Mezzanotte di fuoco negli USA

9 novembre: sono le ore 3.30 di notte circa (secondo il nostro fuso orario) e molti di noi probabilmente se ne stavano già al calduccio sotto le coperte, incuranti del duello che incalzava oltreoceano tra i due candidati favoriti per le elezioni a presidente degli Stati Uniti, la democratica Hillary Clinton e il repubblicano Donald Trump.

Stando ai sondaggi dei mesi precedenti doveva trattarsi di una vittoria democratica… e in effetti durante la prima fase della votazione la Clinton si era ben aggiudicata alcuni degli Stati più grandi e popolosi, quali per esempio California, Illinois e New York. mappa-elettoraleEppure questo non è stato sufficiente, perché da quel momento in poi Florida, Ohio, North Carolina e Pennsylvania hanno cominciato a colorarsi di rosso, favorendo la rimonta di Trump.

Che dire di più? I numeri parlano chiaro. In mattinata le votazioni sono terminate e, con un risultato finale di 306 contro 232, Trump è diventato ufficialmente il nuovo Presidente Eletto, con buona pace di gran parte della stampa e dei media, che avevano auspicato fino all’ultimo l’ingresso alla Casa Bianca del primo presidente donna nella storia degli Stati Uniti.

Ora spetterà ai cittadini americani – le cui reazioni spaziano ancora tra l’entusiasmo per la vittoria di chi ha votato questo eccentrico personaggio per convinzione o per protesta, il vibrato malcontento di chi sperava nel terzo mandato democratico consecutivo dopo i due precedenti di Obama e l’amaro in bocca di chi avrebbe volentieri puntato tutto su candidati come Sanders al posto dell’ex segretario di Stato – capire come gestire l’impatto che il nuovo presidente avrà dentro e fuori il loro Paese.

Ma rivediamo ora, memori della sua campagna elettorale tutt’altro che tranquilla (e decisamente poco improntata a valori quali rispetto, tolleranza e dialogo), quali sono stati i punti salienti del suo programma, giusto nel caso in cui, nei prossimi quattro anni o giù di lì, avessimo voglia di fare un viaggetto da quelle parti o stabilirci lì in pianta stabile:

  • Immigrazione: costruzione di un muro al confine con il Messico per combattere l’immigrazione illegale
  • Sanità: abolizione dell’Obamacare, riforma sanitaria recentemente introdotta da Obama
  • Estero: rinegoziazione di accordi internazionali con gli altri Stati, interventi più incisivi in Medio Oriente
  • Economia: riduzione del debito pubblico, tagli alle tasse, agevolazioni fiscali per la classe media
  • Energia: incremento dell’uso di fonti fossili per sviluppare industria ed economia a forte discapito della tutela ambientale

Dopo aver preso atto di questi presupposti -a nostro avviso ben poco incoraggianti- non ci resta che attendere, sapendo che ora la palla è ufficialmente passata ai grandi elettori, che durante la votazione finale del 19 dicembre decideranno se confermare o smentire questi risultati.

Per chi non lo sapesse, infatti, il sistema elettorale americano non si basa sul voto diretto dei cittadini, bensì sulla loro scelta dei grandi elettori (in numero variabile a seconda delle circoscrizioni presenti in un certo Stato) che, sebbene non legati da vincolo di mandato, tendono in genere a votare secondo il colore politico di appartenenza. Questo significa dunque – sebbene sia altamente improbabile – che la votazione di dicembre potrebbe ancora riservarci qualche piccola sorpresa.

Valentina Guerrera