Perdere è matematico

gioco

Venerdì 27 maggio si è tenuto al punto giovani Archimedia di Moncalieri il quarto e ultimo incontro a tema legalità organizzato dal Comune di Moncalieri.
Si è parlato di gioco d’azzardo insieme all’assessore Guida, Alice Pescara, una delle responsabili di Cascina Arzilla e membro di Libera che proprio sugli aspetti psicologici del gioco d’azzardo sta scrivendo la sua tesi, e Diego Rizzuto cofondatore di Taxi 1729 e coautore del libro Fate il nostro gioco, in cui vengono spiegati i motivi reali e scientifici (Diego Rizzuto è un fisico, mentre l’altro autore e fondatore della società è un matematico) per cui a vincere è solo il gioco e non il giocatore.

La serata si è aperta con l’intervento dell’assessore che ha tenuto molto a sottolineare come il comune si stia muovendo nella direzione della prevenzione di dipendenze dal gioco d’azzardo grazie ad alcune ordinanze e ad una recente legge regionale: limitazioni dell’orario di accensione di slot machine, aumento delle sanzioni massime, da 500 euro a 1500 euro, se nell’arco di uno stesso biennio un esercente viene “beccato” più volte a trasgredire rischierà la chiusura dell’attività stessa. Queste nuove regolamentazioni saranno applicate sia alle sale scommesse, sia alle sale slot.
Non possiamo sottovalutare ulteriormente il problema, sembra essere il sottinteso di questi provvedimenti.

Al termine dell’introduzione dell’Assessore, Alice Pescara ha iniziato citando l’articolo 718 del codice penale:

Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, o in circoli privati di qualunque specie, tiene un gioco d’azzardo  o lo agevola è punito con l’arresto da tre mesi ad un anno e con l’ammenda non inferiore a duecento sei euro.
Se il colpevole è un contravventore abituale o professionale, alla libertà vigilata può essere aggiunta la cauzione di buona condotta.

Ed ecco che ci troviamo di fronte al primo dei paradossi che incontreremo: il nostro codice penale considera il gioco d’azzardo illegale e lo punisce, ma il nostro Stato liberalizza e legalizza varie forme di gioco. Il perché lo immaginiamo benissimo anche da soli, i giochi legali sono sotto monopolio dello Stato e quindi ci guadagnano le casse statali.
Ma quanti possono dire di conoscere la filiera del gioco d’azzardo legale? Chi e come decide quali giochi liberalizzare?
Dunque in cima alla piramide del gioco legale siede lo Stato, subito al secondo posto troviamo l’AMS, Agenzia dei Monopoli di Stato che decide quali nuovi giochi immettere sul mercato, poi ci sono i Concessionari, ovvero quelle aziende che hanno le concessioni dello stato per produrre i giochi, quest’ultimi si rivolgono ai Distributori o Installatori, chi materialmente propone ed installa negli esercizi commerciali le slot, per esempio, ed infine ci sono gli esercenti.

Ma il gioco d’azzardo è sempre esistito, non sono certo le ultime videolottery o i gratta e vinci ad aver generato la dipendenza dal gioco.
Allora facciamo un passo indietro, di circa una ventina d’anni: il gioco d’azzardo di circa vent’anni fa, ci spiega Alice, era ancora un gioco d’élite, limitato ai casinò di Sanremo, Venezia, Campione d’Italia e Saint Vincent; chiunque volesse giocare doveva rispettare le puntate minime e, quindi, avere una certa agiatezza economica.
All’epoca, dunque, il gioco d’azzardo era un’attività limitata negli spazi e fisici e sociali, certo la ludopatia (Dipendenza dal gioco) poteva svilupparsi comunque nei soggetti che potevano accedervi, ma non poteva raggiungere quel livello di massa a cui può arrivare oggi.

