda2/P2. Solo che la organizza a modo suo: quando nel 1981 i magistrati Turone e Colombo, durante le perquisizioni in merito al finto sequestro Sindona, trovano le liste degli iscritti alla Loggia P2 quello che emerge è uno stato nello Stato.
Due ministri, diversi parlamentari, alti ufficiali delle forze dell’ordine e dell’esercito, dei servizi segreti, giornalisti, editori ed imprenditori.
Un secondo stato nascosto nell’ombra di cui nessuno sa nulla, nemmeno che esista. E che cosa fanno?
Ufficialmente nulla, discutono, parlano dei principi della massoneria, ecc.
Ma no è vero, la Commissione di inchiesta sulla P2 rileverà come la mano invisibile di questa Loggia sembri essere sempre presente nei più grandi misteri italiani: depistaggi sulla strage di Bologna, Crac del Banco Ambrosiano, il tentativo di Golpe Borghese.
Nel 1982, all’aeroporto di Fiumicino, la figlia di Lici Gelli viene fermata per dei controlli di routine, i poliziotti scoprono il doppiofondo della valigia, lo aprono e dentro trovano il Piano di Rinascita democratico.
Di cosa si tratta? Un nuovo tentativo di Golpe? Si tratta di un programma di cambiamento dell’assetto costituzionale italiano: nessun golpe, nessuna guerra civile, ma una corruzione dall’interno facendo leva su alcuni punti precisi come ad esempio: un premierato molto forte, la responsabilità civile dei giudici ed una netta separazione delle carriere, l’addomesticamento della stampa corrompendo ed infiltrando propri uomini all’interno delle maggiori testate, la spaccatura definitiva dei sindacati e ritocchi alla costituzione.

Sembra familiare? Licio Gelli stilava con i suoi confratelli un piano di restaurazione dell’Italia nel completo segreto, anche se nella realtà piccoli passi verso la realizzazione venivano fatti.
Ma davanti a tutto questo la Giustizia come ha reagito? Licio Gelli ha collezionato dieci anni per i depistaggi della strage di Bologna, dodici per il crac dell’Ambrosiani e otto mesi per possesso di documenti riservati del SID e del Sismi; ha addirittura regalato un esempio emblematico del suo concetto di giustizia evadendo dal carcere svizzero di Champ Dollon e ricostituendosi poco tempo dopo.

Licio Gelli ha comunque influenzato e forse cambiato, deviato la storia d’Italia dal dopoguerra in avanti grazie ad una fitta rete di amicizie ed interessi ancora non del tutto chiari. Lui stesso disse:

Per contare le mie amicizie ci vogliono gli elenchi telefonici di due nazioni

Il 15 dicembre 2015, a 96 anni, il detentore dei maggiori segreti, confessabili o meno, d’Italia si è spento nella sua casa ad Arezzo.

Cecilia Marangon

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