La casa editrice Feltrinelli raccontata da Carlo Feltrinelli

Da quest’anno l’università ha introdotto l’insegnamento di Storia dell’editoria, grazie alla disponibilità del professor Barberis, che ha deciso di strutturare il corso in maniera un po’ anomala, cioè incontrando direttamente vari rappresentanti di questo mondo. Lo scorso 26 febbraio ha avuto luogo il primo incontro di questo ciclo, che ha avuto come protagonista Carlo Feltrinelli.

La casa editrice Feltrinelli nasce nel secondo dopoguerra (1954) in un clima di milizia culturale, è la prima casa editrice dichiaratamente antifascista, – il suo fondatore, Giangiacomo Feltrinelli, era un attivista e un partigiano, che partecipò alla resistenza e fu tra i fondatori, negli anni di piombo, dei GAP (Gruppo d’Azione Partigiana). I primi obiettivi che la casa editrice si pose furono: il tentativo di far coesistere paesi con strutture economiche diverse – erano gli anni della guerra fredda – e di guardare con attenzione ai paesi del terzo mondo che si stavano decolonizzando, cosí da avvicinare l’Italia alla cultura del mondo. Il primo libro venne pubblicato nel 1955. Feltrinelli reinventò il genere tascabile, non solo nei  romanzi, ma introducendo anche la saggistica e la manualistica. Alla base di ciò vi era l’idea che il Fascismo aveva ucciso una cultura che andava ricostruita

Il primo grande Best Seller fu il Dottor Zivago di Pasternak  Giangiacomo_Feltrinelli_1,un libro che incrinò i rapporti tra Giangiacomo e il partito socialista italiano. Infatti il partito cercò di non far pubblicare il libro e a Feltrinelli venne chiesto di uscire dal PC. Ma per Giangiacomo la vita dell’editore era portata a guardare ad altro, ovvero smettere la cultura di altri paesi, di altri punti di vista, di altre esperienze per apportare novità nel proprio mondo. Dopo il successo di Dottor Zivago, la Feltrinelli divenne una casa editrice tra le più informate e internazionali, tanto che Feltrinelli si recò negli USA, incappando nella figura di Fidel Castro e cercando con lui una collaborazione editoriale che non ci fu mai.

Il secondo best seller fu Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il libro era stato rifiutato sia da Mondadori che da Enaudi.Fu un caso di pura fortuna,  infatti il libro uscì nel ’58 senza aspettative. Per un caso le copie furono mandate a Carlo Bo (eminente uomo di cultura e rettore universitario di Urbino), il quale fece una recensione del romanzo per il Corriere della Sera ed il libro, forse grazie alla recensione, ebbe molta fortuna. Ancora oggi se ne vendono 40.000-50.000 copie l’anno. I grandi classici, grandi best seller sono ancora un lavoro oggi – editoria di catalogo.
Accanto alla casa nel ’57 abbiamo l’apertura delle librerie, le prime a Pisa e Milano. Oggi le librerie sono pensate come piazze e luoghi di incontro, anche se comunque libraio ed editore rimangono due mestieri diversi.

Valentina Ribba