E oggi? Oggi il gioco d’azzardo è ovunque: nei bar e nei tabaccai, nelle sale giochi, nelle sale scommesse, videolottery, slot machine e gratta e vinci, la facilità con cui ognuno di noi ogni giorno può entrare in contatto con questi giochi e iniziare la sua parabola discendente è spaventosa.
Ma l’analisi più psicologica che Alice ci ha offerto, ci permette di capire su cosa facciano leva questi giochi e gli spot pubblicitari che spesso le accompagnano: la speranza e l’illusione di poter risolvere, con una somma relativamente piccola, i propri problemi.
Sappiamo tutti molto bene che l’Italia è ancora in crisi e, proprio per questo molti si avvicinano al gioco sperando di ottenere la vincita che gli cambierà la vita.
Una persona dipendente dal gioco, così come chi dipende da sostanze, vive in funzione del gioco. SI sveglia la mattina e organizza tutta la sua vita sul fatto di andare a giocare e su cosa farà se vincerà o se perderà, e si sente anche “protetto”: il gioco è legale, lui non sta trasgredendo alla legge e, soprattutto, non sta assumendo sostanze vietate, non è un reietto della società.
Lui forse no, ma la società specialmente la nostra qualche domanda dovrebbe farsela: negli anni ’80 l’OMS(Organizzazione Mondiale della Sanità) riconosce tra le dipendenze anche quella dal gioco d’azzardo. L’Italia ci ha messo un po di più, fino al 2012.
Dobbiamo tenere a mente che il fatturato di questo settore economico frutta al nostro paese circa 80 miliardi. Una cifra non proprio facilmente rinunciabile.

Ma almeno il gioco vale la candela? Secondo i ragazzi di Taxi 1729 no, e ce lo spiegano nel modo più inattaccabile: con dati scientifici.
La formula della convenienza, una formula sufficientemente semplice, permette di capire se e quanti siano le possibilità di vincere al gioco. Cito:

Se moltiplichiamo la nostra probabilità di vincere per il premio economico che la vittoria ci darebbe e la sommiamo alla probabilità di perdere e la moltiplichiamo per quanto perderemmo …

Otteniamo il reale costo anche delle nostre giocate.
Nel libro Fate il nostro Gioco gli autori raccontano anche i trucchi con i quali siamo attratti dal gioco, e quali siano scientificamente le nostre possibilità di battere il banco.
Una delle tecniche che più coinvolgono i giocatori è quella del near miss: avete presente quando per vincere a quel gratta e vinci vi serve giusto un numero, ma invece trovate quello immediatamente prima e immediatamente dopo? Ecco, quello è il near miss, perché dentro  ci si sente come se “avessimo quasi vinto”. In realtà non abbiamo vinto, i soldi con cui abbiamo comprato il gratta e vinci, che abbiamo inserito nella slot o puntato a carte non ci torneranno indietro.
Eppure nasce nel giocatore la sensazione di “ci sono andato così vicino” che lo porterà, prima o poi, a tentare di nuovo la sorte.
Il punto è che spesso i giochi legali non sono progettati proprio perché sia facile vincere,anzi le vincite vengono relegate a percentuali minime anche se sponsorizzate in maniera insistente sui mass media.
Per citare un esempio: la probabilità di fare 6 al Superenalotto è 1 su 622.000.000,un mega numero sembra significare poco, ma se vi dicessi che la NASA ha stimato che la possibilità che la Terra venga colpita da un asteroide( 99942 Apophis) il 12 aprile del 2068 è 1 su 150.000?
È più probabile che un asteroide ci colpisca da qui a 50 anni circa, piuttosto che vincere al Superenalotto. Ma allora perché giochiamo ancora? Perché ci si illude così facilmente che la nostra vita possa cambiare grazie ad un gioco?
Perché ci sono gli altri, quelli a cui è capitato di vincere.
Ma io mi chiedo, se perdere è matematico, perché giocare?

Cecilia Marangon

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...