Salto d’Appello: Tra Irregolarità e Dubbi

La vita accademica di uno studente è disseminata di ostacoli e difficoltà. Tra esami più impegnativi del previsto, eventi personali inattesi e disguidi vari; è comune trovare universitari che abbiano bisogno di più tempo del solito per terminare gli studi.

Il salto d’appello, però, rimane uno dei motivi principali per questi ritardi. Avvolto in una fitta nebbia attraverso la quale viene difficile scoprirne i dettagli, questo strumento è spesso usato da professori ed assistenti per limitare il numero di candidati agli esami.

Mentre il solo nome può far impallidire gli studenti più sensibili, anche il salto d’appello è soggetto alle regole dell’ateneo. Vi sono, dunque, delle particolarità da tenere a mente quando ci si prepara agli esami; in modo da evitare brutte sorprese.

Una Pratica Misteriosa

Il Regolamento Didattico d’Ateneo dell’Università degli Studi di Torino non tratta direttamente l’argomento. Le interpretazioni personali sono l’unica conseguenza possibile.

Il salto d’appello, in realtà, non trova posto tra le tante regole che il documento contiene. Potrebbe essere questo il motivo delle differenze nel suo uso, con modi d’impiego diversi da docente a docente. Senza una chiara linea guida, infatti, i professori finiscono per arrogarsi l’abilità di dichiararlo necessario alla corretta funzione del corso.

In realtà, questa prima affermazione può essere facilmente smontata continuando a leggere i vari punti del testo. L’Articolo 23, infatti, definisce chiaramente i dettagli delle sessioni d’esame. Al punto 10 viene dichiarato che l’intervallo tra i due appelli deve essere di almeno dieci giorni.

Poco più di una settimana, dunque; è questo il tempo minimo richiesto dal Rettore per potersi ripresentare davanti ad una commissione. Qualunque professore affermi che il salto d’appello sia parte del periodo minimo necessario tra due esami sta chiaramente dicendo il falso.

A Cavallo della Legalità

Un dibattito molto acceso è sicuramente quello riguardante la legalità di questa pratica. Se il salto d’appello impedisce l’accesso all’istruzione, il suo uso potrebbe sforare nell’illegalità. Questo ragionamento è spesso parte integrante delle convinzioni di alcuni, pur non essendo completamente corretto.

Per trovare la risposta, è necessario ritornare allo stesso Articolo 23 del regolamento menzionato prima. Uno dei punti indica, infatti, il numero minimo di appelli che i singoli corsi devono mettere a disposizione del corpo studentesco durante l’anno. Salvo diversamente specificato dal dipartimento d’appartenenza, tale cifra è otto.

L’Articolo 24 mette invece la parola fine alla discussione. Al punto 8 viene riportato come uno studente possa presentarsi ad un medesimo esame tre volte in un anno accademico. Eccezioni per i singoli dipartimenti o corsi di studio sono comunque accettate.

In Conclusione

Senza direttive specifiche a riguardo e considerato il contenuto dei vari regolamenti, il salto d’appello rimane dunque legittimo. L’ateneo specifica infatti unicamente il periodo minimo tra due esami, il numero totale di tentativi e quello delle prove annuali disponibili.

Agli studenti devono essere garantiti tre tentativi all’anno, salvo eccezioni. I singoli docenti potranno dunque decidere di bloccare l’accesso alla prove per specifici individui; qualora lo ritengano opportuno.

Alessandro Cossidente