L’Italia e il mistero del sesso protetto

È da poco passato il tanto polemizzato Fertility Day, ma la bufera sulle scelte del Ministero della Salute non si placa. Non a tutti, infatti, è sfuggita la decisione dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) di declassare alcune pillole anticoncezionali dalla fascia A alla fascia C. Questo cosa significa? In parole povere, che prima erano mutuabili e ora non più. E, volendo analizzare in maniera più approfondita, che vengono considerati un prodotto superfluo, non necessario (un po’ come la vecchia storia degli assorbenti che hanno l’IVA al 22% e non quella al 4%, ma questo è un altro discorso). Peccato che la pillola, oltre ad essere un contraccettivo, è un farmaco a tutti gli effetti e serve a curare una serie di disturbi, tra cui le cisti ovariche, la sindrome dell’ovaio policistico e i fibromi uterini.

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Sul fronte “preservativi” la situazione non sembra migliorare più di tanto, poiché nella maggior parte dei distributori per poter acquistare il prodotto è necessario inserire la tessera sanitaria e dimostrare di essere maggiorenni. Un dettaglio apparentemente irrilevante, ma che può fare la differenza nel caso di una coppia di adolescenti imbarazzati che non osano entrare di persona in una farmacia o in un supermercato e che si trovano poi a dover ripiegare su metodi alternativi e pericolosi come il coito interrotto, che fra i giovanissimi è tragicamente diffuso, a causa della scarsa informazione. Secondo la classifica dell’IPPF (International Planned Parenthood Federation), infatti, l’Italia è al dodicesimo posto nei Paesi dell’Unione Europea per quanto riguarda le politiche sulla contraccezione. Mancano le campagne di sensibilizzazione per un uso corretto e consapevole degli anticoncezionali, è preoccupante la sempre più marcata diminuzione dei consultori e, soprattutto, è un campanello d’allarme che non si può ignorare il fatto che non ci sia un piano prestabilito per l’educazione sessuale nelle scuole.

Intanto, in questo mare burrascoso, una buona notizia accende un faro di speranza: la pillola del giorno dopo non può essere considerata un farmaco abortivo e di conseguenza nei consultori non possono più essere presenti obiettori di coscienza, come stanno lentamente legiferando i TAR delle varie regioni. Peccato che gli intoppi vengano a crearsi, anche in questo caso, al momento dell’acquisto, quando il limite tra obiezione di coscienza e disinformazione diventa quasi indistinguibile. Tragicamente celebre è diventato il video della ragazza che tentava invano di comprare in diverse farmacie un contraccettivo d’emergenza e finiva per sentirsi dire che così avrebbe ucciso il bambino che portava in grembo – interpretazione del tutto errata, considerato che la pillola del giorno dopo impedisce all’ovulo di impiantarsi nell’utero della donna.
C’è da dire che quasi non serve una campagna per invogliare le giovani coppie a procreare: basta semplicemente sperare che i partecipanti all’atto non siano stati adeguatamente istruiti o che qualcosa vada storto per poter dormire sonni tranquilli, consci del fatto che il Paese sarà popolato, in futuro.

Giulietta De Luca