Processo Caccia: tra ‘ndrangheta e terrorismo

Il processo per l’omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia è in svolgimento, proprio in questi giorni, presso il Tribunale di Milano.

La tesi presentata dalla procura è la stessa già esibita nel primo processo sugli esecutori materiali, conclusosi pochi mesi fa in un nulla di fatto per un errore procedurale.
Nel nuovo processo rivediamo Rocco Schirripa, accusato di essere uno degli assassini, e da pochi giorni conosciamo anche il nome del secondo imputato per lo stesso reato: Franco D’Onofrio.

Chi è Franco D’Onofrio? 61 anni, nato a Mileto in provincia di Vibo Valentia, ex membro di Prima Linea, già condannato negli anni Ottanta per i suoi rapporti con i COLP (Comunisti organizzati per la liberazione del proletariato) e nel processo Minotauro a 9 anni, ora pendente in Cassazione.
Il suo nome è stato rivelato dal collaboratore di giustizia Domenico Agresta, il quale ha riferito le parole dette dal padre Saverio:

Schirripa e D’Onofrio sparano bene e che loro due si sono fatti il procuratore

Il nome di D’Onofrio è comparso anche nell’inchiesta Big Bang di Torino, l’ultima in ordine cronologica, per la quale ha chiesto di essere giudicato con rito ordinario.
Secondo l’accusa, D’Onofrio non sarebbe un semplice affiliato alla ‘ndrangheta, ma anzi avrebbe ricevuto la dote (titolo) di Padrino e farebbe parte della Camera di Controllo di Torino, una sovrastruttura mafiosa superiore ad ogni locale (unità territoriale della ‘ndrangheta).

Le attese intorno al processo Caccia sono molte, specialmente per i familiari che attendono la verità da oltre trent’anni, ma anche per la società civile e per la comprensione della ‘ndrangheta a Torino e provincia: provare l’esistenza di una super struttura al di sopra di ogni altra implicherebbe aprire nuove ipotesi sulla stessa organizzazione e sui suoi metodi evolutivi.

Cecilia Marangon