Shakespeare secondo Kurosawa

Akira Kurosawa, regista giapponese dalla lunga e acclamata carriera, ha spesso usato la trama di maggiori opere letterarie e teatrali come spunto per i suoi film: possiamo ricordare per esempio L’Idiota, film del 1951 tratto dall’omonimo romanzo di Fedor Dostoevskij; oppure I bassifondi del 1957, tratto dall’opera teatrale di Gorkij. Nessuno però sembra aver influenzato tanto Kurosawa quanto Shakespeare e le sue tragedie. A questo proposito e in onore del quattrocentesimo anniversario della morte di William Shakespeare, avvenuta il 23 aprile 1616, The Password vorrebbe proporvi una trilogia di adattamenti un po’ meno conosciuti dei soliti Romeo + Giulietta e 10 cose che odio di te, ma che hanno contribuito alla storia del cinema.

Ran (1985)

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Ambientato nel Giappone feudale, questo adattamento di Re Lear differisce in alcuni punti dalla tragedia originale. Nell’opera di Shakespeare Lear decide di dividere in tre parti il suo regno per donarlo a ciascuna delle tre figlie; abbagliato dalle moine delle due figlie maggiori, Goneril e Regan, che giurano di amarlo più di ogni altro al mondo, e infastidito dalla franchezza della figlia minore, Lear decide di ripudiare Cordelia scatenando così una serie di eventi che porterà alla morte della sua casata. Le tre figlie di Re Lear nell’adattamento di Kurosawa sono sostituite da Taro, Jiro e Saburo, i tre figli di un potente signore della guerra, Hidetora; come nell’opera originale, Hidetora decide di ritirarsi e lasciar governare il figlio maggiore Taro pur rimanendo a vivere nella stessa fortezza e mantenere il titolo di Gran Signore, mentre Jiro e Saburo ne diventeranno i fedeli vassalli. La decisione viene apertamente disapprovata da Saburo, il figlio minore, che ha ben compreso la vera natura ambiziosa ed egoistica dei due fratelli e cerca così di avvertire il padre. Hidetora lo ripudia, ma ben presto si accorge di aver commesso uno sbaglio in quanto Taro e Jiro si alleano per spogliarlo del titolo rimastogli e della propria scorta, costringendolo a vagare in preda alla follia accompagnato solo dai fedeli buffone e Tango (controparte di Kent nel dramma) .
Varie differenze contraddistinguono questo film e lo allontanano leggermente dall’opera originale. La figura della crudele moglie di Taro, Kaede, vera e propria antagonista della storia, che cerca vendetta su Hidetora per la morte della propria famiglia, per esempio, è del tutto assente in Re Lear, ma è intuibile che sia stata influenzata pesantemente dalle figure di Goneril e Regan, entrambe assetate di potere, mentre Taro e Jiro vengono rappresentati come burattini controllati dalle astuzie di Kaede.
L’improvvisa morte di Saburo e, a seguire, quella di Hidetora per crepacuore riprendono quella del dramma originale, ma il destino del regno di Hidetora rimane incerto.

I cattivi dormono in pace (1960)

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Nishi è il figlio illegittimo di un impiegato obbligato a suicidarsi dai suoi capi per insabbiare affari illeciti; per vendicare l’ingiusta morte del padre, Nishi decide di sposare Yoshiko, figlia del vicepresidente della compagnia e per avvicinarsi così al trio di corrotti, inizialmente con l’idea di ucciderli, in seguito –per la serenità di Yoshiko, di cui si è infine innamorato– di consegnarli alla giustizia. Aiutato dall’amico Itakura, Nishi crea un piano diabolico per smascherare il trio di finanzieri, senza rendersi conto di essersi schierato contro nemici troppo potenti.
Questo innovativo adattamento in chiave moderna di Amleto è ambientato nel Giappone degli anni ’60 ed è più incentrato sulla critica da parte di Kurosawa al sistema finanziario corrotto di quel tempo che sulla fedeltà alla tragedia shakespeariana. I ruoli principali di Amleto e Ofelia sono ricoperti da Nishi e Yoshiko, Orazio viene interpretato da Itakura, mentre Iwabuchi (il vicedirettore della compagnia) è Claudio. Il finale non riprende quello dell’opera originale, se non per la morte del protagonista, in quanto Kurosawa si discosta da gran parte della trama per fare posto alla denuncia della corruzione, lasciando però i temi principali della vendetta e del potere.

Il trono di sangue (1957)

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Uno dei più famosi film di Kurosawa e sicuramente il più federe tra i suoi adattamenti shakespeariani, è la trasposizione cinematografica di Macbeth. Taketoki Washizu è la controparte di Macbeth in un Giappone medievale; una prima profezia gli enuncia la prossima ascesa al potere, mentre una seconda garantisce il trono al figlio dell’amico Miki (Banquo).
Come nell’opera originale, la prima profezia si avvera quando Washizu, spinto dall’ambiziosa moglie Asaji (Lady Macbeth), uccide il suo signore usurpandone il trono. Asaji annuncia al marito di essere incinta e Washizu inizia a preoccuparsi della seconda profezia. Decide così di uccidere Miki e il figlio, ma a causa di questa serie di omicidi sia Washizu che Asaji iniziano ad avere allucinazioni per i sensi di colpa: Washizu durante un banchetto vede il fantasma di Miki, mentre Asaji ha un aborto spontaneo e una guardia annuncia alla coppia che il figlio di Miki è riuscito a scappare all’agguato. Nel frattempo dei ribelli vogliono muovere guerra contro Washizu, che non si prepara alla battaglia in quanto ha ricevuto una terza profezia: nessuno riuscirà a sconfiggerlo finché una foresta non si sposterà verso il suo castello.
Nonostante la sua sicurezza, Washizu viene infine sconfitto, poiché “una foresta” (un esercito di soldati protetti da armature fatte di rami) avanza verso di lui.
Una trama molto fedele all’originale, Kurosawa concede solo qualche leggero cambiamento: al posto delle tre streghe troviamo un unico spirito maligno, una sorta di fantasma. Non è presente la profezia su colui che riuscirà a uccidere Macbeth, ovvero colui che “non è nato da donna”. Il finale resta lo stesso: i figli di Miki/Banquo prospereranno, mentre la casata di Washizu/Macbeth è destinata a perire.

Federica Messina

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