Occidentali’s karma: specchio dei tempi? (Sanremo 2017)

Da pochi giorni si è conclusa la sessantasettesima edizione del Festival di Sanremo. La conduzione del palco dell’Ariston è stata affidata a Maria De Filippi e Carlo Conti, sebbene non poche siano state le polemiche inerenti il colossale cachet di quest’ultimo. Per tutte e cinque le serate si è esibito il comico Maurizio Crozza e non pochi sono stati gli ospiti invitati sul palco dell’Ariston, tra i quali Robbie Williams, Ricky Martin, Tiziano Ferro, Zucchero, Giorgia. Per la sezione “Nuove proposte” il primo classificato è stato Lele con la sua Ora mai.  Per quanto riguarda la classifica della sezione “Campioni”, Francesco Gabbani ha trionfato davanti a Fiorella Mannoia ed Ermal Meta.
Tuttavia sorge spontaneo domandarsi cos’abbia fatto prevalere Gabbani sugli altri, poiché  Occidentali’s Karma parrebbe esser qualcosa di più che un’orecchiabile melodia con annessa, sebbene elementare, coreografia. Ad un orecchio più attento non sfugge il contenuto del testo, una velata critica al mondo occidentale odierno. La canzone introduce nei primi versi una leggera rielaborazione del celebre dubbio amletico; canta Gabbani  “Esser o dover essere”, la spasmodica esigenza di voler apparire che surclassa l’essere se stessi. La maschera degli individui che ostentano conoscenze lacunose e superficiali attraverso il mestiere dell’apparire, l’intelligenza ormai è dèmodè per coloro che vengono definiti “internettologi” e “tuttologi col web”, individui che seguono a ruota nell’elenco dei tipi umani ormai lontani dall’essere definiti soggetti progrediti.  Siamo forse dinnanzi ad una forma di regressione della specie, in cui la stessa evoluzione inciampa, come affermato nel ritornello. Vi è il parallelismo tra Occidente ed Oriente che viene presentato quasi fosse una forma di redenzione della nostra società, la ricerca di quella pace interiore che solo in pochi trovano. Ed ecco come il disperato tentativo di abbracciare la cultura e la filosofia orientale affiori dal testo della canzone attraverso termini tipici quali nirvana, mantra, karma ed altri ancora; tuttavia la critica sussiste nel fatto che questa ricerca di emulazione di un mondo spiritualmente profondo spogli l’Occidente.

gabbani

Ed ecco la geniale entrata in scena della scimmia, metafora dell’esistenza umana messa a nudo e parzialmente regredita. Il titolo stesso “Occidentali’s karma “ può essere inteso come profetica visione del destino occidentale poiché, semplificando il concetto di karma, a certe azioni susseguono determinate conseguenze. “Piovono gocce di Chanel su corpi asettici” è forse una delle frasi più provocatorie: l’ennesima drammatica dimostrazione che sia importante ricoprirsi di qualcosa che sia universalmente accettato ed apprezzato, sebbene ormai i corpi, divenuti ormai aridi, risultino spogliati di ogni tipo di personalità propria.
Che il “Panta rei” eracliteo e la celebre “Singing in the rain” di Gene Kelly, entrambi elementi citati nella canzone, siano la speranza di sciacquare dal profumo di decadenza una società che si sta inconsciamente mettendo a nudo?  Forse solo la scimmia conosce la risposta .

Umberto Urbano Ferrero