27 Gennaio, un giorno di memoria

27 gennaio 1945. Se questo fosse il diario di un soldato dell’Unione Sovietica  della 60esima Armata del primo Fronte ucraino, probabilmente inizierebbe così, con la data di oggi ad annunciare cosa sarebbe accaduto in quel giorno.

Se fossimo soldati di quell’armata, il 27 gennaio del ’45 staremmo marciando in direzione di una città polacca, Oświęcim, che i tedeschi chiamano Auschwitz. Se fossimo uno di quei soldati oggi avremmo scoperto un campo di concentramento, o meglio IL campo di concentramento, quello di Auschwitz.
Se fossimo uno dei soldati del primo Fronte ucraino, probabilmente avremmo già scoperto i campi di sterminio di Chelmno e di Belźec, ma non vi avremmo visto nessuno. Avremmo solo sentito la morte tutta intorno a noi, ma non avremmo visto la metropoli della morte.

Perché questo è il campo di concentramento di Auschwitz la città, la metropoli intera costruita per chilometri di estensione con un unico obiettivo, i binari dei treni merce che vi entrano, le baracche dove i prigionieri venivano accatastati prima di essere svuotati di tutto ciò che li rende umani, selezionati, massacrati dal lavoro, dal freddo e dalla fame prima di essere avviati alle docce a morire.
Negli anni della dittatura Nazista e della Seconda Guerra Mondiale, i campi di concentramento, di lavoro e di sterminio sono stati edificati in tutto il territorio del Reich, cancelli che nascondevano prigionieri di ogni genere: prigionieri politici, prigionieri per motivi razziali, per motivi sessuali, disabili o ebrei; dal 1940 anche Auschwitz ha ingoiato le loro vite, lontano da occhi indiscreti bruciandone a migliaia.
Quel 27 gennaio del 1945 i soldati dell’Armata Rossa sovietica entrarono ad Auschwitz, ne aprirono i cancelli e scoprirono quale orrore si stesse nascondendo dietro la scritta Arbeit macht frei.

Molto spesso l’uomo non riesce a trovare le parole per descrivere l’orrore, né riesce a rendersi conto di cosa sia stato fatto, quanto fosse alla luce del sole, o di cosa si poteva fare per evitarlo; solo nel 2005 con la risoluzione 60/7 l’ONU sancisce che il 27 gennaio sia la giornata della memoria, dedicata a ricordare la Shoah, il genocidio perpetrato dai nazisti contro gli ebrei.
L’Italia aveva recepito l’importanza di quel orrore storico già cinque anni prima delle Nazioni Unite:

« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere»
Articoli 1 e 2 della legge 211 del luglio 2000.

Cecilia Marangon