HERIBERGO, il cortometraggio delle trappole della coscienza

locandina-heribergo-logo-sfcL’arrivo di un giovane giornalista sconvolge l’apparente tranquillità di un albergo di lusso. Intrappolato in un mondo tra sogno e realtà proverà a ribellarsi per fuggire. Un corto nato dall’incontro tra tre vincitori di tre diverse edizioni di Sottodiciotto Film Festival.

Heribergo è un cortometraggio di Federico Mottica, regista ventunenne della provincia di Alessandria. Il Sottodiciotto – che “è seguito” al Tff – è un festival pensato per dare visibilità ai prodotti audiovisivi realizzati dagli under 18, e nella serata di premiazione di domenica 4 dicembre è stato proiettato, fuori concorso, Heribergo. Il corto vede la partecipazione di altri due ex concorrenti del Sottodiciotto Film Festival: Giulio Fiore, come aiuto regista, e Sebastian Bonolis (che ha anche partecipato all’edizione del 2016 con il corto Adagio), per la fotografia.

Non è il primo traguardo per Federico Mottica: ha partecipato con Heribergo al Genova Film Festival 2016, al Festival Nazionale Film Corto Roma (dove il corto viene proiettato il 14 dicembre), e a tre Festival di Cannes (rispettivamente con i corti Quasi Padre, Sogno di un impiegato, Heribergo).

Raccontaci come è nato Heribergo.

“L’idea mi è venuta dopo aver visto Eraserhead, di David Lynch. Ho girato il corto in un giorno solo, a fine febbraio 2016. Non avevo molto tempo, perché avevo la scadenza per presentare il corto a Cannes a inizio marzo. Ho scelto di girare all’hotel Savoia, a Genova, perché era quello che più si prestava: dalle atmosfere ricorda un po’ Grand Budapest Hotel, di Wes Anderson. Ho scelto anche due attori professionisti, Michele de Paola e Valeria Angelozzi, usciti dal Teatro Stabile di Genova.”

Qual è il significato di Heribergo?

“Ho voluto immaginare un viaggio nella coscienza di un uomo. Sono contento quando mi si dice che il corto trasmette una sensazione di ansia, significa che è riuscito. L’oggetto di Heribergo è un’esperienza interna, psicologica. L’albergo è la prigione di un gran numero di personaggi: il protagonista cerca di fuggire, aiutato da altri personaggi, mentre qualcuno – la direzione dell’hotel– cerca di impedirglielo. Tutti possiamo essere prigionieri delle nostre paure e delle nostre ansie, possiamo sfuggirne solo operando una rivoluzione in noi, magari con l’aiuto di qualcun altro. Spesso per uscire da un grosso problema abbiamo bisogno dell’aiuto di un agente esterno.”

Però la ragazza che cercava di aiutare il protagonista è morta.

“Ci sono sempre vittime in una rivoluzione. L’altra chiave che ha permesso al protagonista di salvarsi è il facchino dell’hotel, personaggio molto silenzioso. Spesso infatti le persone che sembra non dicano niente in realtà stanno osservando e ascoltando, e alla fine, se la situazione diventa esasperante, loro hanno lo scoppio più grande. Lo scopo di tutti i miei corti è rappresentare situazioni estreme, dove i grandi problemi vengano fuori.”

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Parliamo delle musiche.

“Sono originali e sono di Edoardo Siccardi, un mio amico del conservatorio. La canzone finale invece è di una cantante americana poco conosciuta ma molto brava, Dani Bell.”

Cosa vorresti fare ora?

“Mi interesserebbe molto adattare soggetti di altri. Mi piacerebbe cioè riprodurre tramite immagini l’idea di uno scrittore. Darebbe il doppio di una visione: uno la scrive, l’altro la mette in atto.”

Qui il trailer del corto.

Silvia Gemme