Dudeismo: il Tao visto da una cinepresa

Nel 1998 Joel ed Ethan Coen -due fratelli che hanno dedicato la loro vita al cinema come registi, sceneggiatori e produttori- erano reduci dal loro primo successo, Fargo. Astri nascenti del cinema americano e mondiale.
La loro fatica immediatamente successiva, Il Grande Lebowski, venne inizialmente considerata una delusione al botteghino, con degli incassi arrivati a coprire, di poco, i costi necessari alla produzione. Un film che forse poteva essere dimenticato in fretta, ma il tempo ha generato una seconda ondata di notorietà, portando la pellicola a diventare un cult. Nel 2014 è stata addirittura selezionata dalla biblioteca del Congresso degli Stati Uniti come opera rilevante da preservare nel National Film Registry, venendo quindi riconosciuta come un’opera rilevante in termini storici, culturali ed estetici. Un successo a posteriori che non accenna a tramontare.
Fin qui tutto normale: feste a tema, raduni in costume di fan del film, un’impennata nella vendita dei liquori necessari a preparare il drink preferito dal protagonista, concorsi per i migliori sosia. Nulla di straordinario rispetto alle decine di cult e classici cinematografici degli ultimi decenni.
A parte l’aver dato vita a una religione.

il_grande_lebowski
Jeff Bridges, ovvero il Drugo, in una scena del film.

Il Dudeismo (o Church of the latter-day Dude), prende il nome, e non solo, dal protagonista del film: Jeffrey “Drugo” Lebowski, chiamato “Dude” in lingua originale. In apparenza uno sbandato, un “fallito” hippie sopravvissuto agli anni ’70 che si accontenta di vivacchiare, bere white russian, fumare erba e andare a giocare a bowling con gli amici.
Ma agli occhi di Oliver Benjamin, giornalista e fondatore del culto, il Drugo è un’incarnazione e una rilettura di uno stile di vita vecchio di secoli, con echi di taoismo, filosofia epicurea e addirittura cristianità pre-ecclesiastica. Le sventure totalmente immeritate che il personaggio si vede piovere addosso nel film non riescono davvero a scalfire la sua indole. Il suo affrontare la vita con il minimo sforzo e la massima calma, senza ostacolare il flusso degli eventi ma seguendolo, rappresenta per i dudeisti il modo giusto per vivere.
E a proposito del prendersela con calma, è solo nel 2009 che il culto introduce un suo “testo sacro”, il Dude de Ching: una rilettura del Tao Te Ching, opera attribuita a Lao Zi ed elemento cardine delle dottrine taoiste. Caratteristica particolare del testo dudeista è veicolare il suo messaggio usando dialoghi ed elementi dal film, un filtro che rende forse più accessibili concetti che sarebbero rifiutati da molti proprio per il loro essere lontani dal mondo in cui ci muoviamo adesso.

2000px-dudeism-svg
Il simbolo Dudeista, uno yin-yang con i “tre fori” tipici di una palla da bowling.

E bisogna dirlo, per essere una religione che predica il non predicare -e pratica il meno possibile- ha avuto un discreto successo. Ad oggi vi sono poco meno di 400.000 ministri del culto dudeista ufficialmente ordinati, con il potere legale di officiare matrimoni ed altre cerimonie negli Stati Uniti e in varie altre nazioni del mondo.
Non male per quello che sembrava essere “un film deludente”.