Si scrive per vivere

A volte capita che la propria passione diventi anche il proprio lavoro, può succedere che fare ciò che si ama ci porti a migliorare, ad imparare a scavare più a fondo e a leggere meglio, a cogliere il non detto tra le tante, troppe parole.

Giancarlo Siani sapeva farlo, e molto bene anche. La passione per il giornalismo l’aveva fin da giovane, dal suo ingresso nell’Università quando scriveva per alcuni periodici napoletani, interessandosi principalmente delle fasce più emarginate e povere della società. Quelle stesse fasce da cui la camorra trae la manovalanza criminale.

Con il suo arrivo a Il Mattino, come corrispondente da Torre Annunziata, Giancarlo entra nei meandri dei rapporti, delle gerarchie criminali, delle connivenze per amore o per forza, inizia a collaborare all’Osservatorio sulla Camorra e ad indagare sui collegamenti tra politica locale e camorra nati con il terremoto dell’Irpinia.

Proprio grazie al suo lavoro, al suo modo di denunciare e di scrivere, Giancarlo Siani ottenne la regolarizzazione del suo ruolo di corrispondente de Il Mattino, ed è proprio da quella sua nuova e regolare posizione che Giancarlo dà il via ad un’inchiesta sul clan Nuvoletta e Bardellino, clan membri della Nuova Famiglia impegnata in una guerra tra famiglie, i quali volevano spodestare Valentino Gionta, boss ormai troppo ingombrante per il raggiungimento di una pace tra le famiglie in guerra.
I due esponenti della Nuova Famiglia fanno una pessima figura in quell’inchiesta: oltre ad essere dei camorristi, dei criminali, sono anche degli infami, dei traditori pronti a vendere un avversario scomodo alle forze dell’ordine.

In un articolo Siani scrisse di come l’arresto di Gionta fosse stato possibile grazie ad una soffiata dei Nuvoletta, che infatti venne fermato dopo essere uscita dalla tenuta dei Nuvoletta a Marano; che si trattasse del prezzo che i Nuvoletta dovevano pagare ai Bardellino per la pax tra famiglie?

Da quel momento i Nuvoletta iniziarono a progettare l’uccisione del giornalista, si tennero diversi summit capeggiati da Angelo e e Lorenzo Nuvoletta: Siani doveva morire, solo lontano da Torre Annunziata, così che non ci fossero collegamenti diretti ai boss locali.

Il 23 settembre 1985 Giancarlo Siani ha appena parcheggiato la sua Mehari, è praticamente sotto casa quando due pistole Beretta 7.65 gli rovesciano addosso 10 colpi, uccidendolo.

Ci sono voluti 12 anni e tre pentiti per raggiungere la verità: Giancarlo Siani è stato ucciso dietro ordine di Angelo e Lorenzo Nuvoletta e Luigi Baccante (condannati all’ergastolo), da Ciro Cappucci e Armando Del Core (condanna a vita).
Giancarlo è stato ucciso perché era un giornalista, un certo tipo di giornalista che si interessava particolarmente dei rapporti tra politica locale e boss, di appalti per la ricostruzione del dopo terremoto.

Giancarlo Siani era un giornalista.

 

Cecilia Marangon

 

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