VANESSA DIFFENBAUGH: IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI FIORI

Non mi fido, come la lavanda.

Mi difendo, come il rododendro.

Sono sola, come la rosa bianca, e ho paura.

E quando ho paura, la mia voce sono i fiori”

Victoria non è brava con le parole. Nemmeno con il contatto fisico o le relazioni interpersonali. Dopo un’infanzia passata in affidamento, continuamente sballottata da una famiglia all’altra, ora ha diciotto anni e ha smesso da tempo di cercare di piacere alla gente o di aspettarsi qualcosa dal futuro. Eppure questa ragazzina ferita che sta per diventare una giovane donna possiede un talento particolare: conosce il linguaggio dei fiori e lo usa per risolvere i problemi della gente che si ferma davanti al negozio della fioraia per cui lavora.

E mentre dal minuscolo giardino piantato con le sue mani in un angolo del parco di Portrero Hill la sua fama si estende per tutta San Francisco, ombre e ricordi del passato tornano quasi per caso a proporle una sfida: restare al sicuro all’ombra del suo giardino, a occhi chiusi, o accettare di crescere e andare avanti, per sbocciare al sole come la più bella delle rose rosse?

Basata sull’esperienza personale dell’autrice come madre adottiva, questa storia dal linguaggio semplice, diretto – e spesso un po’ dolceamara – si incentra sulle difficoltà che si presentano sia nell’accettare che nel donare affetto, ma mira anche a fotografare in maniera abbastanza accurata la situazione dei giovani durante il percorso di affido ai servizi sociali in America, ritenuto dalla Diffenbaugh assolutamente insufficiente. Anche l’idea del servirsi del linguaggio dei fiori, semisconosciuto e quasi dimenticato retaggio dell’epoca vittoriana, deriva da un suo personale interesse, scoperto quando aveva sedici anni e coltivato fino ad oggi.

Fenomeno editoriale del 2011, questo romanzo esplora in profondità le emozioni e i sentimenti della protagonista, in un processo di crescita che la porterà a scoprire quante sfaccettature possa avere l’amore. E a comprendere che quello materno, il più importante di tutti, è proprio come il muschio: cresce senza radici.

Valentina Guerrera