Referendum costituzionale: come viene ridisegnata la Costituzione

Il 4 dicembre siamo chiamati ad esprimerci sulla riforma costituzionale. Vediamo di cosa si tratta.

La riforma modifica – in maggiore o minore misura – 47 articoli della Costituzione, vale a dire più di 1/3 della stessa. Gli ambiti toccati sono essenzialmente: i rapporti Stato-Regione, il Senato, la democrazia diretta, il Cnel, i rapporti governo-Parlamento.

  • I rapporti Stato-Regione
    È la modifica più importante della riforma, anche se poco sottolineata dai media. Con la riforma costituzionale del 2001 si erano dati ampi poteri alle Regioni, le loro competenze legislative erano state aumentate, erano state previste materie di “competenza concorrente” tra Stato e Regioni (ovvero sia lo Stato che le Regioni potevano fare leggi su certi argomenti). Il tutto aveva creato una situazione confusa.
    Con questa riforma si vorrebbe tornare a un accentramento statale. Lo Stato vedrebbe aumentati i suoi poteri di fare leggi rispetto a quelli delle Regioni, mentre la categoria della “competenza concorrente” sparirebbe (facendo ipoteticamente venire meno le confusioni). Tuttavia, è da sottolineare che per alcune materie la “competenza concorrente” sembrerebbe sotto sotto rimanere.
    Le province vengono abolite e le loro funzioni vengono prese dalle città metropolitane e dagli “enti ad area vasta”.


  • Il Senato
    Il Senato non scompare affatto, ma vede diminuito il numero dei suoi componenti (da 315 a 95) e cambiati i suoi membri. Infatti, i senatori non saranno più rappresentanti della Nazione, bensì delle istituzioni territoriali. Saranno senatori 22 sindaci e 73 consiglieri regionali; i consiglieri regionali/senatori non saranno eletti dal popolo ma dai consigli regionali “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi” (anche se non è chiaro cosa si intende per “in conformità”). Il Senato non conterà quanto la Camera: per molte materie deciderà la Camera da sola, mentre il Senato potrà solo suggerire modifiche e dare pareri. Sono però previste eccezioni -e non poche- in cui Camera e Senato avranno lo stesso peso, come adesso.
    L’idea di un Senato delle autonomie locali è della riforma costituzionale del 2001, riforma che dava appunto più potere alle Regioni.


  • La democrazia diretta
    Il numero di firme dei cittadini necessarie a proporre una legge al Parlamento si alza: da 50mila a 150mila. Tuttavia il Parlamento sarebbe obbligato a discutere sulla proposta di iniziativa popolare, mentre oggi è libero di ignorarla o meno. Viene inoltre introdotto il referendum propositivo e di indirizzo, per agevolare la partecipazione dei cittadini alla politica italiana.


  • Il CNEL
    Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (organo vecchio e poco funzionale) viene abolito.


  • I rapporti governo-Parlamento
    Negli ultimi anni il governo aveva preso la pessima abitudine di emanare sregolatamente decreti legge (cioè leggi fatte dal governo anziché dal Parlamento, che è il nostro organo legislativo). Con la riforma si pongono limiti ai decreti legge. In compenso, il governo trova però una “corsia preferenziale” in Parlamento: il governo può chiedere alla Camera di decidere in tempi rapidi riguardo a un disegno di legge proposto dal governo e ritenuto essenziale per il proprio programma; in questi casi la Camera vedrebbe ridotta la propria possibilità di modificare il disegno di legge.
    Con la riforma, solo la Camera sarebbe chiamata a dare (e a togliere) la fiducia al governo.


Questi sono gli aspetti essenziali della riforma. Si tratterà di un referendum costituzionale, non abrogativo; la distinzione è importante perché per questo tipo di referendum non c’è quorum. Ciò significa che, anche se andassero a votare solo 3 italiani su 100, il quesito referendario non cadrebbe: il Sì o il No alla riforma costituzionale dipenderebbe dalla scelta di quei 3 italiani. È superfluo quindi dire che è importante andare a votare.

Ci sentiamo infine di dare un ultimo consiglio: questo non è un referendum Renzi Sì o Renzi No. È un referendum sulla nostra Costituzione, cosa un po’ più importante rispetto a un capo politico temporaneo. Per cui valutate il contenuto della riforma e decidete di conseguenza.

A breve un articolo sulle ragioni del sì e del no.

Silvia Gemme