Sausage Party: una dissacrante caverna di Platone

Un film d’animazione rigorosamente per adulti, uscito in Italia il 31 ottobre 2016, ci mostra qualcosa di decisamente nuovo, che mancava nel panorama cinematografico attuale. Parodizzando lo stile Disney-Pixar, il film comincia con la tipica canzone allegra e gioiosa, cantata da alimenti con occhi, bocche e arti, durante l’apertura del supermercato in cui vivono. Tutti i personaggi fremono all’idea di essere presi dagli dei – ovvero essere comprati dagli umani – ed essere portati nel grande oltre, dove tutti pensano ci sarà una vita migliore, non aspettandosi chiaramente di essere destinati a fini orribili.

frankbrendaIn tutto questo, la storia si focalizza su Frank e Brenda, una salsiccia e un panino da hot dog, che si desiderano da una confezione all’altra, bramando di essere presi per poter finalmente unirsi, non nascondendo affatto la metafora sessuale dietro alle loro forme. Un giorno, per caso, un barattolo di mostarda viene riportato da un cliente e comincia a urlare istericamente che nulla là fuori è come ci aspetta, rifiutandosi peró di spiegarsi meglio. Nel mentre alcuni alimenti, tra cui i protagonisti, vengono messi in un carrello insieme a una lavanda vaginale, che diventerà l’antagonista di questa storia grottesca. Per casi piú o meno fortuiti, alcuni personaggi finiranno a casa degli “dei”, vedranno e proveranno sulla loro pelle le barbariche torture e uccisioni a cui sono destinati; altri, invece, si perderanno in corsie a loro sconosciute e, nel tentativo di tornare a casa, Frank scoprirà le verità sul mondo, grazie ai prodotti non deperibili del supermercato, che quindi non vengono buttati ciclicamente, e hanno visto molte piú cose di una comune salsiccia. Scioccato, cercherà di avvertire i suoi compagni e tutti i reparti, ma si troverà davanti il muro dell’ignoranza e della convinzione religiosa, perchè in realtà nessuno vuole uscire dalla caverna e tutti preferiscono ridicolizzare chi cerca di dar luce alla verità.

In una metafora dissacrante, volgare e cruenta, gli autori mettono in scena quindi una società morbosa nei confronti della religione, perennemente frustrata da istinti sessuali repressi e da istituzioni sociali/culturali rigide e ridicole. Il linguaggio è volgare e spinto, ma non si perde in facili battute fini a se stesse e nosense, al contrario si focalizza su giochi di parole (purtroppo per la maggior parte perduti nel doppiaggio italiano) e sulla semplice enfatizzazione di schemi sociali che non si discostano molto da ciò che vediamo tutti i giorni. Un’ulteriore chicca è lo spunto metafisico secondo cui l’unico modo in cui l’uomo può vedere davvero la realtà è drogarsi: infatti gli alimenti scoprono di poter essere capiti e visti nei loro movimenti solo da persone che hanno assunto stupefacenti di una certa entità. Ma quello che ci si comincia a chiedere a metà film è: che finale puó avere una storia di questo genere? Se tanto il lorot-exclusive-sausage-party (e il nostro…) destino è segnato inevitabilmente, che cosa può fare la consapevolezza, se non rendere meno sopportabile l’attesa della morte? Ovviamente anche in questo caso il film si discosta da quello che si può definire un lieto fine classico. I prodotti del supermercato, presa consapevolezza della propria condizione, si vendicano sui clienti e commessi presenti in quel momento nel negozio, per poi darsi a un’orgia liberatoria pansessuale. Perchè vedere quindi questo film e, soprattutto, ne vale la pena? Io dico di sí. Se si riesce ad andare oltre allo scurrile e all’animazione (prendendolo quindi con serietà, relativa, s’intende) si può apprezzare una trasposizione cruda della nostra esistenza, che spero possa portarvi le stesse riflessioni che ha fatto sorgere in me. L’altro motivo è che è chiaramente stato lasciato spazio per un sequel… E voi? Che ne pensate di Sausage Party?

Veronica Repetti