Gran Madre di Torino

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Impossibile non rimanere ammaliati da uno degli scorci più suggestivi di Torino: la Gran Madre di Dio, la chiesa più importante di Borgo Po. Camminando sul Ponte Vittorio Emanuele I, lasciandosi alle spalle la meravigliosa Piazza Vittorio Veneto, ci si trova davanti alla sua imponenza, che a stenti ci fa trattenere un sospiro di ammirazione. Ed è proprio per la sua posizione strategica e per la sua bellezza, che la Gran Madre è annoverato tra i simboli più belli e più fotografati di Torino, oltre che fra i monumenti più cari ai Torinesi.

Sebbene tutti noi studenti la conosciamo, quanti di noi sanno la sua storia e, soprattutto, le curiosità legate a questo luogo così suggestivo?
Il progetto del tempio fu opera dell’architetto reale torinese Ferdinando Bonsignore e fu fortemente voluto dagli amministratori della città per celebrare il ritorno vittorioso del re Vittorio Emanuele I di Savoia, in seguito alla ritirata degli eserciti di Napoleone.
La Gran Madre sorprende per il suo aspetto così glorioso e somigliante ad un tempio greco e romano. Infatti è stata realizzata avendo ben presente come punto di riferimento il Pantheon di Roma e, esattamente in linea con un tempio greco, l’accesso è possibile tramite un’immensa e suggestiva scalinata alla cui base vi sono due statue che rappresentano la personificazione della Religione e della Fede.
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La prima statua, volgendo lo sguardo etereo verso Piazza Vittorio Veneto, regge con estrema fermezza ed eleganza una grande croce, che non le sembra di impiccio, e non si cura troppo della presenza del giovane angelo inginocchiato alla sua sinistra che le porge delicatamente, quasi timidamente, delle Tavole bianche, le quali rappresentano i dieci comandamenti che la Religione indica come modelli di insegnamento e valori a cui ci si dovrebbe attenere ed ispirare.
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La Fede regge in una mano un libro aperto, ossia la Verità rilevata, e con l’altra un calice. Esattamente come la prima statua, anche la Fede volge lo sguardo verso un punto all’orizzonte non definito ed ignora la mano del secondo angelo posto alla sua destra che sembra intento a porgerle un dono.
Una leggenda molto famosa fra i Torinesi dice che fra le due statue vi sia sepolto il Santo Graal, la cui presenza sarebbe appunto indicata dal calice stilizzato in mano alla Fede.

Superata la scalinata, si ha accesso al pronao esastilo in si ritrovano due nicchie con all’interno le statue di S. Carlo e S. Marco e che danno il benvenuto all’entrata della Chiesa stessa.
Appena varcata la soglia è difatti impossibile non soffermare gli occhi sulla statua posizionata nell’altare maggiore della Gran Madre di Dio con il Bambino, che emana un’atmosfera mistica da cui escono raggi dorati mentre dall’alto scende una grossa corona.
Degna di nota è anche l’imponente cupola: una calotta a cassettoni in calcestruzzo, risaputa come una delle massime realizzazioni tecniche dell’architettura neoclassica.
Sempre all’interno ritroviamo delle nicchie che ospitano le statue dei committenti della Chiesa, ossia i Savoia e, in particolare, la Beata Margherita di Savoia e il Beato Amedeo di Savoia, oltre che alla statua del patrono di Torino, S. Giovanni Battista.
Ma vi è un ulteriore motivo per visitare la Chiesa! La Gran Madre ospita una cripta a cui si accede dall’esterno, aggirando sulla sinistra l’edificio e dove vi si trova il sacrario dei Caduti della prima guerra mondiale, dove sono contenuti i resti degli oltre cinquemila caduti torinesi.
Essendo quindi uno dei monumenti simbolo della città, nonostante il traffico, il passare incessante delle macchine e il rumore assordante dei clacson, non si può fare a meno di soffermare su di lei lo sguardo, anche solo per un attimo, per ammirarne l’innegabile fascino e splendore.

Sara Dominietto

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