Il Lucifero in cima alla montagna: Monumento al Traforo del Frejus

Accade spesso di non sapere molto dei monumenti che decorano la propria città. Quasi sempre la conoscenza è sommaria e si limita al passaparola o a quel ci hanno raccontato i nostri genitori e parenti, che spesso ne sanno altrettanto poco. Quante volte abbiamo girovagato per Torino, soffermandoci ad ammirare un particolare complesso di statue senza però conoscere niente a riguardo, se non magari qualche voce che gira sul conto del suddetto complesso?
Uno dei monumenti sicuramente più “fraintesi” di Torino è la fontana con in cima un angelo situata in Piazza Statuto. Pochi torinesi ne conoscono il vero nome e la vera storia, ma molti sanno che è uno dei perni che contribuiscono al fascino della Torino esoterica, la città che ha al suo interno luoghi e statue simbolo della magia bianca e della magia nera.
Oggi siamo qui per svelare che cosa simboleggia questa fontana con tanto di complesso statuario, la cui storia viene spesso confusa tra mito e realtà.

Il mito
Essendo Piazza Statuto stessa considerata il cuore nero di Torino è facile capire come l’angelo in cima al Monumento al Traforo del Frejus (questo è infatti il nome del monumento) abbia ispirato ogni sorta di credenza legata all’occultismo. Una delle ipotesi più accreditate è che la statua in cima alla montagna simboleggi Lucifero, l’angelo esiliato dal Paradiso, che, con la mano protesa, sembra voler fermare o minacciare i corpi morenti a lui sottostanti; tale ipotesi sarebbe rinforzata dalla stella che fino a pochi anni fa ornava il capo dell’angelo, ma che venne rimossa “misteriosamente” durante il restauro del 2013. Probabilmente il motivo principale della rimozione della stella è che era un simbolo esoterico troppo evidente e fraintendibile: la stella che teoricamente avrebbe dovuto simboleggiare il Pentalfa (o Pentagramma, o ancora Pentacolo), ovvero il simbolo della conoscenza, era rovesciata e poteva quindi assumere una connotazione diabolica.
Si crede anche che questo Lucifero abbia lo sguardo puntato verso Piazza Castello, fonte di energia positiva, per controllarla, e che il monumento stesso sia una porta verso l’inferno.
Un’altra ipotesi è che la statua rappresenti l’angelo Tauriel, il genus locii (ovvero lo “spirito del luogo”) che funge da guardiano di Torino insieme ad altri due angeli, anch’essi volti di Tauriel: la vittoria alata del Colle della Maddalena e il dorato angelo che una volta sovrastava la città dalla Mole Antonelliana.

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Il Genio della Conoscenza – con ancora il Pentalfa sulla testa – e i nomi dei tre ingegneri accanto.

Queste sono le affascinanti interpretazioni che circondano il Monumento al Traforo del Frejus, da non confondere con la realtà storica che seguitiamo a presentare.

La storia
Il monumento fu ideato nel 1871 dal conte Marcello Panissera di Veglio (l’allora presidente dell’Accademia Albertina) per commemorare la conclusione dei lavori al Traforo del Frejus, galleria che collega la Francia con l’Italia. I lavori cominciarono nel 1874 sotto la guida di Luigi Belli (allora un allievo dell’Accademia Albertina), che però non ne seguì la conclusione nel 1879, in quanto fu estromesso dal progetto –arrivò addirittura a disconoscere l’opera poiché non rappresentava più il proprio progetto originale.
L’opera ha una struttura piramidale e rappresenta un blocco di roccia su cui cercano di arrampicarsi sette figure maschili in pietra bianca. In cima al blocco aleggia una figura angelica fusa nel bronzo con le ali spiegate, una penna nella mano sinistra e una –ora mancante– stella sul capo; al suo fianco vi è un masso su cui sono incisi in lettere dorate i nomi degli ingegneri che resero possibile il Traforo del Frejus: Sommelier, Grandis e Grattoni. Nel 1971 venne anche aggiunta una targa ai piedi della piramide di rocce con il nome di Giuseppe Francesco Medail, primo sostenitore della causa del traforo, che però morì prima di veder compiuta l’opera.

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Veduta laterale del Monumento al Traforo del Frejus (il Genio non ha più il Pentalfa sul capo).

L’idea di Panissera era quella di celebrare la grande impresa con un’allegoria: il trionfo della scienza, simboleggiata dal Genio della Conoscenza, sull’ignoranza, ovvero i Titani che cercano di raggiungere la sommità della piramide. Un’altra interpretazione più popolare vuole però che i titani siano in realtà i caduti durante la costruzione della galleria e che il monumento stesso sia dedicato a loro.

L’origine dell’opera lascia ben poco alla fantasia e non sembra suggerire nessuna connessione con le teorie esoteriche che circondano la città; ciononostante, da qualunque punto di vista si scelga di guardarlo, il Monumento al Traforo del Frejus rimane uno dei complessi più interessanti e più belli di Torino e vale la pena fare un salto in Piazza Statuto per ammirarlo.

Federica Messina

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