Il castello di Rivoli: Museo d’Arte Contemporanea

È molto diffuso in Italia l’utilizzo di antiche residenze riadattate a musei: che siano musei di scienze naturali o musei civici, d’arte antica, moderna o contemporanea. In provincia di Torino molto famoso è il Castello di Rivoli. Il museo quando aprì nel 1984 era l’unico in Italia riguardante l’arte contemporanea; inoltre vi era il grosso problema della convivenza tra un edificio storico importante e l’opera d’arte, poiché il modello promosso in quegli anni era solitamente uno spazio pulito e neutro.

Il castello di origine ancora medioevale fu costruito come struttura difensiva dei Savoia-Caia sulla via di Francia, posizione strategica per controllare la pianura. Nella II metà del ‘500, dopo la pace di Cateau-Cambrésis (1559), il Duca Emanuele Filiberto  ritornò in possesso dei suoi territori tra cui il Piemonte e Rivoli, spostando poi la capitale da Chamberie a Torino. Il periodo di assestamento  della corte dura circa dieci anni; in quel periodo la corte è itinerante e tra le residenze vi è Rivoli. Proprio a Rivoli nasce il figlio di Emanuele Filiberto e di Margherita de Vallois, figlia di Francesco I re di Francia, il matrimonio avvenuto nel ’59 a seguito della pace di Cateau-Cambrésis  in realtà era un matrimonio da cui non doveva nascere nulla – Margherita de Vallois quando si sposò aveva già 34/35 anni – nacque invece un figlio proprio a Rivoli: Carlo Emanuele I. Dopo che la residenza di Torino fu ultimata, e così lo spostamento, il Castello di Rivoli non venne più usato come residenza stabile, ma solamente in occasioni particolari come alcune feste. Il momento di ripresa si ha poi con Vittorio Emanuele II che affida a Juvarra il compito di rinnovare l’edificio, che però non venne mai portato a compimento. Il progetto completo lo si può vedere alla Reggia di Venaria.

Negli anni 70 del ‘900 la regione si fece carico del castello insieme ad alcune associazioni private avviando il restauro e il recupero dell’edificio con una definizione inizialmente non chiara. Dopo una trattativa e un dibattito si decise di farvi risiedere il museo d’arte contemporanea. Nel 1984 si aprì il museo senza collezione stabile. Il primo direttore fu Rudolf Herman (Rudi) Fuchs che aprì il museo con una mostra chiamata ouverture, in cui invitò vari artisti a creare un’opera proprio in occasione dell’apertura. I primi criteri di scelta delle opere righuardavano artisti europei e viventi. Cominciò a costruirsi così un primo nucleo di opere che gli artisti donarono a Rivoli e che via via si ampliò in seguito a donazioni, lasciti e acquisti con trattative avviate con associazioni e privati.

Il lavoro fatto è un lavoro con gli artisti di riallestimento dell’opera negli spazi. Dalle opere di prospettiva a quelle di allestimento, da sale di arte povera a sale che richiamano la natura, l’arte contemporanea si dirama in tutte le sue sfumature. A Rivoli non c’è un percorso obbligato, ma si può scegliere di vagabondare tra le sale. Il percorso e gli allestimenti sono messi in relazione in un gioco di opere e percezioni che sono concatenati e complessi tra loro sia a causa degli spazi, che sono bianchi e quindi permettono agli artisti di lavorare direttamente nel museo in opere pensate espressamente “in sito”. E stanze decorate con scene di caccia, e di vita, il salotto cinese ecc. in cui le opere di arte contemporanea dialogano con le diverse sale storiche. Un esempio, nella Sala delle fatiche di Ercole, l’opera Solo se sei Magro: una massa di coriandoli  forma un cubo per compressione destinato ad un lento disfacimento. Infatti il lavoro di Juvarra all’esterno procedeva di pari passo all’interno e quando i lavori si fermarono fuori si fermarono contemporaneamente anche all’interno. 

Valentina Ribba

 

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