Aristotele, Dante e l’universo

Una trama semplice quella di Aristotele e Dante scoprono i segreti dell’universo: fine anni ‘80, Aristotele Mendoza e Dante Quintana, due adolescenti latino-americani, scoprono i segreti dell’universo.
È uno di quei casi in cui il titolo anticipa tutto, ma allo stesso tempo il contenuto del romanzo rimane un completo mistero.
Benjamin Alire Sáenz riporta i suoi lettori indietro nel tempo, durante la calda estate del 1987, in Texas, dove Aristotele e Dante, quindicenni dai caratteri opposti e uniti dalla maledizione dei nomi originali, s’incontrano in un pomeriggio afoso. Quasi istantaneamente nasce un’amicizia, una di quelle luminose e sincere che capitano poche volte nella vita. Una boccata d’aria fresca per Aristotele, detto Ari, e una finestra su un orizzonte inesplorato per Dante.

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Una trama semplice, appunto, focalizzata sui sentimenti di due ragazzi abituati ad approcciarsi al mondo in modo diametralmente opposto: mentre Ari, che svolge anche il ruolo di narratore, fatica a decodificare gli stimoli e gli impulsi del suo corpo e della sua mente, Dante padroneggia una straordinaria consapevolezza di sé e dell’altro e un’immensa sensibilità.
Sono le stagioni a scandire il ritmo del romanzo, a mostrare la crescita emotiva (e fisica!) di Ari, la sua volontà di prendere in mano la propria vita e di aprire le porte del passato e del futuro che all’inizio avrebbe preferito lasciare serrate in un recesso della mente.
Benjamin Alire Sáenz riesce a pitturare con dolorosa maestria il mondo incerto degli adolescenti, la loro imprevedibilità, la rabbia nei confronti degli adulti, il senso di essere costantemente incompresi.
Con lessico semplice, frasi concise e cariche di rancore, l’autore e Ari ci mostrano l’universo di due giovani intenti a destreggiarsi tra le piccole grandi difficoltà della vita quotidiana degli anni ’80, il tormento di volersi sentire parte di un’etnia e di voler fuggire da essa al tempo stesso, il terrore di sentimenti troppo importanti e troppo profondi per essere repressi e troppo spaventosi per essere accettati.
Un libro da leggere per piangere, per sorridere e per rimanere spiazzati. Per tornare ragazzini e scoprire che in tutti noi c’è ancora quella parte ribelle e rabbiosa che si sente incompresa e sgomita per uscire. Per accorgersi che del mondo forse non abbiamo ancora capito niente.

 

Giulietta De Luca