Avremmo tanto voluto votare

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Domenica 4 dicembre si è tenuto il referendum costituzionale, ed in quella data i cittadini italiani residenti in Italia hanno potuto recarsi ai seggi per esprimere la loro opinione in merito alla riforma Boschi-Verdini.
Per quanto riguarda gli italiani all’estero, coloro i quali sono residenti fuori dai confini nazionali da almeno 12 mesi o per almeno 3 mesi, avrebbero potuto esprimere il loro dopo aver ricevuto il plico elettorale con inclusa la tessera elettorale.
In un precedente articolo ho descritto le modalità per poter ricevere l’agognato plico, ma purtroppo le poste italiane e quelle lituane devono aver avuto problemi di comunicazione e la mia busta non è mai arrivata.

Negli ultimi giorni prima del referendum abbiamo letto molto in merito a presunti brogli, o rischi di falsificazioni del voto dei connazionali all’estero; ora, terminata la frenesia elettorale, possiamo parlarne a mente fredda: sono state segnalate diverse situazioni critiche, come ad esempio in Argentina, dove le buste destinate agli elettori giacevano senza controllo, e molti italiani non le hanno mai ricevute.
A prescindere dall’esito della consultazione referendaria, resta un fatto: per molti italiani, per motivi tutti da scoprire, non è stato possibile esprimersi in merito ad una riforma che avrebbe potuto modificare significativamente la nostra Costituzione.

Proprio la nostra Carta Costituzionale sancisce il nostro diritto e dovere al voto, un diritto e dovere che riguarda tutti i cittadini italiani, sia che essi risiedano entro i confini nazionali, sia che si siano trasferiti (permanentemente o temporaneamente) all’estero.
Spesso si fa l’errore di considerare gli italiani all’estero come italiani di serie B, tanto vivono da un’altra parte, tanto se ne sono andati dall’Italia, perché il loro voto dovrebbe contare quanto quello di chi invece è rimasto?
Gli italiani, ovunque essi si trovino, per quanto tempo e per qualunque motivazione, restano sempre tali e conservano gli stessi diritti e doveri dei loro connazionali in patria.
Anche quando questi diritti e doveri si perdono nei meandri delle poste nazionali e non, anche se avremmo tanto voluto votare.

Cecilia Marangon