Maladaptive daydreaming: quando la fantasia mette in pericolo la realtà

Se qualcuno vi giura di non essersi mai rifugiato in mondi fantastici e di non aver mai vissuto avventure entusiasmanti all’interno della propria testa, molto probabilmente sta mentendo. A tutti, infatti, di tanto in tanto capita di fuggire nei meandri della mente per combattere lo stress, la pressione degli impegni della vita quotidiana o, semplicemente, la noia.

Come afferma il dottor Klinger, “I sogni ad occhi aperti aiutano a ottenere il massimo dal nostro cervello e sono una risorsa personale fondamentale per affrontare la vita.” (Handbook of Imagination and Mental Stimulation, K. D. Markman, W. M. P. Klein, J. A. Suhr)

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A tutto c’è un limite, però. Ed è qui che entra in gioco la condizione che in inglese prende il nome di maladaptive daydreaming – e di cui non si ha una traduzione in italiano, in quanto non si tratta (o, perlomeno, non ancora) di un disturbo riconosciuto.
Il primo ad introdurre il concetto e a coniare il termine è stato il professore di Psicologia Clinica israeliano Eli Somer, che nel 2002 ha pubblicato Maladaptive Daydreaming: A Qualitative Inquiry. In esso spiega che si tratta dell’immersione prolungata in un universo immaginario, che porta a isolarsi dal mondo reale e compromette le interazioni con gli altri e il normale svolgimento delle attività quotidiane. Spesso si tratta di fantasie molto elaborate, con trame intricate paragonabili a quelle di film o romanzi e personaggi ben definiti, a cui talvolta la persona si affeziona profondamente.

Secondo Somer, il maladaptive daydreaming potrebbe avere correlazioni con traumi avvenuti durante l’infanzia, ma la teoria è stata contestata dagli studi delle dottoresse Bigelsen e Schupak, che, tramite le risposte di un campione di novanta pazienti, sono riuscite a trovare una serie di tratti comuni e sono giunte alla conclusione che questa condizione possa semplicemente essere un modo per scendere a patti con la realtà e per affrontare noia e insoddisfazione.

L’MD può essere considerato una vera e propria dipendenza, in quanto raramente il soggetto riesce a farne a meno e spesso si ritrova trascinato nel vortice delle fantasie quasi contro la propria volontà, stimolato da libri, film, videogiochi o musica. Può inoltre – ma nella maggior parte dei casi ciò non accade – estendersi all’estraniazione dalla vita reale: l’individuo tende ad avere difficoltà con le azioni più basilari, come mangiare regolarmente, lavarsi, dormire o tenere fede ai propri impegni. Trascorre ore in solitudine, non del tutto consapevole del passare del tempo, e non è inconsueto che si ritrovi a compiere movimenti o gesti (agitare le mani, ridere, parlare, fare smorfie) durante la fantasia ad occhi aperti.

È importante specificare che il soggetto in questione non ha difficoltà nello stabilire il confine tra ciò che è reale e ciò che è fittizio ed è proprio questo a rendere il maladaptive daydreaming estremamente differente da psicosi e schizofrenia.
Nonostante l’MD non costituisca una patologia di per sé, alcuni studiosi hanno teorizzato che esso possa avere a che fare con il disturbo dissociativo dell’identità, in quanto porta chi lo vive ad allontanarsi sempre di più da ciò che lo circonda, che si tratti di sensazioni di tipo fisico o di emozioni legate ad un vissuto reale, prediligendo un sé alternativo.

Inoltre, chi sperimenta questa condizione è facilmente portato a provare vergogna e senso di colpa, associati alla consapevolezza del tempo che viene “sottratto” alle persone e alle situazioni reali e dedicato a quelle immaginarie. Infatti, per quanto le fantasie in genere entrino in gioco in momenti di scarso coinvolgimento cognitivo, talvolta interromperle e riportare il focus sulla realtà può essere molto difficile, e quello di tornare il prima possibile nel mondo immaginario diventa un vero e proprio bisogno.

In ogni caso, non essendo catalogato come una malattia, per il maladaptive daydreaming non esiste ancora una cura, ma si possono trovare numerosi forum e blog in cui comparare le proprie esperienze con quelle altrui e ricevere consigli e sostegno.

Giulietta De Luca

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