10 anni di orgoglio: Cos’è il Gay Pride?

Quest’anno una piccola novità: l’Università ci mette la faccia.
E’ la campagna del Politecnico di Torino “PoliTO@PRIDE” in cui studenti, ex studenti, professori e ricercatori si uniscono per partecipare come ateneo alla marcia dell’orgoglio torinese con il motto “la scienza non ha pregiudizi”.
Per informazioni o per unirsi alla campagna, appoggiata anche dal rettore Marco Gilli, che ne ha firmato l’adesione, seguite la pagina Facebook Politoatpride .
Ma oggi, a 10 anni dal primo corteo torinese, sappiamo cos’è realmente il Gay Pride?

L’ orgoglio gay”, chiamato comunemente Gay Pride è una parata che ancora oggi è oggetto di contestazioni e divide l’opinione pubblica.
La marcia dell’orgoglio gay, anche se oggi è chiamato solo “Pride”, per essere il più inclusivo possibile, ha origine dai moti di Stonewall del 1969. I moti di Stonewall furono una serie di scontri violenti tra persone omosessuali e la polizia di New York, iniziati venerdì 27 giugno 1969, quando gli agenti irruppero nello “Stonewall Inn”, un bar gay, arrestando e picchiando i frequentatori del locale. Il simbolo di questi moti è impersonificato dalla donna transessuale Sylvia Riveira, che si dice abbia dato il via alla protesta gettando una bottiglia contro un poliziotto.
Dopo questi episodi, il Movimento di liberazione gay (GLF – Gay Liberation Front) ha avuto un intenso periodo di attività in un’epoca in cui l’America limitava aspramente i diritti della comunità LGBT. Seguendo l’esempio americano, anche in Canada, Francia, Regno Unito, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Australia e Nuova Zelanda nacquero organizzazioni simili, mentre in Italia si dovette aspettare fino al 1971.
L’anno seguente a Stonewall, il GLF organizzò una marcia per commemorare i moti. A questo corteo, partito dal Greenwich Village e arrivato al Central Park, parteciparono tra le 5.000 e le 10.000 persone. Da allora ogni anno nel mese di giugno si organizzano parate in tutto il mondo per celebrare “l’orgoglio gay” e ricordare le vittime dell’omofobia americane degli anni ’60.

In Italia la prima manifestazione pubblica di omosessuali venne stata organizzata nel 1972 in occasione della protesta contro il “Congresso internazionale sulle devianze sessuali” a cui parteciparono associazioni francesi, belga, britanniche e la neonata Fuori! Italiana.
Nel 1978, proprio a Torino, ci furono i primi eventi per la celebrazione internazionale del gay pride e nel 1979 a Pisa ci fu il primo corteo contro le vittime d’omofobia, quello con la più alta partecipazione fino al 1994, in un periodo in cui le violenze contro gli omosessuali erano molto frequenti. Nel 1981, nasce a Palermo il primo circolo Arcigay italiano e si svolge la “festa dell’orgoglio omosessuale”.
Il primo Gay Pride nazionale ufficiale in Italia si svolse nel 1994 a Roma, nato da un accordo fra Arcigay e il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Oltre ogni aspettativa, i partecipanti furono oltre 10.000 e confermarono un grande successo. L’anno dopo l’iniziativa si ripeté a Bologna, poi a Napoli e così via, ogni anno in una città italiana venne celebrato l’orgoglio gay.
Il 29 giugno del 2013 qualcosa cambia: diversi comitati pride e Arcigay danno vita alla prima edizione dell’Onda Pride, un sistema che collega diversi pride cittadini che ogni anno vengono organizzati in diverse regioni d’Italia.
Nel 2014 l’Onda Pride ha visto il successo di tredici pride nelle città italiane: Roma, Alghero, Bologna, Catania, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Torino, Venezia, Siracusa e Reggio Calabria (primo pride calabrese), a cui nel 2015 si sono aggiunte Genova e Catania.
Nel 2014 il “Family Pride” ha voluto focalizzarsi sui diritti della famiglia e l’anno scorso lo “Human Pride” ha portato nelle piazze italiane i diritti umani, senza limitarsi alla comunità LGBT.
Oggi, il Torino Pride celebra i suoi primi dieci anni di orgoglio, anche se ancora tante persone considerano questa commemorazione una “carnevalata” o un qualcosa di inutile e poco serio.
Quello che si può vedere a un pride sono migliaia di persone comuni che camminano al fianco di persone travestite, colorate, esuberanti, gioiose e talvolta provocanti che marciano, ballano e rivendicano diritti, ma col sorriso sulle labbra. Quello che appare è l’unione attraverso degli ideali, condivisibili o meno, espressi con orgoglio e gioia. L’esprimersi come meglio si crede è una libertà dell’individuo, qualunque sia il suo orientamento sessuale, proprio come è una libertà l’avere opinioni a riguardo.
L’orgoglio è delle persone, omosessuali, transessuali, eterosessuali, che hanno diritto a manifestare ad alta voce, anche con trucchi e vestiti succinti, quando di mezzo c’è la libertà personale.
Insomma, il fine (talvolta) giustifica i mezzi.

 

Chiara Dalla Longa

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